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Archive for the ‘Fotografia dell’industria e del lavoro al Mast’ Category

Alla Biennale della fotografia di Foto/industria : partecipa John Meyers con il suo servizio fotografico “Black Country” .

Al momento della sua osservazione visiva John Meyers ha 40 anni (siamo nel 1981-1982) e fotografa il corrispettivo nel territorio della signora Margaret Thatcher che con la sua politica di privatizzazione delle industrie e delle miniere crea un avanzamento del settore terziario, rendendo le precedenti attività una sorta di archeologia industriale. Si avverte il malcontento, in queste immagini ,che sono uno specchio di quegli anni .

Foto/Industria Bologna 2017
La fine delle manifatture
mostra fotografica di John Myers
a cura di Fondazione MAST

John Myers cattura uno dei cambiamenti più importanti subiti nella seconda parte del Novecento dal paesaggio e dalla società inglesi: la fine delle manifatture e l’affermarsi del mondo dei magazzini, della logistica, della vendita al dettaglio e delle distese d’asfalto. Le sue fotografie sono state scattate fra il 1981 e il 1988 nella regione dell’Inghilterra che viene chiamata Black Country, nota come “l’officina del mondo”, negli anni del declino del settore manifatturiero e della trasformazione radicale del paesaggio industriale esistente.

 

 

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Un regalo speciale la Biennale di fotoindustria a Bologna, industria ed estetica al lavoro, organizzata dal Mast di Bologna, per suggerire nuovi sguardi nel quotidiano del lavoro e della produzione.
Michele Borzoni assieme a Carlo Valsecchi e Mimmo Jodice è il contributo di un altro fotografo italiano, che presenta una ricerca sul lavoro odierno, la desolante visione delle fabbriche, delle aste fallimentari, i magazzini sterminati di Amazon o dell’Ikea, i call center il lavoro cinese in ambienti di non umana abitabilità di una vita all’insegna del solo lavoro Sotto i magnifici affreschi di Palazzo Pepoli, il cielo affrescato sopra di noi.

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Un’ospite eccezionale al MAST, dei giorni scorsi, Luce Lebart una giovane studiosa di talento che dirige l’Istituto Canadian Photagraphy e la National Gallery of Canada, in precedenza ha diretto la Société Française de Photographie (SFP) in Paris,
La sua conferenza, moderata da Francois Habel, al Mast è stata sui dagherrotipi, la loro diversa storia in Europa e negli Stati Uniti. Qua in Europa infatti c’è stata la disputa Francia Nicephore Niepce e Inghilterra, Henry FoxTalbot.
Abbiamo visto i dagherrotipi incorniciati in preziose cornici ,rilegati con velluto e conservati .
Una scoperta , quella della fotografia, molto varia, noi pensiamo, ha detto Francois Habel, ad una disputa sulla fotografia fra Talbot e Daguerre, in realtà all’immagine fotografica i pionieri degli Stati Uniti sono arrivati in modi diversi.
Luce Lebart , nella sua esperienza di studiosa della Biblioteca Nazionale di Parigi, ha detto che c’erano molti brevetti in proposito, a Parigi ne ha trovato uno anche fatto da un artigiano che lavorava il cuoio. Luce ci ha parlato di un’acquisizione di 100 mila dagherrotipi da parte della Biblioteca di Parigi.
I dagherrotipi osservati al MAST , per ritornare sul tema lavoro, sono stati quelli dei pionieri , la raccolta di immagini fotografiche, che sono diventare una mostra dal titolo “golden e silver” . Con un sottile strato di questi elementi nasce la fotografia con una minuscola parte di questi materiali si potevano ottenere delle fotografie. Si sono viste le foto dei cercatori d’oro, della geografia che cambiavano al territorio mettendo delle bombe per scavare finchè non trovavano le pepite.
I dagherrotipi su vetro che ci ha mostrato sono stati tutti perfettamente restaurati e restituiscono quell’aria di sfida dei primi cercatori, armati di coltelli fucili e rivoltelle consci di vivere in un territorio senza regole, se non quelle della legge del più forte.
La statua della libertà venne commissionata in occasione di un’amicizia fra USA e Francia siglata con questa statua che venne smontata in 300 scatole , a Parigi furono fatte mostre per la testa della statua e la mano con la torcia all’Exposition Universelle .
Una volta sbarcata a New York alla statua mancava la base e , visto che non c’era denaro, fu tentato il primo riuscito esperimento di crowfounding.

