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Archive for the ‘Arte e Cultura’ Category

Sabato 19 maggio alle ore 17 il Museo della Città “Luigi Tonini” (via L. Tonini, 1 – Rimini) ospita la conferenza di Fabio Severi su”Montefeltro e Malatesta. Due grandi dinastie”.

L’appuntamento rientra nel  ciclo di incontri “Nel Sigillo di Sigismondo”, dedicato alla grande figura di Sigismondo Pandolfo Malatesta(1417 – 1468), all’interno delle Celebrazioni malatestiane nel sesto centenario della nascita e cinquecentocinquatensimo della morte.

Fabio Severi presenterà il frutto di oltre due anni di ricerche, studi e confronti: un racconto che vedrà come protagonisti i componenti delle due Dinastie – Montefeltro e Malatesta – che per secoli hanno caratterizzato la storia della Romagna e non solo: Ulderico, Buonconte, Guido, Nolfo, Federico…e poi Malatesta da Verucchio, Pandolfo, Galeotto, Sigismondo, Novello, e ancora Francesco Sforza, Filippo Maria Visconti, Alfonso d’Aragona, Papi, Imperatori.

Il periodo storico è soprattutto quello del nostro grande Rinascimento e le vicende riguardano fatti di notevole importanza come, ad esempio, gli scontri tra guelfi e ghibellini, il Papato e l’Impero, il Concilio di Costanza, le belligeranze fra le varie Signorie, la Pace di Lodi, il Congresso di Mantova, la minaccia Ottomana.

Fabio Severi è nato a Rimini nel 1943 e dal 1953 ha vissuto a Milano. Docente di Tecnologia grafica presso un Istituto Tecnico Industriale per Arti Grafiche e il Centro Sperimentale Italiano di Giornalismo, Fabio Severi ha scritto e pubblicato numerosi studi e articoli su riviste specializzate del settore grafico (Annunciatore poligrafico, Rassegna grafica, Poligrafico italiano, ecc.) e collaborato con case editrici quali De Agostini, Fabbri, Rizzoli, Mondadori, AFHA. Più volte Commissario Governativo agli Esami di Maturità Tecnica Industriale. Nel 1980 e 81 ha fatto parte del “Progetto 11” del Ministero degli Affari Esteri, nel quadro della collaborazione tra Italia e Brasile, supportando gli insegnanti dell’Istituto SENAI di arti grafiche, prima a Milano e poi a Rio de Janeiro. Ha partecipato a gruppi di studio e commissioni a livello regionale (Regione Lombardia) e nazionale (ENIPG) riguardanti l’istruzione e i programmi didattici nel settore professionale grafico. Dal 1998 al 2001 ha fatto parte del progetto europeo Projet Leonardo a Tours, Madrid, Milano e Krefeld. Ha svolto consulenze ed è stato CTU per i Tribunali di Milano e di Bergamo. Conclusa l’attività didattica, nel 2013 è tornato nella sua Romagna e vive a Riccione ove si dedica allo studio, alla ricerca storica, alla fotografia, alla stesura di articoli di vario genere per riviste periodiche e quotidiani e alla presentazione di argomenti storici riguardanti i Malatesta e i Montefeltro. Nel 2017 è diventato accademico della Rubiconia Accademia dei Filopatridi di Savignano.

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Il ciclo di conferenze “Nel Sigillo di Sigismondo” proseguirà fino al 29 settembre 2018: dopo Fabio Severi la Sala del Giudizio del Museo della Città vedrà avvicendarsi studiosi e ricercatori come Luca Cesari e Piero Lucchi, sabato 2 giugno Ezra Pound e i Malatesta,Gabriello Milantoni, sabato 29 settembre A Oriente dei Malatesta.

Tutti gli incontri si terranno con inizio alle ore 17 nella sala del Giudizio del Museo della Città (via Tonini 1 – RIMINI)

La partecipazione è libera e gratuita

Info 0541 793851
http://www.museicomunalirimini.it/agenda/pagina1037.html

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Fino al 31 maggio al Golem, in Piazza san Francesco, 4 a Bologna  è possibile visitare la mostra di Stefano Lotumolo si racconta in un viaggio . La mostra è curata da Massimo Amadesi .

Ingresso libero.

