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Archive for giugno 2016

La bella giornata estiva accompagna la presentazione al Lounge Vip Bar all’aeroporto Guglielmo Marconi delle eccellenze enogastronomiche emiliano romagnole. In un Gate nel quale ha sede la Trattoria La Vecchia Bologna della Famiglia Chiari sono esposte in degustazione per i fortunati ospiti una decina di eccellenze regionali. L’Emilia Romagna vanta 40 tra DOC, DOGC, DOP e IGP che rappresentano il 40% delle intere Denominazioni riconosciute al nostro paese: alle altre 19 regioni resta il 60% da spartire fra di loro….. L’introduzione di Gianluigi Veronesi direttore editoriale di Degusta precede gli interventi di Stefano Chiari AD di Vecchia Malga Famiglia Chiari, Livia Zanetti presidente APT Emilia Romagna, Paolo Bruni presidente CSO e di Enrico Postacchini presidente dell’aeroporto. L’importanza dell’hub felsineo e’ testimoniata dalla costante crescita dei passeggeri che arrivano e partono dall’impianto e chi vi transita trova a disposizione punti di vendita dei prodotti tipici e luoghi di ristoro. La Famiglia Chiari da anni propone nei suoi negozi le squisitezze regionali messe in degustazione. Abbiamo assaggiato Sua Maesta’ Il Nero Campione del Mondo dei Formaggi del Caseificio Santa Lucia di Rocca di Roffeno invecchiato udite udite 120 mesi: divino! Prosciutto di Parma DOP Ghirardi18 e 24 mesi tagliato con la coltellina per non scaldarlo e la Spalla Cotta di San Secondo, la preferita da Giuseppe Verdi che apri’ un salumificio per produrla con un amico e se la portava seco nelle tournee’ musicali e nei viaggi custodita in apposite borse. La Spalla Cotta ha origine solamente da suini di grande taglia. Siamo poi passati alla Mortadella di Bologna Alcisa ovviamente presentata nelle varie forme gigantina, ovalina, pallottina e in vescica e al Salame Rosa che viene prodotto ormai solo da tre salumifici. Gusti particolari come quelli del Pecorino Dolce del Caseificio Valsamoggia realizzato con latte ovino proveniente esclusivamente da sei allevamenti dell’Appennino Emiliano. Piadina artigiana Frescopiada romagnola impastata con lievito madre, Sale di Cervia, olio di oliva delle Colline di Rimini e farina di grano tenero 100%: si sente davvero la differenza con quelle industriali. E poi le Tigelle montanare Valsamoggia impastate e cotte in diretta che abbiamo farcito col Prosciutto di Parma DOP. Non poteva mancare l’Aceto Balsamico di Modena IGP: l’Acetaia D Ricordano ne ha proposti tre invecchiati 12, 25 e 40 anni con una bella mostra di una batteria di botti. Davvero una leccornia. Con tutte queste eccellenze in abbinamento per dissetarsi Nani Spumante di Chardonnay che ha fatto 150 giorni di autoclave e Lambrusco Maestri ambedue della Cantina Ceci. La Famiglia Chiari ha un ristorante, un bar, una pizzeria, un negozio e una gastronomia italiana con vini e prodotti selezionati al Guglielmo Marconi distribuiti tra i vari piani dello scalo. Ha la sua sede storica a Zola Predosa in Via Roma 55/A e a Bologna e’ presente con La Baita in Via Pescherie Vecchie 3/A e con la gastronomia in Via Mazzini 93. Una tradizione familiare di selezione di eccellenti prodotti tipici regionali che viene portata avanti da parecchi lustri.
Umberto Faedi

Aceto balsamicobresaola e vitello tonnatoBuffetcrescentineFormaggio neroil giornalista Spada intervista Enrico Postacchiniimbuti di Bresaolalasagnemacedonia torta di noci torta di risomortadella e parmigiano in crosta nera invecchiato dieci annimortadella in cubetti AlcisamortadellaMosk Piero e Vecchia Malgamousse di formaggiopiadine riccionesi della famiglia CeciSonia Balacchi e Roberta RicciSpada e Postacchinitartara in salsa di lambruscoVecchia MalgaVitello tonnato

http://www.bologna-airport.it/it/la-societa/sala-stampa/news/le-eccellenze-enogastronomiche-dell-emilia-romagna-prendono-il-volo.aspx?idC=61727&idO=895342&LN=it-IT

