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Archive for the ‘Fotografia dell’industria e del lavoro al Mast’ Category

Non è la prima volta che al Mast si parla di Pittsburgh, città dell’Acciaio, per l’occasione è stato invitato Dan Leers  che ha parlato del Museo Carnegie dedicato ad Andrew , il fondatore, che ha creato un impero modello non solo per la Pennysilvania, a fine ‘800.

Il museo Carnegie raccoglie oltre 6 mila foto sullo sviluppo della città che oltre all’acciaio si era specializzata nel trasporto marittimo beneficiando del fiume e delle sue correnti che trascinavano i pesanti materiali che servivano alla lavorazione.

Pittsburgh , a partire dalle sue industrie e dalle sue risorse diventò una città brulicante, ricca di etnie , le persone che lavoravano nell’industria si radicavano e la città si espandeva. I fotografi tenevano l’attenzione su questo sviluppo  e sulle sue contraddizioni .

Il filo conduttore di questa conferenza  è la mostra di Eugene Smith che fece un servizio fotografico a Pittsburgh durato due anni e che si vide rifiutato il lavoro, rimangono le sue foto ora in mostra al MAST .

Molti fotografi ripresero Pittsburgh dice Dan Leers , Margareth Bourke White, Edward Weston, Lee Friedlander , Lewis Hine , nel progetto della FSA Roy Steicker dedicò uno spazio alla città dell’Acciaio.

Quella luce soffusa pregna di fumo e nebbia della città industriale presagisce alcuni importanti dichiarazioni sull’ambiente.

Alcune foto che sono nel Museo :

 

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Al Mast conferenza di Sam Stephenson sul fotografo la cui Opera è in corso di esposizione Eugene W. Smith (Wichita 1918 -Tucson 1978) .
Si è parlato della casa/loft di Smith a New York, il loft serviva per le prove dei jazzisti ,e, per non perdersi nemmeno un accordo Smith cablo’ il palazzo , siamo alla fine anni ’50.
Una personalità assai tormentata quella di Smith , morì con 18 dollari in banca , 22 mila immagini e tanto materiale audio che descrive la leggenda dell’unicita’ del jazz : come l’afferrare l’attimo che non ritorna nella fotografia. Thelonius Monk, Chick Corea tanto per citare alcuni giganti fotografati.
Pur fotografando la cura, foto di Albert Schweitzer , medici di campagna , ostetriche William Eugene Smith non si curò di sè  e scomparse stremato di diabete, anche a causa dei suoi eccessi.
La fotografia di W. Eugene  Smith ufficiale che abbiamo conosciuto fino ad ora riguardava la sua attività di fotografo per “life” sopratutto per il conflitto in Giappone, mentre collaborava per la  Magnum ,  oggi grazie a Urs Stahel si riesce a vedere sia la sua attività nel mondo del jazz che quella di fotografo a cui fu commissionata la storia della città di Pittsburgh (poi scartata ) la cui esposizione è attualmente in corso al Mast di Bologna.

https://www.magnumphotos.com/photographer/w-eugene-smith/

https://it.wikipedia.org/wiki/William_Eugene_Smith

  1. la presentazione del curatore del progetto Urs Sthaler

2. Sam Stephenson autore della ricerca che accorpa le immagini del jazz e la raccolta delle registrazioni della sala prove del loft in cui condivideva gli spazi Eugene W.Smith

3. la posizione della casa geografica

4. una foto degli anni ’50 di E.W.Smith

5. Una pagina in cui compaiono  le foto di un’ostetrica

6. Albert Schweitzer

7. Villaggio spagnolo

8. Tennesee Williams

9. Eugene W. Smith

10. Eugene W. Smith ritratto

11. Thelonious Monk

12. foto di E.W.Smith che rimanda alla fine della guerra, il bimbo alla destra è vivente

13. 14.16.17.18 Immagini sul conflitto USA Giappone di Smith per Life

la cover del libro di Sam Stephenson

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W. EUGENE SMITH

PITTSBURGH

RITRATTO DI UNA CITTÀ INDUSTRIALE

MOSTRA A CURA DI URS STAHEL

16 MAGGIO – 16 SETTEMBRE 2018

MARTEDÌ-DOMENICA, 10-19

INGRESSO GRATUITO

VISITE GUIDATE

SABATO E DOMENICA, ORE 11 E 16

 