 

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Giovedì 3 maggio ore 17.30

Francesco Frangi
presenta il volume

Il mestiere del conoscitore : Roberto Longhi

Saranno presenti i curatori
Anna Maria Ambrosini Massari, Andrea Bacchi, Daniele Benati, Aldo Galli

Pubblicato con il contributo
dell’Associazione Antiquari d’Italia

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Fondazione Federico Zeri
piazzetta Giorgio Morandi 2
40125 Bologna
fondazionezeri.info@unibo.it
www.fondazionezeri.unibo.it

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Inaugurazione: 27 aprile 2018, ore 18
Periodo mostra: 28 aprile – 22 luglio 2018

Galleria Civica di Modena
Sale superiori, Palazzo Santa Margherita
Corso Canalgrande 103, Modena

Inaugura venerdì 27 aprile 2018 alle ore 18 alla Galleria Civica di Modena la mostra A cosa serve l’utopia, a cura di Chiara Dall’Olio e Daniele De Luigi, prodotta da FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE nell’ambito del festival Fotografia Europea dedicato quest’anno al tema “RIVOLUZIONI. Ribellioni, cambiamenti, utopie.”

Il titolo della mostra è tratto dal paragrafo “Finestra sull’utopia” del volume Parole in cammino di Eduardo Galeano (1940-2015). Lo scrittore uruguaiano descrive l’utopia come un orizzonte mai raggiungibile, che si allontana da noi di tanti passi quanti ne facciamo. Chiedendosi “a cosa serve l’utopia”, si risponde “a camminare”.

Coniato nel Cinquecento da Thomas More, il termine utopia è passato progressivamente nel corso dei secoli a indicare non solo un luogo astratto o irraggiungibile, ma anche un progetto di società possibile, in cui perseguire obiettivi concreti come l’uguaglianza sociale, i diritti universali, la pace mondiale. Le rivoluzioni del Novecento ne hanno delineato una duplice natura: da una parte sogno concreto, speranza nel cambiamento, fiducia nel futuro; dall’altra capovolgimento in distopia, un modello di società che reprime le libertà dell’uomo e lascia un’amara disillusione verso gli ideali infranti o traditi.

La mostra esplora la tensione tra queste due dimensioni attraverso una selezione di fotografie e video di artisti e fotografi italiani e internazionali, provenienti dai patrimoni collezionistici gestiti da FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE e appartenenti alla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e al Comune di Modena/Galleria Civica, nello specifico la Raccolta della Fotografia avviata nel 1991 con la donazione della raccolta dell’artista e fotografo modenese Franco Fontana.

Le opere delle collezioni modenesi sono poste in dialogo con una serie di immagini scelte dagli archivi della Magnum, la prestigiosa agenzia fondata a New York e Parigi nel 1947 da Henri Cartier-Bresson, Robert Capa, George Rodger e David Chim Seymour. Le fotografie Magnum, stampate su grande formato, ritraggono attraverso l’occhio di celebri fotoreporter come Abbas, Bruno Barbey, Ian Berry e Alex Majoli, momenti culminanti di rivolta divenuti iconici nell’immaginario collettivo come il Sessantotto a Parigi e Tokyo, la caduta del Muro di Berlino nel 1989, oppure il movimento per i diritti civili negli Stati Uniti negli anni Sessanta fino alla Primavera araba.

A cosa serve l’utopia istituisce una duplice dialettica: quella tra la ciclica alternanza di costruzione e frantumazione di un ideale, ma anche un dialogo serrato tra immagini create per differenti scopi — le une usate per raccontare a caldo sui media l’attualità politica, le altre per riflettere a freddo su fallimenti e cambiamenti, eredità e prospettive — che dà vita a un confronto tra pratiche fotografiche apparentemente contrastanti eppure profondamente connesse.