 

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Performance Musico Pittorica
“La morte della Costituzione Italiana”=

“The death of the Italian Constitution”

Dario Gambarin – Pittore Performer e Direttore Musicale

Ensemble “I Solisti di San Valentino”
Direttori Artistici: Giuseppe Donnici e Antonio Laganà

Organico:

Violini
Antonio Laganà
Davide Greco
Matteo Colombo
Gabriele Vincenzi

Viola
Giuseppe Donnici

Violoncelli
Igor Macrì

Massimo Masotti

Flauto
Luca Canattieri

Programma
A.Corelli – Concerto Grosso Op 6 n 1
A.Vivaldi – Concerto per Archi “Alla Rustica” RV 150
W.A.Mozart – Divertimento per archi K 136
W.A.Mozart – Dal Requiem K 626 Introitus e Kyrie

DARIO GAMBARIN ARTISTA PERFORMANCE ALLE STANZE

Dario Gambarin : Performance alle Stanze

DARIO GAMBARIN ARTISTA PERFORMANCE ALLE STANZE

Dario Gambarin : Performance alle Stanze

DARIO GAMBARIN ARTISTA PERFORMANCE ALLE STANZE

Dario Gambarin : Performance alle Stanze

DARIO GAMBARIN ARTISTA PERFORMANCE ALLE STANZE

Dario Gambarin : Performance alle Stanze

DARIO GAMBARIN ARTISTA PERFORMANCE ALLE STANZE

Dario Gambarin : Performance alle Stanze

DARIO GAMBARIN ARTISTA PERFORMANCE ALLE STANZE

Dario Gambarin : Performance alle Stanze

DARIO GAMBARIN ARTISTA PERFORMANCE ALLE STANZE

Dario Gambarin : Performance alle Stanze

DARIO GAMBARIN ARTISTA PERFORMANCE ALLE STANZE

Dario Gambarin : Performance alle Stanze

DARIO GAMBARIN ARTISTA PERFORMANCE ALLE STANZE

Dario Gambarin : Performance alle Stanze

DARIO GAMBARIN ARTISTA PERFORMANCE ALLE STANZE

Dario Gambarin : Performance alle Stanze

 

 