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 Una sala al centro degli eventi della fotografia europea di Reggio Emilia presso la Banca d’italia vede il coinvolgimento del Mast di Bologna . E’ esposta  la mostra MAST Foundation for photography grant on industry and work, dedicata ai lavori di quattro fotografi (che hanno esposto le loro collezioni al Mast nei giorni scorsi)  che affrontano le tematiche dell’immagine dell’industria e del suo ruolo sociale ed economico come luogo dove avviene il lavoro, ma espandendo anche lo sguardo all’impatto dell’industria sulla nostra cultura. La mostra è dedicata ai lavori di quattro fotografi di giovane età provenienti da tutto il mondo: Mari Bastashevski (Russia), Sara Cwynar (Canada), Sohei Nishino (Giappone) e Cristobal Olivares (Cile). Nishino e Cwynar sono stati nominati vincitori a pari merito del concorso GD4PhotoArt, che da quest’anno prende il nome MAST Foundation for photography grant.

Le mostre affrontano, da punti di vista e con prospettive totalmente diversi, il tema dell’importanza del lavoro e dell’industria, proponendo scorci su questo tema che parlano anche delle differenti sensibilità degli autori degli scatti, sia per i temi trattati (dagli zuccherifici abbandonati in riva al Po fino all’abbandono delle case alla città di Flint, in Michigan, la cui acqua è contaminata, fino ai prodotti dell’industria che giocano con la nostra psicologia) che per lo stile delle immagini.

Mari Bastashevski, Sara Cwynar, Sohei Nishino e Cristóbal Olivares fanno luce su quattro realtà geografiche e umane che riflettono le rapidissime trasformazioni in atto nel mondo a livello economico e produttivo e le loro implicazioni ambientali, sociali, ed etiche nella vita di ciascuno di noi.

Dobbiamo continuamente prendere atto di quanto siano scarse le nostre conoscenze sul mondo della progettazione, dello sviluppo, della produzione, del marketing e della vendita di prodotti, di quanto sia limitata la circolazione di immagini provenienti da questi settori.

A grandi passi, la ricerca, la tecnologia e la finanza hanno reso astratto il nostro mondo. Tanto più importante ed essenziale diventa allora visualizzarlo: solo restituendolo attraverso le immagini possiamo tentare di seguirne i percorsi, di comprendere gli aspetti più radicali della digitalizzazione, l’apertura di nuovi ambiti, nuove conoscenze, nuovi materiali e nuovi modelli finanziari. E la comprensione del mondo è condizione primaria ed essenziale per l’esistenza di un cittadino adulto e responsabile in una società libera e democratica.

http://www.mast.org/MASTPHOTOGRANT
Le prime due immagini  sono tratte dal video della regista Enza Negroni e si riferiscono a Sara Cwynar  con alcuni particolari della fabbrica di cosmesi e la voce dell’autrice commenta l’uso del colore

Cristóbal Olivares parla dei profughi boliviani  e promesse non mantenute dei contrabbandieri che li fanno fuggire

Sohei Nishino fotografa il  Po

Urs Sthaler il curatore delle mostre con gli autori al Mast alla presentazione delle mostre

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Anche se si è appena conclusa la Biennale della fotografia al Mast , alcune immagini saranno ancora vive in noi, Mitch Epstein, vincitore del Prix Pictet nel 2011 proprio con queste fotografie, leva il velo sul lato oscuro dell’american dream mostrando il costo di una crescita sregolata ai danni dell’ambiente e del benessere collettivo. Il suo lavoro è in vendita a prezzi da 11-35 mila euro presso la galleria Thomas Zander di Colonia, e visibile anche al Science Museum di Londra e presto in libreria per i tipi di Steidl.

 

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Si sono appena concluse le mostre della Biennale della fotografia dell’industria e del lavoro.

Al MAMbo Vincent Fournier ha  esplorato la finzione come se fosse una realtà parallela, alternando stile documentario e composizioni costruite. La sua opera propone un viaggio tra le utopie più rappresentative del XX e XXI secolo: l’avventura spaziale, l’architettura del futuro e l’intelligenza artificiale. Quello di Fournier è un mondo in cui si può ricordare ciò che non è ancora avvenuto, ciò che avverrà domani.

Mostra realizzata con il sostegno di New Square Gallery, Lilla.

In queste immagini Vincent Fournier osserva un astronomo russo, il capitano Boris, fra le mura domestiche e ne analizza l’abbigliamento, i suoi guanti la sua casa.  In altre foto si vedono gli osservatori  astronomici della Norvegia e il deserto di Atacama, in Cile , alcune immagini di radar disseminati in un campo e la proporzione uomo-natura, essendo di una generazione digitale la robotica è confidenziale a Fournier che fotografa la collaborazione/interazione uomo robot.

 

 

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