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Archive for the ‘Maestri della fotografia’ Category

NEW YORK, UNITED STATES – JANUARY 01: LIFE photographer Margaret Bourke-White making a precarious photo from the Chrysler Building. (Photo by Oscar Graubner/The LIFE Images Collection via Getty Images/Getty Images)

(Immagine di Margaret Bourke White tratta dal Web)

La fotogiornalista, antesignana dell’informazione e dell’immagine, Margaret Bourke-White (New York, 1904 – Stamford, 1971) è protagonista a Palazzo Reale con oltre 100 immagini, provenienti dall’archivio Life di New York. Dal titolo “Prima, donna. Margaret Bourke-White” e a cura di Alessandra Mauro, la mostra sarà allestita dal 25 settembre al 14 febbraio e ricostruisce in 11 sezioni tematiche la carriera della fotografa, evidenziandone la capacità visionaria e insieme narrativa.

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Man Ray fotografo di moda: una nuova mostra (articolo di Essia Sahli)

Una retrospettiva a Parigi esplora per la prima volta gli scatti del grande fotografo surrealista dedicati agli abiti di grandi couturier come Paul Poiret e Elsa Schiaparelli e ritratti di Peggy Guggenheim, Nush Eluard e modelle dell’epoca per Vogue e Vanity Fair

Gli artisti vissuti a cavallo tra gli anni 20 e 30 sono stati testimoni, e allo stesso tempo fautori, di un’epoca fervida di cambiamenti storici e sociali, riflessi in nuove e sperimentali forme d’espressione che fossero capaci di esprimerne l’essenza. Tra le personalità più influenti e poliedriche in tal senso troviamo Emmanuel Radnitsky, meglio conosciuto come Man Ray, artista e fotografo americano di origini russe: le sue opere sono diventate emblema del contesto artistico tra le due guerre, attraverso le influenze surrealiste nella pittura così come nella fotografia. Ed è proprio nell’ottava arte che Man Ray ha esplorato il legame con la moda dell’epoca, lavorando con alcuni dei più grandi couturier del primo Novecento, così come per alcune riviste di rilievo come Vogue, Vanity Fair e Harper’s Bazaar. Una visione singolare, quella della moda, che viene esplorata per la prima volta in una retrospettiva interamente dedicata al lavoro del fotografo da questa prospettiva, al Musée du Luxembourg di Parigi: nonostante la fotografia di moda fosse nata solo un decennio prima, Man Ray sviluppò sin dal 1921 un’estetica innovativa e avanguardista, fatta di inventiva tecnica, libertà e umorismo.” 

di più :

https://www.vogue.it/news/article/man-ray-fotografo-di-moda-mostra-parigi

 

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Dal 20 Maggio 2020 al 27 Settembre 2020
SENIGALLIA | ANCONA
LUOGO: Palazzo del Duca | Palazzetto Baviera

INDIRIZZO: Piazza del Duca

ORARI: da mercoledì a venerdì: 15-20; sabato e domenica, festivi e prefestivi 10-13 / 15-20. Dal 9 giugno: tutti i giorni dalle 17 alle 23; lunedì chiuso

CURATORI: ONO Arte Contemporanea

COSTO DEL BIGLIETTO: Intero 8 € | Ridotto 6 € / 4 € | http://www.liveticket.it

E-MAIL INFO: circuitomuseale@comune.senigallia.an.it

La mostra Sguardi di Novecento. Giacomelli e il suo tempo, inaugurata lo scorso febbraio e subito chiusa a causa dell’emergenza Covid-19, riapre i battenti mercoledì 20 maggio 2020 e proroga la data di chiusura fino a domenica 27 settembre 2020.
 