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Il dolce territorio collinare che circonda Prato era una zona di influenza etrusca. La citta’ e i suoi bellissimi dintorni possiedono un incredibile patrimonio ambientale, storico culturale ed enogastronomico purtroppo poco conosciuto. Il centro cittadino ha conservato le mura, il castello, il duomo e alcune chiese, palazzi come quello comunale ed altri veramente pregevoli. Vino, olio, pane, verdure, pasticceria, biscotti e piatti tipici possono soddisfare tutti i generi di palati. Eventi come EatPrato non possono che contribuire positivamente a far conoscere questa realta’ poco valorizzata. Adesso siamo al Ristorante Biagio Pignatta della Tenuta di Artimino per la lezione di cucina che la resident chef Michela Bottasso tiene per giornalisti e bloggers. Biagio Pignatta era il cuoco di Ferdinando de’ Medici che fece costruire la Villa che prende il suo nome e i partecipanti imparano ad impastare per realizzare pappardelle e strigoli. E’ il primo evento di EatPrato. Uova, farina, latte, tagliere, mattarello, unto di gomito e si procede. Poi quando gli allievi hanno terminato di fare la pasta la chef mostra come fare l’anatra alla Caterina de’ Medici. La realizzazione alla lampada e’ veramente suggestiva. Il ristorante si trova nell’ambito della Tenuta Artimino che comprende la cantina, l’hotel, gli appartamenti, il ristorante appunto, la paggeria dove risiedeva il personale di servizio e la Villa Medicea denominata La Ferdinanda fatta erigere dal Granduca Ferdinando I° de’ Medici nel 1596 che e’ patrimonio dell”UNESCO, detta la Villa dei Cento Camini. Il complesso sorge su una acropoli etrusca che porta ancora tracce di edifici di culto. Nei terreni collinari della tenuta sono presenti moltissimi ulivi dai quali viene ricavato un ottimo olio italiano extravergine. Sono 732 gli ettari complessivi dei quali 84 a vigneto. Canaiolo, Sangiovese, Malvasia, Cabernet Sauvignon, Trebbiano, San Colombano e Mammolo sono le varieta’ a dimora. Il vitigno Cabernet Sauvignon e’ stato portato in Italia da Caterina che aveva sposato Enrico II° di Valois re di Francia. Finita la lezione si pranza. Portano in tavola un Vin Ruspo Barco Reale di Carmignano Rosato DOC che rivela un bellissimo colore cipolla ed un ottimo temperamento con i suoi 13,5 dichiarati. Il nome viene dal muro che circondava la tenuta di caccia dei Medici. Viene abbinato con fiori di zucca ripieni di ricotta. Il Carmignano DOCG 2013 che dichiara 13,5 viene accostato ad una ribollita. Ecco gli strigoli conditi con le verdure dell’orto della tenuta e tagliatelle sempre alle verdure: io proseguo col Vin Ruspo. Arriva l’anatra di Caterina de’ Medici guarnita al Grand Marnier: molto gustosa. Assaggio il Carmignano 2013: potente e elegante combinazione di Sangiovese e Cabernet Sauvignon. Bel colore e bel carattere. Chiudono il pranzo Cantucci con Occhio di Pernice 2009 60% Sangiovese, poi Trebbiano e Malvasia che fa 5 anni in caratello: 2000 bottiglie solamente. Dopo la visita alla villa ci trasferiamo in centro a Prato presso il Palazzo Pretorio per la conferenza sul Carmignano. Il palazzo ospita un interessante museo con vestigia della grande civiltà’ etrusca. EatPrato prende spunto dall’anniversario dei trecento anni dall’editto sul Carmignano di Cosimo III° de’ Medici. Delimitava a 4 aree territoriali la messa a dimora e la coltivazione ed impediva ad altri di utilizzarne la dicitura. Molte Denominazioni e classificazioni anche importanti hanno molti meno anni di storia, alcune meno di sessanta anni . E’ questo il valore aggiunto, oltre il territorio, che fa grande un vino. Nel 1971 il consiglio comunale della cittadina di Carmignano delibera l’uscita dalla denominazione Chianti per lavorare sull’identità anziché fare squadra per vendere le bottiglie ed e’ la seconda data cruciale nella storia di questo vino. Nel territorio si trovano le condizioni migliori per