Il percorso espositivo inizia con uno scatto emblematico del 1968 in cui studenti parigini, fotografati da Bruno Barbey si passano di mano in mano dei sampietrini. Segue Omaggio ad Artaud di Franco Vaccari che celebra il potere dell’invenzione linguistica di far immaginare ciò che non esiste, e prosegue con alcune immagini evocative dell’utopia comunista: dopo la gigantografia di Lenin fotografata da Mario De Biasi a Leningrado (1972), appare l’immagine creata dal rumeno Josif Király di alcuni ragazzi che nel 2006 passano il tempo libero seduti su una statua abbattuta del leader sovietico. Piazza San Venceslao a Praga nel 1968, fotografata da Ian Berry e gremita di giovani che si ribellavano all’occupazione russa, fa da contraltare alle opere che mostrano la sorte beffarda che subiscono talvolta le icone delle rivoluzioni: è il caso della serie Animal Farm (2007) della ceca Swetlana Heger, che mostra sculture di animali presenti nei parchi di Berlino le quali, secondo le informazioni raccolte dall’artista, sarebbero state realizzate con il bronzo della monumentale statua di Stalin rimossa nel 1961 dalla Karl-Marx-Allee; oppure di Sale of Dictatorship (1997-2000) dello slavo Mladen Stilnović, in cui i ritratti di Tito passano dalle vetrine dei negozi alle bancarelle dei mercatini di memorabilia.

Il percorso prosegue con alcune immagini riferite al Medioriente e ai suoi conflitti mai sanati: da quello iraniano con la rivoluzione khomeinista, testimoniata da uno scatto di Abbas nel 1978 e la rilettura fatta di quegli eventi in Rock, Paper, Scissors (2009) da Jinoos Taghizadeh — che marca l’enorme distanza che separa speranze di cambiamento e realtà — al conflitto israelo-palestinese, evocato dalle torri militari di avvistamento presenti in Cisgiordania che Taysir Batniji ha chiesto di documentare clandestinamente a un fotografo palestinese (2008), fino alle lettere che un detenuto libanese, imprigionato durante l’occupazione israeliana nel Libano meridionale, ha inviato dal carcere ai suoi cari e che Akram Zaatari ha fotografato nel lavoro Books of letters from family and friends (2007). Completa questo gruppo di opere uno scatto di Charles Steele-Perkins che racconta proprio quei disordini del 1982.

La difesa della memoria storica intesa non solo come un omaggio alle vittime delle ingiustizie passate, ma anche come un atto di resistenza contro quelle future, è presente nella ricerca condotta in Cile da Patrick Zachmann sui luoghi teatro dei crimini del regime di Pinochet. Una serie di ritratti (tra gli altri di Francesco Jodice, Luis Poirot, Melina Mulas) incarnano altrettante e diverse forme di resistenza attive e passive, che si oppongono tanto a brutali repressioni quanto a forme di segregazione o controllo sociale in Tibet come in Giappone o in Tunisia. Due fotografie del 1963 di Leonard Freed rappresentano il sogno di uguaglianza del Movimento per i diritti civili in America. Il breve video dell’artista di origini peruviane Ishmael Randall Weeks rende onore, con una poetica metafora, a chi lotta per non cadere. Le opere di Filippo Minelli e del collettivo Zelle Asphaltkultur, pur frutto di azioni artistiche assai differenti (l’innesco di fumogeni colorati in contesti naturali idilliaci il primo, la realizzazione illegale di grafiche di esplosioni su vagoni ferroviari il secondo), sfruttano l’immaginario comune legato ai disordini e alla violenza per riflettere sul senso che esso assume nel mondo contemporaneo. La mostra si chiude con una delle utopie oggi più diffuse, quella pacifista, che proietta sull’intera comunità umana il sogno dell’assenza di conflitto e di una fratellanza universale. Il video di Yael Bartana A Declaration (2006) in cui un uomo a bordo di un’imbarcazione approda su uno scoglio dove campeggia una bandiera israeliana e la sostituisce con un albero di ulivo, sembra indicarci ciò che è necessario per perseguire questo ideale: visionarietà, coraggio, simboli condivisi, poesia.

Galleria Civica di Modena e Fondazione Fotografia Modena fanno parte – insieme a Museo della Figurina – di FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE, istituzione diretta da Diana Baldon e dedicata alla presentazione e alla promozione dell’arte e delle culture visive contemporanee.