Senigallia Città della Fotografia, in occasione dei venti anni dalla scomparsa di Mario Giacomelli, presenta la mostra Sguardi di Novecento: Giacomelli e il suo tempo.
L’esposizione sarà divisa in due sezioni: una parte internazionale a cura di ONO arte contemporanea a Palazzo del Duca che ospiterà 20 fotografie di Giacomelli a confronto con circa 90 scatti di grandi fotografi della metà del Ventesimo secolo e a Palazzetto Baviera Sguardi di Novecento a Senigallia. L’Associazione Misa, per una fotografia artistica. Opere dal 1954 al 1958 a cura degli Eredi Giacomelli che propone una selezione di opere fotografiche dei membri dell’Associazione Misa, dalla collezione civica Città di Senigallia.

La mostra Sguardi di Novecento: Giacomelli e il suo tempo riunisce, con un approccio inedito e proposto in esclusiva per Senigallia Città della Fotografia, i grandi maestri della fotografia del Novecento ospitati a Palazzo del Duca – come Robert Doisneau, Gianni Berengo Gardin, Brassaï, Henri Cartier-Bresson, Kikuji Kawada, Jacques Henri Lartigue, Herbert List, Nino Migliori, Paolo Monti, Leo Matiz, Ara Güler – in dialogo con il fotografo senigalliese Mario Giacomelli. La sezione a Palazzetto Baviera invece vuole raccontare l’avventura del Gruppo Misa dove lo stesso Giacomelli mosse i suoi primi passi.
 
Uno scorcio potente e affascinante e allo stesso tempo una ricognizione, seppur parziale, sul mondo della fotografia all’interno del quale Giacomelli ha operato, composta senza la volontà di sottendere influenze, prestiti diretti o indiretti, ma con l’obiettivo di giustapporre e contrapporre le sue opere con quelle dei fotografi a lui contemporanei e far emergere la profonda originalità della ricerca del Maestro senigalliese.
 
L’esposizione prende spunto e si ispira a The Photographer’s Eye, la grande mostra curata da John Szarkowski – direttore del Dipartimento di Fotografia presso il MoMA di New York dal 1962 al 1991 – allestita proprio nel museo newyorkese nel 1964. Quello fu il primo vero riconoscimento internazionale di Giacomelli che fu esposto insieme ad autori internazionali come Richard Avedon, Brassaï, Henri Cartier-Bresson, Robert Doisneau, Walker Evans e molti altri.
 
«[…] le fotografie qui riprodotte sono state eseguite nel corso di centoventicinque anni circa. Sono state scattate per ragioni disparate, da uomini mossi da intenzioni diverse e con diversi gradi di  talento. In effetti hanno ben poco in comune, se non il successo che hanno in comune e un lessico condiviso: queste immagini sono inequivocabilmente fotografie. La visione che hanno in comune non appartiene a una scuola o a una teoria estetica, ma alla fotografia stessa», così scriveva Szarkowski nell’introduzione al catalogo della mostra e da qui è partita la ricerca per Sguardi di Novecento: Giacomelli e il suo tempo che Senigallia Città della Fotografia ha voluto organizzare per rendere omaggio a uno dei suoi cittadini più illustri a vent’anni dalla sua scomparsa.
 
La metà del Novecento è stato un periodo molto denso per la fotografia a livello internazionale e soprattutto per il riconoscimento della figura del fotografo, come sostiene sempre Szarkowski «la fotografia è nata tutta intera, come un organismo. La sua storia consiste nel percorso attraverso il quale ne facciamo la progressiva scoperta».
 
