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Archive for the ‘Pittura’ Category


Bologna, dalle periferie al centro

Opere di Maurizio Tangerini

acura di Jacopo Cenacchi

Inaugurazione: 30novembre 2019, ore 17.00 30

novembre 2019 –11 gennaio

2020STUDIO CENACCHI

Via Santo Stefano 63, Bologna

Sabato 30 novembre 2019 alle 17.00  è stato inaugurato allo Studio Cenacchinel cuore di Bologna, la mostra “Bologna, dalle periferie al centro” con 25 recenti opere di Maurizio Tangerini. L’esposizione,a cura di Jacopo Cenacchi e che si avvale del testo critico del Prof.Vittorio Baglieri, proseguirà fino all’11 gennaio 2020.

La mostra, dedicata a Bologna, presenta lavori recenti (olie tecniche miste su tela, su carta applicata e su cartone)del noto pittore,bolognese d’adozione,Maurizio Tangerini.

Il tema delle città è molto caro all’autore,  fra tutte, quella che lo coinvolge empaticamente è sicuramente Bologna.

Anche se l’artista ne è un figlio adottivo in quanto proveniente da Cento, si può affermare che Bologna è la sua madre di elezione, alla quale continua a tributare la sua opera con appassionata dedizione.

Le sue rappresentazioni colgono un angolo, un portico in momenti di vita, con persone reali che vivono la loro esistenza con gesti naturali, senza alcuna affettazione, ma in una quotidianità nella quale ognuno si può riconoscere.

Basta un particolare, un lampione, un’insegna, un autobus per connotare immediatamente un luogo.

Tangerini è un artistache ha grande padronanza delle tecniche pittoriche: acrilico, olio, catrame, acquerello. I suoi lavori ad acquerello sono immediati, icastici: colgono le scene trascinandoci dentro ad esse.

Le scene urbane sono rappresentate nel loro divenire quotidiano con persone che calcano la scena come in un palcoscenico naturale.

Le periferie sono colte nella loro esistenza contemporanea:  certi di edifici abbandonati; visioni di asfalto marcate da una linea bianca continua che si perdono allo sguardo, senza persone e dove le macchine assenti riescono ad accendere visioni opposte perché ci si immagina di vederle sfrecciare in lunghe code.

Tangerini non esprime giudizi moralistici sulla desolazione delle periferie, ma spande un abbraccio artistico consolatorio, perché non si può amputare Bologna dalle sue periferie.

Ma proprio per questa presa di coscienza che si sostanzia nelle rappresentazioni della città e dei suoi sobborghi, ci giunge chiaro e forte un messaggio artistico intrinseco di amore filiale per Bologna, unito alla consapevolezza per l’alienante desolazione di pezzi di periferia.

BIOGRAFIA MAURIZIO TANGERINI

Maurizio Tangeriniè nato Cento in provincia di Ferrara nel 1958, vive e lavora a Casalecchio di Reno (Bologna).

La passione e l’attitudine per il disegno e la pittura nascono fin da ragazzo. Crescendo tra i professori e gli insegnanti al circolo del D.L.F. della città natale ha affinato le capacità e allacciato i contatti con l’ambiente artistico presente nella provincia.

Si è iscritto all’Accademia di Belle Arti di Bologna dove ha conseguito il diplomanella cattedra principale di pittura tenuta dal Prof. E.Contini discutendo una tesi con lo stesso professore e il docente di Storia dell’arte Prof. Walter Guadagnini su Lucian Freud, pittore e nipote di Sigmund Freud.

Il suo lavoro, pur articolandosi anche nella scultura e nell’incisione, si concentra sulla pittura, che declina su diversi supporti e con varie tecniche. Rappresenta vedute luminose e tonali, città e luoghi del contemporaneo; a questi lavori si affiancano impegnativi studi di figure di un realismo corposo, forme plastiche tinte di vitalità e vigore.

Luce e colore sono le sue espressioni più evidenti, strumenti per la ricerca di una dimensione mentale dove lo scopo principale è il raggiungimento di una dimensione e uno stato d’animo che lo scorrere frenetico del nostro quotidiano ci ha fatto trascurare.