Con opere di: Abbas, Bruno Barbey, Yael Bartana, Taysir Batniji, Ian Berry, Fabio Boni, Mario De Biasi, Leonard Freed, Paula Haro Poniatowska, Swetlana Heger, Alejandro Hoppe, Jorge Ianiszewski, Francesco Jodice, Iosif Király, Alex Majoli, Filippo Minelli, Daido Moriyama, Melina Mulas, Oscar Navarro, Ulises Nilo, Luis Poirot, Mark Power, Ishmael Randall Weeks, Aldo Soligno, Chris Steele-Perkins, Mladen Stilinović, Jinoos Taghizadeh, Franco Vaccari, Pedro Valtierra, Akram Zaatari, Patrick Zachmann, Zelle Asphaltkultur.

biglietti

intero 6 €

ridotto 4 €
– per gruppi di almeno 10 persone con prenotazione, studenti certificati dai 18 ai 26 anni, guide turistiche con tesserino in corso di validità, abbonati Trenitalia (abbonamento regionale Emilia Romagna annuale, mensile, settimanale), soci Coop Alleanza 3.0, iscritti FAI, soci Touring Club Italiano con accompagnatore, abbonati stagione teatrale del Teatro Comunale di Modena ed Emilia Romagna Teatro, possessori youngERcard
– a fronte della presentazione del biglietto di ingresso a Fotografia Europea

Con il biglietto di ingresso alla mostra A cosa serve l’utopia si potrà usufruire di una riduzione del biglietto di ingresso a Fotografia Europea, da 15 € a 12 €

gratuito
under 18 e over 65, disabili con accompagnatore, scuole: classi di ogni ordine e grado accreditati e accompagnati dal rispettivo docente, studenti certificati della scuola di alta formazione di Fondazione Fotografia, giornalisti accreditati o con tesserino in corso di validità, tesserati AMACI, tesserati ICOM, il primo accompagnatore di un bambino sotto i 10 anni

ingresso libero
ogni prima domenica del mese (iniziativa Mibact #domenicalmuseo)
19 maggio in occasione della Notte Europea dei Musei (ore 19-24)

servizi educativi

visite guidate
durante l’orario di mostra rientrano nel costo del biglietto (cumulativo o singolo) valido per accedere alla mostra e non prevedono costi aggiuntivi

laboratori didattici
per bambini fino ai 10 anni (con un accompagnatore adulto) sono gratuiti. I laboratori per le scuole, svolti anche fuori dall’orario di mostra, sono gratuiti

eventi collaterali
rientrano nel costo del biglietto (cumulativo o singolo) valido per accedere alla mostra
Immagine in home: Mladen Stilinović, Sale of Dictatorship, 1977-2000, Stampa a getto d’inchiostro, 18 x 28 cm © l’artista. Courtesy Fondazione Cassa di Risparmio di Modena

Tipo di evento
Mostra
Periodo
28/04/2018 al
22/07/2018
Sede
Palazzo Santa Margherita
Inaugurazione
27 aprile 2018, ore 18
A cura di
Chiara Dall’Olio e Daniele De Luigi
Organizzazione e produzione
Fondazione Modena Arti Visive-Galleria Civica di Modena in collaborazione con Fotografia Europea, Magnum Photos e Contrasto
Orari
Mercoledì-venerdì, 10.30-13 / 16-19
Sabato, domenica e festivi, 10.30-19
Ingresso

Informazioni
tel. +39 059 2032911/2032940 – fax +39 059 2032932
http://www.galleriacivicadimodena.it
Ufficio Stampa
Irene Guzman
T. +39 349 1250956
Email i.guzman@fmav.org

https://www.comune.modena.it/galleria 

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Si è svolta, nei giorni scorsi, presso la provincia, in Via Zamboni, 13 una conferenza della prof.ssa Irene Graziani su Donne artiste in Europa nell’Età dei Lumi. Le conferenze sono organizzate da Vera Fortunati .

In particolare si è parlato di  Angela Teresa Muratori .Figlia di Roberto e di Cecilia Fungarini, nacque a Bologna il 17 ottobre 1661 nella parrocchia di S. Tommaso del Mercato (Registri battesimali della cattedrale); erronea la tradizione, sorta a metà Settecento (Orlandi – Guarienti, 1753), che posticipa l’anno di nascita al 1662.

