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Archive for the ‘L'Arte declinata in’ Category

 

Verrà presentato in febbraio, in Sala Borsa il libro di Antonietta Laterza, libro che riassume la sua attività di cantautrice, e performer. Il libro di Antoniettà non è un vero e proprio libro, è un libro ma presenta contenuti multimediali, si può leggere  si può vedere in video,passando per i codici QR.

“I movimenti giovanili riflettono il ritmo della vita, gli avvenimenti, i mutamenti della società e tracciano la storia delle generazioni. La seconda metàdel ‘900 ha dato modo, a chi ha avuto la ventura di nascere e vivere in quella parte di secolo, di essere protagonisti e osservatori di una rivoluzione che ha coinvolto migliaia di persone, la protesta di classe e generazionale ha spesso utilizzato le parole e la forma della cultura per manifestarsi e diffondersi, generando linguaggi così universali da riconoscersi e manifestarsi in gruppi e movimenti ( Massimo Mezzetti in “Movimenti giovanili a Bologna negli anni ’80 e ’90” ed.Camera Chiara, fotografie di Luciano Nadalini)

Antonietta Laterza “…supera d’un balzo ogni ideologia e si cimenta con la musica elettronica in un contesto culturale a tutto campo: plastico, estetico e mediatico…L’immagine diventa parte integrante del suo messaggio : “capelli corti biondissimi,trucco psichedelico, smalto volutamente consumato, abiti di plastica dorati, luccicanti…Antonietta anticipa il periodo storico in cui vive e ne anticipa i futuri sviluppi. (cit. da “Antonietta Laterza : Sirena Cyborg.Catalogo” ed. Plus 20017)

E proprio alla deflagrazione della bomba del 2 agosto del 1980, il giorno della Strage della Stazione di Bologna, vicino alla stazione, dove abitava, Antonietta e la sua band Laser : con Ivano Bussoli al basso,Claudio Montroni alla batteria , sax e tastiera Roberto Manuzzi, alle chitarreGiampiero Varetti e Luca Testoni, provavano per la partecipazione , a settembre, del festival di Sanremo al “club Tenco” a cui parteciperà con il brano “Meglio il male”.

Nel 1981 assieme ad Antonella Babini, prima donna DJ italiana,in arte Antonia e Laroche, formano il gruppo “Plastico Amore” con Nico Genevese,Andrea Cesari,Piero Varetti, Sandro La Rocchia. Alle performances viene adottata la musica con batteria elettroica, sintetizzatore, chitarra elettrica, voci…

Successivamente Antonietta Laterza si sposa con l’argentino Nicolas Genovese, fotografo che collabora fattivamente alla sua attività della moglie, dice Antonietta che si contaminano due mondi musica e immagine.

Nel 1982 Antonietta Laterza fa una maratona televisiva con Siusy Blady e Patrizio Roversi per concorrere al Guiness alla diretta dei primati di permanenza , ed è l’esordio, si moltiplicano le apparizioni televisive il mondo della musica è attratto da questa cantautrice che fa spettacoli d’avanguardia e non solo strettamente musicali, a sostegno delle lotte femminili e femministe in corso.

Con Riso Rosa, rassegna di comicità femminile al BestialMarket, con Siusy Blady, Monica Mioli, Clelia Sedda, Antonietta Laterza,Silvia Testoni,Dodi Conti,Maddalena De Pamphiliis, Emanuela Grimalda, Maria Rossi, Lorenza Franzoni,Olga Wilma Durano.

Nel 1989 Antonietta Laterza idea un Manifesto per il musical Pelle di Sirena . La fotografia è di Patrizia Pulga.

Antonietta Laterza partecipa a programmi televisivi come invitata per parlare della sua condizione, Franco Piro e Lia Gheza Fabbri scriveranno,per le battaglie ccomuni che vedono Antonietta come attivista una canzone, Senza barriere .