Questi sono gli stimoli che rispecchiano un’indole ricercatrice e lavoratrice, sempre protesa verso una riscoperta del nuovo: ne sono infatti una testimonianza i suoi lavori, sempre molto diversi tra loro.

Ha esposto in varie città d’Italia in mostre personali e collettive. Lavora nello studio di Casalecchio e insegna in vari circoli culturali della città. Tiene corsi di disegno, anatomia e figura, acquarello e pittura ad olio.

STUDIO CENACCHI

La galleria d’arte Studio Cenacchi nasce nel 2016 dalla ricerca e passione di Jacopo Cenacchi per l’arte contemporanea.

Lo spazio espositivo, di 160 mq, si sviluppa su tre piani di Palazzo Ghiselli Vasselli, edificio del Cinquecento situato in Via Santo Stefano 63, nel centro di Bologna.La galleria ha proposto artisti che si esprimono con i più diversi medium.

Studio Cenacchi mantieneun rapporto diretto con gli artisti, ricercando scrupolosamente la qualità delle opere proposte.

Vengono rappresentati artisti storicizzati e contemporanei, italiani e di altre nazionalità.Forniamo un attento servizio di consulenza per l’acquisto di opere d’arteed effettuiamo sopralluoghi presso i domicili dei clienti, per realizzare progetti volti alla collocazione delle opere d’arte negli ambienti abitativi e di lavoro

.www.studiocenacchi.com

INFORMAZIONI UTILI

TITOLO: Bologna, dalle periferie al centro con 25 opere di Maurizio Tangerini, datate dal 2015 al 2019

A CURA DI: Jacopo Cenacchi

DOVE: Studio Cenacchi, Via Santo Stefano 63, Bologna

INAUGURAZIONE: 30novembre 2019, ore 17.00

DATE DI APERTURA: 30novembre 2019 –11gennaio 2020

ORARI: da martedì a sabato dalle 15.30 alle 19.00o

su appuntamento

EVENTI DURANTE LA MOSTRA: sabato 7 e sabato 14 dicembre dalle 16,30 alle 18,30 l’artista dipingerà dal vivo acquerelli per illustrare ai presenti questa tecnica pittorica

APERTURE STRAORDINARIE:domenica 15 e domenica 22 dicembre ore 16,00 –19,00

CHIUSURE STRAORDINARIE,

OLTRE AI GIORNI FESTIVI: martedì 24 e martedì 31 dicembre

CATALOGO REALIZZATO DA Jacopo Cenacchi

STAMPATO DA Nuova Grafica Imola

SPONSOR: Madera Engineerin

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Zu.Art giardino delle Arti, Vicolo Malgrado ,3/2 a Bologna

Invito

Da venerdì 30 novembre fino al 10 dicembre la mostra sarà visibile su appuntamento (340 9817558)

Grazie di cuore per la calorosa partecipazione all’evento

Sandra Senni

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Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

Giacomo Leopardi

Recanati : particolare, foto di Roberta Ricci

Lorenzo Lotto dialoga con Giacomo Leopardi 

“Solo

senza fidel  governo

et molto inquieto de la mente”

a cura di Vittorio Sgarbi

Dalla presentazione della mostra :

“Non è una singolare coincidenza che Lorenzo Lotto abbia lasciato alcuni dei suoi capolavori a Recanati, dove si tormentò e si espresse Giacomo Leopardi , manifestando uno spirito improvvisamente nuovo, aperto all’infinito della natura. A ripensarne le vicende umane e le singolari esperienze estetiche, è come se, per entrambi ci fosse un passaporto che va oltre il loro tempo . Lotto, è finalmente compreso nel Novecento, ma anche Leopardi sarà interpretato compiutamente soltanto in tempi recenti, con le moderne letture della” ginestra”, de “Il tramonto della luna” , delle poesie della piena maturità. Anche questo può essere uno stimolo: sentire assieme i due artisti, il pittore e i poeta, che tra l’altro, poteva vedere in casa un’opera di Lotto acquistata dal padre Monaldo .