La mostra Sguardi di Novecento: Giacomelli e il suo tempo dunque non vuole essere una ricognizione onnicomprensiva ed esaustiva dei tanti fotografi che attivamente hanno partecipato a quel periodo, ma una selezione di quelli che possono essere messi in dialogo, ideale o reale che sia, con il lavoro di Giacomelli. E quindi c’è Nino Migliori, nel Gruppo Misa nei primi anni di carriera, colui che da un lato poneva attenzione al racconto neorealista, mentre dall’altro sondava i territori dell’informale fotografico, e Paolo Monti, grande fotografo, fondatore del gruppo La Gondola, contraltare de La Bussola fondata da Giuseppe Cavalli, e colui che nel 1955 a Castelfranco Veneto premiò Giacomelli denominandolo l’“Uomo nuovo della fotografia”, e ancora Gianni Berengo Gardin, amico di Giacomelli, di fama internazionale, e spesso accostato per il lirismo dei suo scatti a Henri Cartier-Bresson, altro autore presente in mostra, pioniere del fotogiornalista e fondatore tra gli altri della celebre agenzia Magnum. Per rimanere sempre in Francia in mostra ci sarà Robert Doisneau antesignano della street photography contemporanea, Brassaï francese naturalizzato e soprannominato l’”occhio di Parigi” per il suo amore nei confronti della capitale francese e di tutti i personaggi e gli intellettuali che la animavano, Jacques Henri Lartigue che intreccia la sua attività di fotografo a quella di pittore. E ancora in Europa il tedesco Herbert List, celebre per le sue foto di moda e i nudi maschili, che pure negli ultimi anni di produzione si avvicina ad un gusto molto neorealista. Dall’Europa al resto del mondo con Ara Güler, fotoreporter, storico e documentarista che per 60 anni ha ritratto le metamorfosi di Istanbul, Kikuji Kawada, uno dei principali fotografi giapponesi fondatore del gruppo VIVO che ha sempre indagato la connessione tra immagine astratta, realtà e sentimenti e il colombiano Leo Matiz artista eclettico, non solo fotografo ma anche caricaturista, pittore, gallerista, editore e attore, celebre per aver documentato con i suoi scatti il rapporto tra Frida Kahlo e Diego Rivera.
 
Giacomelli è sempre stato un fotografo fortemente radicato alla sua terra, e malvolentieri si spostava da essa, ma riuscì sin da subito attraverso la sua arte a superare i confini geografici, conquistando i grandi critici internazionali come Szarkowski che nel ’64 lo inserì nella collezione del MoMA, e le sue opere oggi sono conservate nei maggiori Musei al mondo, essendo il suo lavoro caratterizzato da un forte spirito di sperimentazione e da una vorace volontà di ricerca. Per questo da giovane curioso e entusiasta, Mario Giacomelli aderisce e partecipa alla creazione del circolo fotografico “Misa”, nato a Senigallia nel 1954, grazie all’instancabile attività di Giuseppe Cavalli, già cofondatore del gruppo “La Bussola”. È in questo vivace gruppo, aperto al confronto e alla sperimentazione artistica, che Giacomelli conosce Paolo Monti, fondatore del gruppo “La Gondola”, dal cui lavoro rimane estremamente affascinato.
 
Da qui prende spunto la sezione Sguardi di Novecento a Senigallia. L’Associazione Misa, per una fotografia artistica. Opere dal 1954 al 1958 – a cura degli Eredi Giacomelli – allestita a Palazzetto Baviera, che racconta l’avventura del Gruppo Misa, cercando di rimanere fedeli allo sguardo dei critici e dei protagonisti dell’epoca nella selezione delle opere, esponendo tra gli altri gli scatti di Giuseppe Cavalli, Ferruccio Ferroni e Mario Giacomelli. La storia dei tre fotografi è strettamente connessa da un lato a Senigallia, città d’elezione per il primo e natale per gli altri due, e dal fatto che furono l’uno il maestro dell’altro, andando poi a formare quel “laboratorio senigalliese” di fotografia che non ha mai smesso, dal Misa in poi, di contribuire, con i suoi protagonisti, all’importante dibattito teorico che si è svolto in Italia intorno alle funzioni e alle estetiche della fotografia.
 
Nonostante il gruppo fosse uno straordinario laboratorio di idee, ebbe breve ma intensa vita e si sciolse per una naturale trasformazione ingenerata dalla tenace riflessione sulla Fotografia e la necessità di trovare un proprio linguaggio dei giovani fotografi di quegli anni ’50, primi fra tutti Giacomelli, Branzi, Camisa.
 