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Della mostra che chiuderà oggi alla Fondazione  Gajani a Bologna in Via Castagnoli, 14 rimarrà una intervista ad Alessandro Gui : Il vento , le pietre una intervista al fotografo Alessandro Gui in cui spiega come, in anni in cui le scuole di fotografia non erano frequenti,  presenta il suo lavoro , un  trailer regia di Massimo Manini.

 

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Nasce da un sogno l’arte dei burattinai bolognesi che raccontavano la storia di Sganapino del dottor Balanzone ed altri personaggi caratteristici, che, anticamente, tutte le sere nelle piazze, tramandavano l’esperienza teatrale a bambini di tutte le età. Un’arte popolare , amata da tutti i bolognesi ,secondo il principio dell’arte che va vissuta e frequentata  ogni giorno, rappresentazione della cultura popolare  e che ha trovato in Wolfango un conoscitore ,  collezionista, un artigiano che realizzava i burattini  all’inizio con la fragile cartapesta poi con l’intarsio del legno, le forme di cartapesta si rompevano subito, dice la figlia ricordando che Wolfango vendette la collezione per trovare le risorse per potersene farne una più solida. Ha raggiunto la sala della conferenza stampa un Dottor Balanzone realizzato da Wolfango, con la mani che si aprono e chiudono ed una espressione mobile , dice Alighiera, il  ritratto dello zio Giorgio.

Ai suoi figli Alighiera e Davide Wolfango per le occasioni  regalava i burattini, li rendeva così protagonisti di storie antiche, Cesare e Cleopatra , la passione per i classici. L’ostinazione del grande bolognese che ci ha appena lasciati era di potere realizzare l’Amleto con i burattini,  anche il Barbiere di Siviglia. E Riccardo l’ha preso in parola il 2 settembre alle 21 appuntamento al Cortile d’onore di Palazzo D’Accursio ci sarà la prima di Amleto, recitato dai burattini.

Riccardino (come Wolfango lo chiamava) e Milena Pazzaglia grazie ad Alighiera (curatrice e figlia di Wolfango), e al figlio Davide , come padrino Stefano “Vito” Bicocchi  ,che ha dato anche il suo suppporto per Topo Gigio , hanno organizzato i burattini di Bologna estate a Palazzo D’Accursio in nome di Wolfango. Anche Carla Astolfi era una burattinaia che prestava la voce a Isabella, per la compagnia di Febo Vignoli per rimarcare la tradizione bolognese dei burattini. Quando , negli anni ’80 Riccardo Pazzaglia va con la sua insegnante e i compagni di scuola alla mostra della chiesa sconsacrata di Santa Lucia, e i compagni di scuola riferiscono a Wolfango della passione di Riccardo si forma un’amicizia spontanea, che troverà sempre Riccardo Riccardino, che frequenterà la celebre scuola del Maestro Nino Presini.

E grazie a Bologna che ha messo i burattini nel suo City brand . Insieme alle torri e ai tortellini.

Ecco il programma :

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Ha avuto luogo nei giorni scorsi l’inaugurazione della rassegna “Arte chiama Arte” , uno show room di tessuti e parati da Ridò, in Via Caldarese 1/2 che consente ad alcuni artist* selezionati di condividere un allestimento delle loro opere in sintonia con lo spazio a disposizione, Laura Fantini, artista bolognese (San Lazzaro di Savena) che vive anche a Manhattan e Nadia Fantini, architetto che fotografa alla ricerca di fiori in tutto il mondo per elaborarne una interpretazione negli arredi o nel design. E’ intervenuto il dott. Marco Macciantelli (già Sindaco di San Lazzaro di Savena il Comune dove risiede Laura Fantini).

 

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Due anniversari nel 2017  per il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna e per l’edificio che lo ospita, il Forno del pane: il 5 maggio di 10 anni fa apriva i battenti la nuova sede dedicata agli sviluppi più recenti dei linguaggi artistici, che raccoglieva l’eredità della Galleria d’Arte Moderna di Bologna.