Originaria di Budrio, la famiglia paterna vantava un’alta genealogia, e nei tre secoli precedenti si era distinta in ruoli governativi, amministrativi e accademici (Golinelli, 1720). Il padre era lettore di filosofia e medicina nell’Università felsinea, membro «del magistrato de’ tribuni della plebe, cioè de’ gonfalonieri del popolo della città di Bologna nell’anno 1678» e «medico della maggior parte de’ nobili e de’ monisteri di quella città»

Anna Morandi  Manzolini : figlia di Carlo Morandi e Rosa Giovannini, studiò disegno e scultura a Bologna presso i pittori Giuseppe Pedretti e Francesco Monti  dove conobbe Giovanni Manzolini , professore di anatomia, che sposò nel 1740. La Morandi ebbe presto l’occasione di dimostrare le sue capacità di anatomista quando il marito si ammalò di depressione aiutandolo concretamente nella dissezione dei cadaveri.

Divenne così esperta nella riproduzione in cera di parti anatomiche fino allora sconosciute. Inoltre, quando suo marito si ammalò di tubercolosi la Morandi ricevette un permesso speciale per insegnare in sua vece.

Dopo la morte del marito (1755), fu nominata dal Senato bolognese modellatrice in cera presso la cattedra di anatomia dell’Università.

La prof.ssa Graziani ha parlato di Maria Anna Catharina Angelika Kauffmann Pittrice svizzera, specializzata nella ritrattistica e nei soggetti storici,, nasce a Coira (Svizzera) il 30 ottobre 1741, ma vive a Schwarzenberg in Vorarlberg/Austria, città natale del padre.

Figlia di Joseph Johann Kauffmann, pittore mediocre, e di Cleofea Luz, levatrice, appassionata di letteratura e di musica, già all’età di nove anni si mostra padrona del disegno e in grado di maneggiare i pennelli con sapiente naturalezza. Accortosi del talento della figlia, il padre diventa il suo maestro, con il quale Angelika comincia a fare una serie di viaggi a Morbegno, Como e Milano, a seconda delle committenze ricevute. Angelika nutre anche la passione  per altre arti come la musica e il canto e, pur essendo attirata dalla carriera di cantante, alla fine preferisce seguire le orme paterne, ricevendo richieste di ritratti già entro il il 1750. Nel 1757, dopo la morte della madre, insieme al padre ritorna a Schwarzenberg dove, nella chiesa parrocchiale, dipinge i dodici apostoli. Più tardi, Angelika, per approfondire la sua formazione artistica, si reca, seguita dal padre, a Milano, Parma, Firenze, Roma e Napoli, dove dimostra il suo talento, copiando  le opere di maestri.

Lo stile di Angelika Kauffmann che si vestiva con tessuti di mussola impalpabile e non con severi bustini e abiti rigidi d’epoca, introdussero un suo stile  che precorreva il moderno, il senso del viaggio, il Grand Tour , della femminilità i tempi di conciliazione per l’accudimento dei figli. A  Bologna e aderì all’Accademia Clementina.

https://nik27536.wordpress.com/2011/09/04/le-donne-nellarte-angelika-kauffmann/

 

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V A N N I  S P A Z Z O L I

A s t r a z i o n i

a cura di Eleonora Frattarolo

 

opening sabato 14 aprile 2018 ore 18

L’ A R I E T E artecontemporanea | via D’Azeglio 42 Bologna

Dal 14 04 al 14 06 2018   |   Info 348 9870574

orario  lun gio ven sab 16|19 mar mer 16|18

 