l’altitudine che le piante di Sangiovese prediligono, oltre alle precipitazioni piu’ favorevoli. Pure il Cabernet Sauvignon trova ottima dimora in questi poderi. Prima di andare a cena in pochi fortunati saliamo sulla terrazza del palazzo comunale per fare un brindisi. Ci spostiamo al delizioso giardino sopraelevato Buonamici per la cena. Cominciamo la cena con bigne’ ripieni alla mousse di baccala’, poi gamberi su mattonella di burrata e granelli di pistacchio. Pane arabo allo zafferano con cipolla e crema di pecorino, cremoso di mortadella alla fragola e pistacchio, mezza sfoglia di Prato con mousse di pecorino 18 mesi a latte crudo e granelli di mandorla, crema di patate con polpo e salsa verde, sandwiches di sarde marinate al pomodoro e all’aceto e zucchine. A disposizione un banco di assaggio dei vini con le cantine del Carmignano per gli abbinamenti. Interessante una postazione con il Vermut di Prato che pare sia di antica tradizione. I dolci da assaggiare sono la Setteveli, la torta di Prato, le pesche e i gli immancabili Biscotti. Il secondo giorno siamo a fare colazione nella Pasticceria Mannori e il titolare Luca ci dice che l’attivita’ esiste da quattro generazioni. Il laboratorio si trova ad Agliana mentre annesso alla negozio c’e’ un reparto per le paste fresche, le brioches e i pasticcini. Luca Mannori ha vinto il titolo di Miglior Pasticcere del mondo con la Torta Setteveli e si e’ aggiudicato innumerevoli medaglie e riconoscimenti. Si e’ particolarmente specializzato nella confezione di mignon, monoporzioni e torte piccole. A piedi arriviamo al Biscottificio Mattei fondato nel 1856. La produzione fresca e’ affiancata dai prodotti destinati ad essere venduti fuori citta’. Elisabetta bisbis nipote del fondatore ci illustra il dolce repertorio. Vengono confezionati Biscotti di Prato, Filone ripieno di canditi e ciliege, Mantovana, Pan Biscotto, Savoiardi, Stiacciata, la cassata Dai Dai realizzata in simbiosi con una famosa gelateria di Castiglioncello, BruttiBoni, Pan di Ramerino e Pan Briosco. Ci spostiamo in Piazza del Comune per la lavorazione live della pasta madre e l’illustrazione del Pane di Prato che ci dà Marco Bardazzi che macina e produce farine nel suo mulino di Vaiano, uno dei due in attivita’ nel raggio di decine di chilometri. A pranzo ci rechiamo alla Trattoria Soldano in centro vicino al bellissimo duomo. Crescente e Spaccadenti fatti con le rimanenze del pane, una insalata con la trippa e poi gnocchi su filetto di triglia. Ci abbiniamo un Trebbiano Toscano. Per secondo piatto una ottima tagliata con rucola e Parmigiano Reggiano a scaglie contornata con una eccelsa cipolla brasata: e vai di Carmignano. Una deliziosa crema di panna cotta e uno zuccotto fiorentino chiudono il desinare abbinati ad un Vin Santo nel fiasco da mezzo litro con la paglia. Nel pomeriggio visito il Castello Federiciano, quello costruito piu’ a Nord durante il periodo imperiale conservato praticamente intatto: veranente molto suggestivo. Alle 17,30 nel giardino Buonamici si tiene un interessante laboratorio sulla Mortadella di Prato che contiene alchermes nell’impasto con il risultato di dare un colore spiccatamente rossastro al salume. Nel tardo pomeriggio va in onda la finale delle food bloggers. Le tre che hanno conquistato la finale si esibiscono in uno show cooking utilizzando solo prodotti alimentari del territorio. A seguire due cuochi pratesi preparano in diretta le ricette che hanno elaborato intervistati da Roberta Capanni. In contemporanea ci si puo’ dotare di bicchiere e assaggiare i vini della Denominazione Carmignano presso uno stand apposito. L’ultimo giorno vede in Piazza del Comune un cooking show con ricette preparate dai cuochi pratesi e una degustazione guidata al giardino Buonamici dedicata ai 300 anni del Vino Carmignano. E’ stato un bellissimo fine settimana che si e’ dipanato tra prodotti, territorio, citta’ e persone.
Umberto Faedi