Un secolo fa, nel 1917, entrava in funzione il forno cittadino voluto dal sindaco Francesco Zanardi per far fronte alle difficoltà di approvvigionamento dei cittadini bolognesi nel corso della prima guerra mondiale.Per celebrare questi eventi, venerdì 5 maggio e sabato 6 maggio 2017 il museo si apre alla cittadinanza con due giornate di festa sul tema che guidò l’attività politica di Zanardi: “Pane e Alfabeto”.

Il prof. Eugenio Riccomini ha tenuto una conferenza sul pane raffigurato nell’arte : il Pane dipinto , iniziando dalla raffigurazione del pane degli antichi egizi.

Le foto in alto  ritraggono il prof. Eugenio Riccomini in occasione della presentazione  del  volume : Scritti per Eugenio. 27 testi per Eugenio Riccòmini che il figlio Marco ha curato e gli ha dedicato. Nel volume (pubblicato con il patrocinio del Comune di Bologna ed il sostegno della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna) 27 saggi sull’arte antica e moderna, molti dedicati a Bologna e all’Emilia, scritti da storici dell’arte, appartenenti a diverse generazioni, alcuni dei quali amici personali di Riccòmini.

Al centro della foto il prof. Eugenio Riccomini, a sinistra la sua assistente Lorenza , il figlio Marco dietro lui e Alighiera Peretti Poggi, curatrice e figlia di Wolfango .(foto di Roberta Ricci)

 

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INCONTRI IN BIBLIOTECA 2017
La rassegna promuove presentazioni di mostre, libri e cataloghi di recente pubblicazione, conversazioni con artisti e critici. Gli incontri sono ospitati nella Biblioteca Zeri e sono pensati come occasioni di confronto tra autori, curatori, studiosi su temi legati alla storia dell’arte, ai musei, alla conservazione, alla fotografia.
giovedì 4 maggio, ore 17.30

presentazione del libro
Architectura Picta
a cura di Sabine Frommel e Gerhard Wolf
Interventi di Matteo Ceriana e Serena Romano

La rassegna promuove presentazioni di mostre, libri e cataloghi di recente pubblicazione, conversazioni con artisti e critici. Gli incontri sono ospitati nella Biblioteca Zeri e sono pensati come occasioni di confronto tra autori, curatori, studiosi su temi legati alla storia dell’arte, ai musei, alla conservazione, alla fotografia.

giovedì 4 maggio, ore 17.30

presentazione del libro
Architectura Picta
a cura di Sabine Frommel e Gerhard Wolf
Interventi di Matteo Ceriana e Serena Romano

http://www.fondazionezeri.unibo.it/it

 

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Jana Molza da tempo segue alcuni progetti , che le sono familiari, infatti,  ha ricevuto in eredità nelle carte d’archivio da lei recuperate novelle e storie di un antenato , favole che ha trascritto e messo in pagine ornate da lei stessa, facendo un lavoro certosino di grafica e scrittura. La vita di Jana Molza è una enciclopedia di racconti, di creatività, di bambole che cuce a mano con piccoli punti. La sua cucina è creativa tutto ciò che fa è impastato da mani piccole e sapienti. La sua pittura è stata premiata ripetutamente e lei novantenne, continua a raccontare quel tempo che scorre accanto a noi e di cui lei continua a racocntare il flusso.

Abbiamo visto come il percorso della Via Emilia sia ricco di contributi, di naivetè, di poesia , Pietro Ghizzardi vinse il premio Campiello nel 1977 “Mi richordo anchora ” un nuovo Folengo , in questo percorso a suo modo Jana Molza dà la sua impronta con i suoi quadri, l’operosità instancabile che mette in forma il tempo.

 

nella terzultima foto  la contessa Molza spiega che suo padre , ingegnere, aveva inventato un contenitore per i dischi, prima del 1930.

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