Entrambi a Recanati, hanno lasciato il loro segreto.

Lorenzo Lotto nasce nel 1540 a Venezia , allievo di Giovanni Bellini e una storia di stima e lontananza con Tiziano, dopo essere andato a Roma al seguito di Raffaello, si recò anche nelle Marche . Nel suo registro delle note di pagamento l’ordine dei domenicani gli procurò committenze . Ritratto di un gentiluomo con lettera.

Ut pictura poesis diceva Caio Orazio Flacco, così come nella pittura è nella poesia, questo il senso della nostra che intreccia Lorenzo Lotto e Giacomo Leopardi a Recanati , un dialogo che riesce a mettere in relazione i due grandissimi il quadro di Lorenzo Lotto di un gentiluomo.

 

Lorenzo Lotto ” Annunciazione”
Questa annunciazione di Lotto è un po’ spiazzante, la Madonna sembra respingere sia pure morbidamente la chiamata, il gatto si spaventa e la leggera brezza di cui parlano le scritture si trasforma in vento che solleva i capelli dell’Arcangelo Gabriele.
A Villa Colloredo Mels a Recanati fino all’8 aprile. Rispondendo alla chiamata dei comuni delle Marche per continuare ad essere sostenuti dopo il terremoto.

Pollittico di San Domenico di Lorenzo Lotto a Recanati , la mostra ” Lorenzo Lotto dialoga con Giacomo Leopardi” Villa Colloredo Mels . Fino all’8 aprile.
San Pietro Martire e San Vito

La Vergine e il Bambino  con Papa Gregorio XII e Papa Urbano V

Recanati Polllittico di San Domenico di Lorenzo Lotto
Santa Caterina da Siena e San Sigismondo imperatore del Sacro Romano Impero

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Il molo e il ristorante Ittico, anni ”60, acquerello, (Musei Comunali,donazione Voltolini)

 

Luigi Pasquini    (1897-1977)

Un cronista del pennello

Rimini – Museo della Città ‘Luigi Tonini’ – Manica Lunga

21 dicembre 2017-17 febbraio 2018

inaugurazione, giovedì 21 dicembre ore 17,30

a cura di Annamaria Bernucci/catalogo edito da Minerva con introduzione di Pier Giorgio Pasini

e testi di Michela Cesarini, Umberto Giovannini, Oriana Maroni, Sergio Sermasi

info: 0541 793851

http://www.museicomunalirimini.it ingresso libero

con il sostegno di CARIM

Fu pittore, insegnante, giornalista e elzerivista, xilografo. Per quasi sessant’anni Luigi Pasquini fu la voce delle cose d’arte a Rimini e il vedutista che fermava con la sua pittura all’acquerello i luoghi pittoreschi della città storica e della marina.

Personaggio discusso, irruente, ingombrante quanto la sua statura che lo vide subito arruolato come granatiere durante la Grande Guerra, irretito in gioventù dalla corrente del Dinamismo futurista consumato in fretta nelle discussioni dei caffè riminesi e presto risolto nell’unica direzione possibile per lui cioè nella convenzionalità figurativa e retorica di una pittura lontano da ogni forma di ricerca, ma anche nella esaltazione delle tradizioni della Romagna, nella attenzione affettuosa e scrupolosa delle cose notabili, monumentali e urbane, di Rimini e dei borghi sempre nel suo mirino, del pennello o della sgorbia.

Pasquini restituisce in modo riconoscibile e immediato, senza formalismi, con un disincanto lieve e sentimentale il contesto della città e dei suoi dintorni, l’immota serenità campestre della Valmarecchia o del territorio sammarinese (dove visse e operò dal 1925 al 1932 abbracciando il suo primo incarico da insegnante). Sino a tutti gli anni ’70 continuerà a dipingere gli stessi soggetti, malgrado in quasi ogni parte della città storica e balneare si fosse rotto l’equilibrio degli originali rapporti spaziali, malgrado il sorpasso della modernità in ogni manifestazione.

 

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