La mostra inaugurata il 14 Aprile del 2018 nell’Ariete artecontemporanea mette in campo alcuni quadri che fanno parte della più recente produzione di Vanni Spazzoli, umili sontuosi fogli di carta da imballaggio accostati e intelati, ricoperti da tempere ad acqua per intonaci, su cui l’Artista dispiega partiture di moltitudini di segni che si propagano nello spazio, orchestrati in un armonico sistema di relazioni. Possono essere definiti sintagmi di un conchiuso alfabeto pittorico, tuttavia, questi schieramenti di segni sono soprattutto forti dell’armatura del disegno, con cui sono nati, e cresciuti, e compiuti, se è anche vero che il senso della vita di una linea si mostra nel “come” finisce. Traiettorie di punti minimi eppure dotati di forma e volume; tratti, come frequenze sonore; griglie di linee; piccole ellissi incerte rimpolpate dai toni del nero, del bianco, del rosso; campiture amaranto e color di ciliegia; decori tremuli e arcaici; cuori di carminio scerpato, come frammenti di ideogrammi, e poi notti di luna, e veli di nubi nell’ infinitudine oscura. Ecco la carta che beve una tempera divenuta acquerello, ecco la tecnica antica di fogli di carta incollata e dipinta che diventa nelle mani di Spazzoli nostra contemporanea: tra Keith Haring e Basquiat, tra Twombly e Melotti: apparizioni fragili, talvolta appena percepibili, sospese nella nebbia sapiente di velature e cromie messe in scena con somma sprezzatura, come se tutto sia elementare e facile a farsi. Data questa iconografia, si penserà che le Astrazioni di Spazzoli siano radicalmente altro dalle sue opere precedenti, ma non credo sia vero, se, come scrive Deleuze in Marcel Proust e i segni, “il tema di un’opera non è il soggetto trattato in essa ma gli archetipi involontari da cui non solo le parole ma anche i colori e i suoni prendono senso e vita”. Prima infatti c’erano “i magazzini dei ricordi” che affioravano sulle carte muniti di parole e immagini infantili e feroci, ostiche e oppositive: corvi, lupi, ragazze cattive dagli occhi di bistro, facce assai brut, frecce di sangue che indicavano il nulla, aeroplani da quaderno a quadretti, in cieli di piombo illuminati al magnesio. E anche, con frequenza, piccoli cerchi, punti iridati, campiture sontuose, ornamenti: gli stessi selezionati in famiglie di segni e rielaborati da Spazzoli per farne soggetto principale di queste opere oggi in mostra, di queste Astrazioni, opere aperte ad uno spazio d’indagine vibrante di una risonanza intima, scandita dall’andamento delle proprie modificazioni interiori. Da circa quattro anni appaiono in verità nelle opere di Spazzoli rappresentazioni non più sceverate per mezzo di griglie di relazioni culturali, bensì decantate, raggiungimenti di una sintesi sapienziale che nella ripetizione e nella differenza dispiegano trame semplici, originarie, in uno spazio e un tempo che non hanno più carattere “pubblico”, e cioè di entità assolute, riconoscibili da tutti e a tutte le latitudini, bensì in uno spazio-tempo “privato”, “relativo”, in cui l’Artista guarda allo stesso argomento con tagli prospettici continuamente differenti, in sintonia con il continuo divenire della propria intima realtà.

Eleonora Frattarolo

 