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 Le foto sono di Umberto Faedi

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La performance di Dario Gambarin painting in action parte da un’introduzione che è l’intervento di Dario Gambarin, direttore d’orchestra che guida il gruppo Ensemble San Valentino, ouverture performance. Un atto d’accusa verso il cambiamento della Costituzione Italiana su cui si poggia la Repubblica Italiana.

The performance of Dario Gambarin painting in action part by an introduction which is the intervention of Dario Gambarin , conductor who leads the Ensemble Valentine , overture performance. An indictment of not the change the Italian Constitution .

La performance de la peinture Dario Gambarin en partie de l’action par une introduction qui est l’intervention de Dario Gambarin , directeur d’orchestre qui dirige l’Ensemble Valentine , la performance ouverture. Un acte d’accusation de la modification de la Constitution italienne , sur laquelle est edifiè la République italienne .

Die Performance von Dario Gambarin „painting in action“ beginnt mit einem Dario Gambarin als Dirigent des Ensembles San Valentino der gleichzeitig ein Gemaelde produziert. Eine Anklage gegen die Änderung der italienischen Verfassung, Grundlage der italienischen Republik.


La performance prosegue con la musica mentre il direttore d’orchestra / pittore Dario Gambarin dipinge staccandosi dal gruppo Ensemble usando la musica come ispirazione

 

Successivamente il gruppo si sposta dove il pittore Dario Gambarin ha messo una bara (presa a nolo) e ha diretto la musica dell’Ensemble San Valentino con la Costituzione Italiana sul leggio e diretto la musica con quella .Intanto l’opera in progress continuava a prendere forma

 

Successivamente il pittore Dario Gambarin ha continuato la sua performance mettendo nella bara di legno massiccio la Costituzione Italiana

 

I musicisti del gruppo Ensemble lo hanno seguito mettendo i loro strumenti musicali nella bara

bara performance Gambarin

 

 

 

finalissima Gambarin

 

Performance Musico Pittorica
“La morte della Costituzione Italiana”

Dario Gambarin – Pittore Performer e Direttore Musicale

Ensemble “I Solisti di San Valentino”
Direttori Artistici: Giuseppe Donnici e Antonio Laganà

Organico:

Violini
Antonio Laganà
Davide Greco
Matteo Colombo
Gabriele Vincenzi

Viola
Giuseppe Donnici

Violoncelli
Igor Macrì

Massimo Masotti

Flauto
Luca Canattieri

Programma
A.Corelli – Concerto Grosso Op 6 n 1
A.Vivaldi – Concerto per Archi “Alla Rustica” RV 150
W.A.Mozart – Divertimento per archi K 136
W.A.Mozart – Dal Requiem K 626 Introitus e Kyrie

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Siamo in Via Orefici a due passi da Piazza Maggiore al Fleur du Vin per degustare in anteprima l’ultima creazione Jacquart. E’ un grande piacere e un privilegio perché e’ davvero la prima uscita di questo nuovo Champagne ed e’ stata scelta Bologna grazie a Rinaldi Importatori e alla Maison di Reims. Patrick Spanti e Piero Valdiserra mi illustrano la nobile origine di questo vino. Deriva da uve scelte in una proporzione piu’ alta delle cuvee’ di uve bianche di Jacquart con un 40% di Chardonnay selezionato da Premier Cru e Grand Cru come dal classement francese. Un altro 40% sono uve di Pinot Noir con una quota proporzionalmente minore rispetto alle altre cuvee’ di Pinot Meunier o del mugnaio cosi’ denominato per lo strato di pruina bianca che sembra farina presente sulla buccia, abbiamo quindi un 20% scarso di Meunier e quindi questa cuvee’ e’ predisposta particolarmente per l’invecchiamento avendo una bassa percentuale dell’uva Meunier che e’ piu’ serbevole. In considerazione della selezione di Cru fatta in base alla loro alta qualita’ la Maison ha deciso di prolungare la sosta sui lieviti ottenendo questa cuvee’ che rispetto al Brut Mosaique normale ha due anni di sosta in piu’ sui lieviti. Anche i vini di riserva sono stati attentamente selezionati a seconda della loro provenienza. Il risultato e’ uno Champagne piu’ pieno e piu’ sontuoso senza perdere la freschezza dello Chardonnay che e’ una delle caratteristiche della Maison. Piu’ struttura e più mineralita’ basate sulla vendemmia 2010 con vini di riserva delle annate 2008 e 2009, il 2008 per il Pinot Nero e il 2009 per la Chardonnay.

