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Archive for the ‘Fotografia dell’industria e del lavoro al Mast’ Category

 Una sala al centro degli eventi della fotografia europea di Reggio Emilia presso la Banca d’italia vede il coinvolgimento del Mast di Bologna . E’ esposta  la mostra MAST Foundation for photography grant on industry and work, dedicata ai lavori di quattro fotografi (che hanno esposto le loro collezioni al Mast nei giorni scorsi)  che affrontano le tematiche dell’immagine dell’industria e del suo ruolo sociale ed economico come luogo dove avviene il lavoro, ma espandendo anche lo sguardo all’impatto dell’industria sulla nostra cultura. La mostra è dedicata ai lavori di quattro fotografi di giovane età provenienti da tutto il mondo: Mari Bastashevski (Russia), Sara Cwynar (Canada), Sohei Nishino (Giappone) e Cristobal Olivares (Cile). Nishino e Cwynar sono stati nominati vincitori a pari merito del concorso GD4PhotoArt, che da quest’anno prende il nome MAST Foundation for photography grant.

Le mostre affrontano, da punti di vista e con prospettive totalmente diversi, il tema dell’importanza del lavoro e dell’industria, proponendo scorci su questo tema che parlano anche delle differenti sensibilità degli autori degli scatti, sia per i temi trattati (dagli zuccherifici abbandonati in riva al Po fino all’abbandono delle case alla città di Flint, in Michigan, la cui acqua è contaminata, fino ai prodotti dell’industria che giocano con la nostra psicologia) che per lo stile delle immagini.

Mari Bastashevski, Sara Cwynar, Sohei Nishino e Cristóbal Olivares fanno luce su quattro realtà geografiche e umane che riflettono le rapidissime trasformazioni in atto nel mondo a livello economico e produttivo e le loro implicazioni ambientali, sociali, ed etiche nella vita di ciascuno di noi.

Dobbiamo continuamente prendere atto di quanto siano scarse le nostre conoscenze sul mondo della progettazione, dello sviluppo, della produzione, del marketing e della vendita di prodotti, di quanto sia limitata la circolazione di immagini provenienti da questi settori.

A grandi passi, la ricerca, la tecnologia e la finanza hanno reso astratto il nostro mondo. Tanto più importante ed essenziale diventa allora visualizzarlo: solo restituendolo attraverso le immagini possiamo tentare di seguirne i percorsi, di comprendere gli aspetti più radicali della digitalizzazione, l’apertura di nuovi ambiti, nuove conoscenze, nuovi materiali e nuovi modelli finanziari. E la comprensione del mondo è condizione primaria ed essenziale per l’esistenza di un cittadino adulto e responsabile in una società libera e democratica.

http://www.mast.org/MASTPHOTOGRANT
Le prime due immagini  sono tratte dal video della regista Enza Negroni e si riferiscono a Sara Cwynar  con alcuni particolari della fabbrica di cosmesi e la voce dell’autrice commenta l’uso del colore

Cristóbal Olivares parla dei profughi boliviani  e promesse non mantenute dei contrabbandieri che li fanno fuggire

Sohei Nishino fotografa il  Po

Urs Sthaler il curatore delle mostre con gli autori al Mast alla presentazione delle mostre

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Anche se si è appena conclusa la Biennale della fotografia al Mast , alcune immagini saranno ancora vive in noi, Mitch Epstein, vincitore del Prix Pictet nel 2011 proprio con queste fotografie, leva il velo sul lato oscuro dell’american dream mostrando il costo di una crescita sregolata ai danni dell’ambiente e del benessere collettivo. Il suo lavoro è in vendita a prezzi da 11-35 mila euro presso la galleria Thomas Zander di Colonia, e visibile anche al Science Museum di Londra e presto in libreria per i tipi di Steidl.

 

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Si sono appena concluse le mostre della Biennale della fotografia dell’industria e del lavoro.

Al MAMbo Vincent Fournier ha  esplorato la finzione come se fosse una realtà parallela, alternando stile documentario e composizioni costruite. La sua opera propone un viaggio tra le utopie più rappresentative del XX e XXI secolo: l’avventura spaziale, l’architettura del futuro e l’intelligenza artificiale. Quello di Fournier è un mondo in cui si può ricordare ciò che non è ancora avvenuto, ciò che avverrà domani.

Mostra realizzata con il sostegno di New Square Gallery, Lilla.

In queste immagini Vincent Fournier osserva un astronomo russo, il capitano Boris, fra le mura domestiche e ne analizza l’abbigliamento, i suoi guanti la sua casa.  In altre foto si vedono gli osservatori  astronomici della Norvegia e il deserto di Atacama, in Cile , alcune immagini di radar disseminati in un campo e la proporzione uomo-natura, essendo di una generazione digitale la robotica è confidenziale a Fournier che fotografa la collaborazione/interazione uomo robot.

 

 

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Si è appena conclusa a Bologna una Biennale, unica al mondo sulla fotografia dell’industria del lavoro, sul tema si sono confrontati fotografi internazionali . Il fotografo Yukichi Watabe che ha esposto a Palazzo Poggi è giapponese e fa delle fotografie che sono relative ad una indagine poliziesca , in Giappone, un serial killer smembrava i corpi e riusciva a rimanere nel più assoluto anonimato, senza fornire nessun indizio.

Una grande indagine di polizia, fotografata da Watabe al seguito del detective incaricato,  illustrano il Giappone del 1958, dopo la ferita mortale della bomba atomica del 1945, che assicurerà il colpevole alla giustizia, mostrando la ricostruzione e la lacerazione del Paese.

 

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Alla Biennale della fotografia di Foto/industria : partecipa John Meyers con il suo servizio fotografico “Black Country” .

Al momento della sua osservazione visiva John Meyers ha 40 anni (siamo nel 1981-1982) e fotografa il corrispettivo nel territorio della signora Margaret Thatcher che con la sua politica di privatizzazione delle industrie e delle miniere crea un avanzamento del settore terziario, rendendo le precedenti attività una sorta di archeologia industriale. Si avverte il malcontento, in queste immagini ,che sono uno specchio di quegli anni .

Foto/Industria Bologna 2017
La fine delle manifatture
mostra fotografica di John Myers
a cura di Fondazione MAST

John Myers cattura uno dei cambiamenti più importanti subiti nella seconda parte del Novecento dal paesaggio e dalla società inglesi: la fine delle manifatture e l’affermarsi del mondo dei magazzini, della logistica, della vendita al dettaglio e delle distese d’asfalto. Le sue fotografie sono state scattate fra il 1981 e il 1988 nella regione dell’Inghilterra che viene chiamata Black Country, nota come “l’officina del mondo”, negli anni del declino del settore manifatturiero e della trasformazione radicale del paesaggio industriale esistente.

 

 

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Un regalo speciale la Biennale di fotoindustria a Bologna, industria ed estetica al lavoro, organizzata dal Mast di Bologna, per suggerire nuovi sguardi nel quotidiano del lavoro e della produzione.
Michele Borzoni assieme a Carlo Valsecchi e Mimmo Jodice è il contributo di un altro fotografo italiano, che presenta una ricerca sul lavoro odierno, la desolante visione delle fabbriche, delle aste fallimentari, i magazzini sterminati di Amazon o dell’Ikea, i call center il lavoro cinese in ambienti di non umana abitabilità di una vita all’insegna del solo lavoro Sotto i magnifici affreschi di Palazzo Pepoli, il cielo affrescato sopra di noi.

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