VANNI SPAZZOLI inizia la sua attività artistica alla fine degli anni ’60. Alla solida formazione figurativa, l’artista presto lega una tensione puramente pittorica basata sul valore della materia e sulla pregnanza gestuale dell’immagine. Dai primi anni ’70 è presente in mostre pubbliche e private e il suo lavoro suscita interesse e apprezzamento in ambito nazionale e successivamente in diverse realtà europee. Negli anni ’70 e ’80 è invitato alle Biennali d’arte di Romagna (1976-1982) e in sedi pubbliche (Galleria di S.Mercuriale, Forlì e Palazzo del Podestà, Faenza). Negli anni ’90 è presente in mostre ed eventi d’arte in Italia, Germania, Olanda, Belgio, Spagna, Francia. Del 1995 è la mostra ‘Ver Sacrum’ all’Oratorio di San Sebastiano a Forlì a cura di Valerio Dehò, con una testimonianza critica di Franco Patruno. In questo periodo, l’universo figurativo dell’artista assume contorni ben definiti entro intimi ed inconsci territori animati da personaggi ed esseri allegoricamente trasfigurati rispetto alla visione del reale. Numerose le presenze dalla fine degli anni ’90 (Pescherie della Rocca, Lugo nel 1998, ‘Venezia Arte’ nel 1999, Museo del Senio, Alfonsine nel 2003, Palazzo del Commercio, Lugo) fino all’antologica ‘Paure’ al Museo S.Rocco, Fusignano. Del 2001 ‘Novecento in Romagna’, Cesena a cura di Claudio Spadoni, del 2003 ‘Trentaquaranta’ a cura di Orlando Piraccini alla Galleria Comunale, Faenza e ‘Percorsi comunicanti’ a Palazzo Albertini, Forlì. Nel 2009 l’artista è invitato da Claudio Spadoni al Premio ‘Marina di Ravenna’ nella sede del MAR Museo d’arte della Città. È invitato inoltre alle edizioni 2008 e 2010 della Biennale Roncaglia, S.Felice sul Panaro. Nel 2011 tiene la personale ‘Vanni Spazzoli. Magazzino della memoria’ all’Ariete artecontemporanea di Bologna, accompagnata da un catalogo monografico con testi di Eleonora Frattarolo e Claudio Spadoni. Nel 2014 una seconda personale all’Ariete artecontemporanea, ‘Vanni Spazzoli Inner patterns’ con un testo di Marco Dalpane e presentazione delle covers dell’etichetta discografica ‘A simple lunch’ dedicate alle sue opere. Nel 2013 gli viene dedicata la grande retrospettiva ‘VANNI SPAZZOLI. Nuovi e vecchi racconti’ a cura di Claudio Spadoni agli Antichi Magazzini del Sale di Cervia. Fra il 2014 e il 2016 è invitato alle rassegne ‘Cantiere artistico’ a San Mauro Pascoli|ex fabbrica MirMar, ‘Riquadri’ Alba Progetti Studio in Palazzo Machirelli Dal Pozzo a Imola e ‘Vanni Spazzoli’ alla Galleria Civica Faro Arte, Marina di Ravenna con il patrocinio di Regione Emilia Romagna e Provincia di Ravenna. Nel 2018 L’Ariete artecontemporanea di Bologna gli dedica la personale ‘Vanni Spazzoli. Astrazioni’ ed è invitato alla rassegna ‘Il disegno della polvere’ nell’ambito della Biennale del Disegno di Rimini, entrambe le mostre a cura di Eleonora Frattarolo. Vanni Spazzoli dal 2008 è rappresentato dalla Galleria L’Ariete artecontemporanea di Bologna, con la Galleria ha partecipato a Arte Fiera (Bologna), Art Verona (Verona), MiArt (Milano), Art Karlsruhe (Karlsruhe, D). Le sue opere sono in collezioni italiane e internazionali.

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“Il Genio della Donna. Artiste in Europa dal Rinascimento all’Età dei Lumi” è il titolo del ciclo di conferenze dedicato alle donne artiste, curato da Vera Fortunati e Irene Graziani, e ospitato a palazzo Malvezzi.

Il progetto, promosso e organizzato dalla Città metropolitana di Bologna in collaborazione con il Dipartimento delle Arti dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, intende divulgare gli esiti dei più recenti studi emersi in Italia e all’estero sul ruolo della donna nella storia dell’arte.

Dal Medioevo al Novecento il ruolo della donna a Bologna è stato particolarmente significativo sia nel campo delle arti figurative, che in quelli della letteratura e delle scienze.
Se lo Studium ha precocemente favorito la presenza femminile nella docenza universitaria, anche l’ambiente artistico si è dimostrato aperto all’attività delle donne artiste. Partendo dalla ricostruzione di questa storia – che ha dato vita nel tempo alla pubblicazione di studi monografici e a importanti mostre dedicate a protagoniste come Properzia de’ Rossi, Lavinia Fontana, Elisabetta Sirani, Ginevra Cantofoli, divenute ormai note al grande pubblico – è sorto a Bologna il “Centro di documentazione per la storia delle donne artiste in Europa” sotto la direzione scientifica di Vera Fortunati. Fondato nel 2007 per volere dell’Amministrazione provinciale di Bologna, contiene più di seimila voci di artiste che hanno operato in Europa dal Medioevo al Novecento.

Il programma delle conferenze
Palazzo Malvezzi, Residenza Città metropolitana di Bologna, via Zamboni 13, Bologna

12 aprile, ore 17.30: Irene Graziani, Donne artiste in Europa nell’Età dei Lumi

10 maggio, ore 17.30: Vera Fortunati, Irene Graziani, Valeria Rubbi, Presentazione del libro di Consuelo Lollobrigida, “Plautilla Bricci, l’architettrice del barocco romano” (sarà presente l’autrice)

Il ciclo si tiene nell’ambito delle attività del “Centro di documentazione per la storia delle donne artiste in Europa”, che ha sede in via della Rondine 3 a Bologna, presso l’Archivio storico della Città metropolitana.

Immagine: Elisabetta Sirani, Porzia che si ferisce alla coscia (dettaglio). Bologna, Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio

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