Mario Giacomelli è stato un animatore culturale, un uomo attento al prossimo e un Maestro, la cui sensibilità si riflette non solo nelle fotografie, ma in tutta la sua produzione artistica.
 
L’introduzione alla mostra in catalogo, edito da Silvana Editoriale, porta la firma di Walter Guadagnini, direttore di Camera – Centro Italiano per la Fotografia di Torino.
 

PALAZZO DEL DUCA
Indirizzo
Piazza Del Duca 1 – Senigallia – Marche

http://www.arte.it/calendario-arte/ancona/mostra-sguardi-di-novecento-giacomelli-e-il-suo-tempo-66161

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Nel corso della Fotografia Industriale, nella Biennale del 2018 sono state proposte le immagini di Josef Koudelka, il fortunato regista che ha filmato il grande fotografo nel suo viaggio e nelle sue ispirazioni in Israele è stato Baram il primo studente selezionato come assistente da lui stesso.

Al Mast abbiamo visto il film . Ora la rivista “Il fotografo ” pubblica una sua intervista .

https://ilfotografo.it/interviste/josef-koudelka-il-mio-progetto-tra-israele-e-palestina/

La biografia di Josef Kouldeka.

Nato in Cecoslovacchia nel 1938, Josef Koudelka ha anonimamente conquistato le prime pagine nel 1968, quando ha documentato l’invasione di Praga da parte delle forze del Patto di Varsavia. Le sue immagini sono arrivate clandestinamente a Magnum e sono state pubblicate dal Sunday Times Magazine con le sole iniziali “PP” (per “Prague Photographer”), per proteggere la sua identità. Nel 1969, ancora senza nome, sono state premiate con la Robert Capa Gold Medal. Nel 1970 Koudelka ha cercato rifugio in Occidente e, poco dopo, è entrato in Magnum. Nel 1975 ha pubblicato il primo libro, Zingari.
Nel 1988 è uscito invece Exils. Oggi ha alle spalle più di una dozzina di libri, tra cui Invasione Praga 68 (2008), Piemonte (2009) e La Fabrique d’Exils(2017). Tra i premi attribuiti a Koudelka citiamo il Prix Nadar (1978), il Grand Prix National de la Photographie (1989), il Grand Prix Cartier- Bresson (1991) e l’Hasselblad Foundation International Award in Photography (1992)

il film

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Il giornalista Marcello Coco ha fatto una scoperta straordinaria , uno studio che ha dell’incredibile e che vede coinvolto l’inventore della fotografia

“…Viene tramandato come un episodio epico, come una delle (poche) vittorie ottenute dal popolo sardo. E, in realtà, le cose stanno davvero così: nel 1793, i cagliaritani riuscirono a respingere l’assalto navale delle truppe rivoluzionarie francesi. Resta soltanto da capire se quella non fu una vittoria di Pirro. Perché permise ai famelici Savoia di continuare a tiranneggiare l’Isola. Perché la ventata rivoluzionaria influenzò soltanto menti illuminate come quella di Giovanni Maria Angioy. E perché, se le cose fossero andate in maniera diversa, la Sardegna sarebbe, come la Corsica, una “collettività territoriale” della Francia. E Cagliari sarebbe considerato il luogo in cui è nata una delle più importanti invenzioni della storia moderna, la fotografia. Si deve, invece, accontentare del fatto che tutti i testi sono concordi nel raccontare che il vero inventore della fotografia, Joseph Nicéphore Niépce, ebbe l’illuminazione proprio mentre si trovava a Cagliari. Anzi, sarebbe più corretto dire, al largo di Cagliari, durante l’assedio della città. E fu perfezionata qualche anno più tardi quando trascorse un lungo periodo in città.