 

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Nell’ambito delle mostre organizzate dal MAST per la biennale della fotografia dell’industria 2017,  una mostra dedicata a Josef Kouldeka  un fotografo cecoslovacco, ingegnere, in realtà apolide, nel senso che ha sempre viaggiato. Ha lasciato la sua patria nativa a causa della sua criticità verso il regime (prima della rivoluzione di velluto) si è aggregato agli zingari per vedere il loro stile di vita che ha successivamente adottato , viaggia con un sacco a pelo tanto da spingere i suoi committenti a dire al dipendenti, mettetevi a sua disposizione perché è un grande artista. Nelle sale del Museo Civico Archeologico ci sono 40 delle sue immagini , in occasione della biennale della fotografia industriale . Le foto sono di 3 metri per uno e rappresentano i suoi rilievi per le cave , il titolo della sua mostra è “Paesaggi industriali” .
Un fotografo desidera sempre attrarre l’osservatore in un mondo , il suo mondo, che lui rende magnifico, quello di un paesaggio che ha il trattamento della calce come filo conduttore.

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A Palazzo Bentivoglio sotto gli affreschi di Pellegrino Tibaldi la mostra di Joan Fontcuberta sulla missione Soyuz.
Dopo il primo fallimento della Soyuz 1 sono seguite la 2 che avrebbe dovuto essere telecomandata  e la 3 che l’avrebbe dovuta agganciare nello spazio, con un astronauta.

La domanda che si pone il fotografo Joan Fotcuberta è la seguente : davvero la Soyuz 2 era sprovvista di equipaggio?

All’appello,infatti,  mancava Ivan Istecknikov, si dubita che la navicella spaziale 2 fosse vuota . Il fotografo desecreta le foto d’archivio e costruisce la biografia di Istecknicov, i suoi disegni, le sue memorie, i suoi sogni , le sue fotografie personali e dà vita a questo personaggio cancellato dalla cultura ufficiale.

Tuttavia la foto di Isthacenko è somigliante al fotografo Joan Fontcuberta . La mostra del fotografo è da leggere in questa luce, la ricerca sulle foto d’archivio, c’è una foto dove c’è e dove manca, un abile fotomontaggio, l’astronauta in questione, e via via viene costruito un profilo biografico dell’astronauta , addirittura si arriva ai suoi disegni di scuola. C’è una camera che rinchiude un frammento dello spazio, che dice, attenzione, non possono entrare in questo spazio radioattivo le donne in stato di gravidanza e le bambine con le trecce.

Ma è andata davvero così oppure è il nostro occhio che genera l’inganno perché legge quello che è abituato a vedere?

 

 

 

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Sono in corso a Bologna 14 imperdibili mostre ad ingresso gratutito che approfondiscono il rapporto della fotografia con l’industria. Si deve al Mast di Bologna questa incredibile opportunità che dissemina per la città estratti di linguaggi fotografici raffinati, ricerche preziose che ci parlano e ci fanno riflettere sul salto, ad una cultura globale deve corrispondere il linguaggio globale , quello delle immagini.
La mostra di Lee Friedlander , classe 1934, americano ed esponente della Street photography , che nasce come fotografo di musica , lo rende celebre infatri il ritratto a Madonna, giovanissima, che costerà 25 mila dollari per l’uso di Playboy che lo mette in copertina quando la star è al culmine del suo successo . Lee Friedlander si confronta , in queste 25 immagini con il lavoro. Ad un certo punto le aziende oltre ai rendiconti allegano le fotografie sull’ambiente di lavoro e Lee fotografa per le aziende. Ritratti di persone che lavorano, al di sopra delle etnie e delle razze. Usa una Leika con l’obbiettivo grandangolare per potere riprendere il contesto, chiede ai soggetti di non guardare l’obbiettivo .

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Foto industria 2017 : etica ed estetica al lavoro in 14 mostre che affrontano il tema del lavoro
Mathieu Bernard Raymond
È un artista francese classe 1976 che ha studiato inizialmente scienze politiche a Grenoble , dedicandosi successivamente alla fotografia, la sua visione è partire da una fotografia di taglio documentaristico per arrivare ad una manipolazione che è un’astrazione , vicino alla.pittura. Nel 1981 la prima macchina fotografica digitale fa avventurare la fotografia in un nuovo concetto del reale.
Nonostante l’estrema concretezza del mondo industriale, Mathieu Bernard Raymond ci fa avventurare in nuovi mondi con scorci di contemporaneità che si richiamano al reale. Lo strumento usato é il pc il punto di arrivo é una elaborazione quasi pittorica. I soggetti fotografati sono centrali nucleari, idroelettriche , l’industria è un mondo che può avvicinarsi a quello creativo abbracciandolo.
Sull’opera del fotografo risplende lo splendido Olimpo di Rolli Alboresi che dialoga con le opere in  flussi contrapposti di tempo.

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