Questa sera in degustazione abbiamo a disposizione il Rose’ multivintage annee’ pas declaree’ e il Blanc de Blancs Chardonnay in purezza 2009. In abbonamento Fabrizio Bortolini e il personale di Fleur du Vin hanno preparato ostriche di Bretagna calibro 3, salmone marinato, tre formaggi molto particolari: un Cone du Port Aubry, un Sales e un Camembert al Calvados della Penisola del Cotentin. Crescente bolognese, sfilatini con acciughe e pomodorini, Roquefort e noci su pane nero e pinzimonio completano il repertorio di goloserie da abbinare. Si apre la prima bottiglia e brindiamo insieme a Patrick Spanti Direttore Export Europa di Jacquart, Piero Valdiserra Direttore Marketing Rinaldi Importatori, Marcello De Vito Direttore Vendite Rinaldi e un selezionato pubblico di amici, clienti, giornalisti e gourmets. Il Brut Mosaique Signature si presenta nelle flutes con un bellissimo colore giallo dorato ma non troppo carico, perlage fine e molto persistente, note minerali spiccate e ottima freschezza e acidita’.  Il sabrage a sorpresa di alcune bottiglie intermezza la presentazione. Eccelso il Blanc de Blancs 2009 che ha un colore leggermente meno intenso del Signature, ottimo perlage con profumi decisi e buon gusto al palato sempre con giusto equilibrio di freschezza e acidita’. Il Rose’ multivintage denota un bel colore tra il ramato e la buccia di cipolla. Al naso rivela una grande finezza e sentori intensi e gradevoli. Il tempo passa e ci si puo’ sbizzarrire nel provare mariages tra gli Champagne con le squisitezze preparare da Fleur du Vin che commercializza le eccellenze della enogastronomia francese spaziando dai vini ai formaggi alle marmellate. Personalmente ho trovato gustosissimo l’abbinamento tra le ostriche e il Camembert al Calvados della Penisola del Cotentin. Una anteprima davvero unica ed e’ stato davvero un grande privilegio parteciparvi.
Umberto Faedi

Fleur du vin

gruppo

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brindisi

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Il lavoro che viene dedicato alla Croce rossa, al Museo Spallanzani, nel corso del festival della fotografia europea di Reggio Emilia, è del fotografo  Fabio Boni che guarda alle persone che ci aiutano nella vita e che passano  quasi inosservate con il loro volontariato e senso civico.

Per questo motivo, per dare risalto al grande lavoro sociale svolto, con questa mostra fotografica che mette in posa, non come atteggiare ma come sottolineare, in luogo di  modelli e modelle, i volontari della Croce Rossa , Fabio Boni dà risalto alla solidarietà e ci invita a guardare quelle persone che ci stanno vicino e che  ci aiutano con una nuova luce.

http://www.fotografiaeuropea.it/fe2016/mostra/fabio-boni/

Vicino a noi

 

Boni Fabio Boni Fabio Fabio_Boni Fabio_Boni_01 Fabio_Boni_02

 

Museo Spallanzani, alcuni interni

 

Musei spalanz museo spallanzani

 

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Al festival della fotografia europea di Reggio Emilia, al Museo Spallanzani un intervento del fotografo Paolo Gioli che instancabilmente sperimenta le sue tecniche fotografiche riepilogando la storia della fotografia e usandone i materiali , padroneggiandoli, nella loro estensione temporale.

E’ questa l’impressione finale di un fotografo che usa il foro stenopeico dietro al quale, come in questo caso, colloca un fotogramma che restituisce l’analisi del movimento una volta che viene sviluppato e stampato su carta. Si ritrova l’origine della fotografia di  Eugene Atget, le sue foto meravigliose d’epoca attraversate dai personaggi che sembrano fantasmi e che preludono il movimento nella fotografia.

L’ultima volta che ho ascoltato una conferenza con slides di Paolo Gioli è stata nell’ultima seggiola di un centro sociale. appuntamento che seguiva una  informazione di fortuna che ho avuto guardando per caso un volantino per strada, sempre ai limiti del lecito. Quella volta, disse Paolo Gioli ,che intendeva catturare gli infiniti movimenti dell’occhio e le sue contratture della messa a fuoco, rapide e interminabili come quella dello sfintere anale.

L’accento di queste immagini, abbandonato il primo impatto affascinante è sicuramente scientifico, una disamina precisa del movimento che diventa flusso ma che viene distaccato nella sua parcellizzazione e che ci aiuta a capire quando vediamo e come vediamo. Poi, sì, come dice Ferdinand De Saussure, il nostro è un viaggio alla fine della parola, e in Paolo Gioli, un viaggio alla fine dell’immagine, per ricapitolarla.

                                                    Roberta Ricci

 

http://www.fotografiaeuropea.it/fe2016/mostra/paolo-gioli/

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