Nato a Chalon-sur-Saône il 7 marzo 1765, partecipò anche lui all’assalto rivoluzionario di Cagliari nel 1792. Un assalto respinto grazie all’inattesa resistenza dei sardi che cercavano di ottenere la benevolenza dei Savoia (sbagliando per l’ennesima volta). E – figurarsi se questa figura può mancare quando si parla di Cagliari – grazie all’intercessione di Sant’Efisio a cui si rivolse l’arcivescovo Melano. I francesi intimarono più volte ai cagliaritani di arrendersi: visto il rifiuto, il 28 gennaio la città fu bombardata (nel palazzo Boyl sono ancora visibili tre palle di cannone lanciate dalle navi francesi). Non servì a nulla (anche per la scarsa precisione delle armi pesanti transalpine). Il mese successivo le truppe francesi sbarcarono nei pressi del Margine Rosso ma i miliziani sardi, guidati da Vincenzo Sulis, respinsero l’assalto.

Il 15 e 16 febbraio la città fu di nuovo bombardata pesantemente: questa volta, i colpi dei francesi distrussero la Torre dell’Aquila. E qui – come sostiene la fede popolare – entrò in gioco Sant’Efisio: il 17 un fortissimo vento di levante danneggiò le nave francesi che furono spinte sino al Poetto e alla spiaggia di Quartu. Morirono affogati centinaia di rivoluzionari francesi. E il resto della flotta superstite si allontanò definitivamente da Cagliari.

Che cosa c’entra Niépce in tutto questo? A bordo di una di quelle navi c’era anche quel giovane che, dopo aver pensato di prendere i voti e diventare sacerdote, fu influenzato dagli ideali rivoluzionari e partecipò a quella spedizione. Proprio durante le lunghe traversata e l’attesa davanti a Cagliari, cominciò a maturare quell’idea che, rientrato in Francia, prese ancora più corpo.

Il caso volle che, qualche anno più tardi, nel 1796 tornasse in Sardegna. E lì cominciò a rendere sempre più concreta la sua idea: insieme al fratello Claude, concepì l’idea della camera oscura. Puntava, in pratica, a fissare le immagini su una lastra da incisore. Fece innumerevoli esperimenti: inizialmente cercò sostanze che, esposte alla luce, annerissero; poi, finalmente, utilizzò il “bitume di Giudea”, sostanza costituita da bitume, standolio, argilla ed essenza di trementina. Fu, finalmente, un successo: chissà quante immagini di Cagliari ha realizzato durante questi tentativi. Nessuno può saperlo. E, molto probabilmente, ne avrebbe realizzato altre se un problema di salute non lo avesse costretto a ritornare frettolosamente in Francia. La storia racconta che la prima ripresa fotografica la “Vista dalla finestra a Le Gras”, l’immagine “scattata”, nel 1826, dal primo piano della sua casa-laboratorio di Saint-Loup-de-Varennes. Ora è esposta all’Harry Ransom Center dell’Università del Texas ad Austin. Magari, se la storia avesse preso un’altra piega, adesso nell’ateneo statunitense ci sarebbe una riproduzione della Sella del Diavolo.

Cagliari non può vantarsi, dunque, di essere stata il soggetto della prima fotografia nella storia dell’uomo. Ma, fatta la scoperta, neanche a Niépce le cose andarono benissimo: dopo aver speso quasi tutto il suo patrimonio in queste ricerche, si ritrovò a essere in una difficile situazione finanziaria. Fu contattato da Louis Jacques Mandè Daguerre, anche lui impegnato a riprodurre immagini prese con la camera oscura. Crearono una società ma, alla morte di Niépce, avvenuta nel 1833, non erano stati ancora raggiunti risultati apprezzabili. Che arrivarono due più tardi. Nel frattempo, il figlio di Niépce, Isidore, non riuscì a impedire che il cognome del padre sparisse dalla società. E così il primo procedimento fotografico per lo sviluppo di immagini finì con il chiamarsi dagherrotipo.”…

Marcello Cocco

https://www.unionesarda.it/articolo/cultura/2020/05/16/la-fotografia-un-invenzione-nata-a-cagliari-8-1019247.html

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