Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Maestri della fotografia’ Category

William Eugene Smith (Wes) studiò fotografia a Notre Dame nell’Indiana diventò successivamente free lance collaborando con prestigiose riviste americane , dal 1944 cominciò a viaggiare per Life , come corrispondente di guerra, dal 1947 al 1954, venne ferito in Giappone e lavorò assieme a Maragareth Bourke White uno dei più “grandi eroi del reportage e del saggio fotografico  … Le sequenze e le fotografie intendevano trasmettere un significato di per sè, rappresentando il nucleo essenziale di una storia , accompagnate da didascalie  e infine corredate da un testo, le immagini di Smith andavano molto oltre il consueto reportage. un testo (scrive il curatore Urs Stahel, nella presentazione)

Nel 1954 a causa del suo carattere e della sua richiesta di indipendenza WES abbandonò il giornale , era sempre attento al raggiungere una perfezione nei suoi lavori spesso consegnando fuori tempo i lavori  commissionati alal ricerca del perfezionismo.

Dopo essersi divorziato dalla moglie  vendette la sua casa e si trasferì a New York , all’interno di un edificio in cui si suonava il jazz.

In quel momento  gli venne chiesto di fare delle fotografie di Pittsburgh, il servizio che doveva avere la durata di due mesi finì con il coinvolgere  WES per una ricerca oltre alla fotografia e durò per due anni, in quelle foto c’era la ricerca della società industriale in corso di sviluppo, le etnie, il miscelarsi di culture e tradizioni diverse (polacchi, tedeschi, ma anche cittadini neri ) che vivevano nello stesso territorio assieme alla città che da piccolissima si stava trasformando in una capitale industriale, annerita dal fumo di carbone e di vapori che rendevano l’atmosfera  acre e nebbiosa.

Il lavoro gli venne rifiutato , parte lo donò alla biblioteca pubblica di Pittsburgh, ci sono diverse foto scattate in biblioteca in mostra ,che a sua volta lo ha aggiunto o alla collezione al Carnegie Museums of Pittsburgh e noi oggi, per la prima volta in Italia, riusciamo a vedere grazie a questa sinergia col Museo di Pittsburgh ,il lavoro di William Eugene Smith al Mast.

William Eugene Smith fotografato da Crane nel suo studio

 

Read Full Post »

Non è la prima volta che al Mast si parla di Pittsburgh, città dell’Acciaio, per l’occasione è stato invitato Dan Leers  che ha parlato del Museo Carnegie dedicato ad Andrew , il fondatore, che ha creato un impero modello non solo per la Pennysilvania, a fine ‘800.

Il museo Carnegie raccoglie oltre 6 mila foto sullo sviluppo della città che oltre all’acciaio si era specializzata nel trasporto marittimo beneficiando del fiume e delle sue correnti che trascinavano i pesanti materiali che servivano alla lavorazione.

Pittsburgh , a partire dalle sue industrie e dalle sue risorse diventò una città brulicante, ricca di etnie , le persone che lavoravano nell’industria si radicavano e la città si espandeva. I fotografi tenevano l’attenzione su questo sviluppo  e sulle sue contraddizioni .

Il filo conduttore di questa conferenza  è la mostra di Eugene Smith che fece un servizio fotografico a Pittsburgh durato due anni e che si vide rifiutato il lavoro, rimangono le sue foto ora in mostra al MAST .

Molti fotografi ripresero Pittsburgh dice Dan Leers , Margareth Bourke White, Edward Weston, Lee Friedlander , Lewis Hine , nel progetto della FSA Roy Steicker dedicò uno spazio alla città dell’Acciaio.

Quella luce soffusa pregna di fumo e nebbia della città industriale presagisce alcuni importanti dichiarazioni sull’ambiente.

Alcune foto che sono nel Museo :

 

Read Full Post »

Il contributo di Henri Carter Bresson alla fotografia è di fondamentale importanza, definisce un approccio fotografico nuovo e a tutt’oggi insuperato. Bresson fonda l’Agenzia Magnum con altri colleghi , decidono dove andare e per sè Bresson sceglie l’Asia, gli altri fotografi sono Roger Rodger , Robert Capa, David “Kim ” Seymour, William Vandivert.

 

Read Full Post »

 

Ezra Pound in alto, Henri Matisse

 

Fra le foto di viaggio di Henri Cartier Bresson c’è la seconda foto in alto che si riferisce all’attività di Bresson come partigiano, nella foto una partigiana riconosce una collaborazionista dei nazisti e viene fatto un processo popolare per strada.

Read Full Post »

Si è conclusa il 17 giugno la mostra su Henri Cartier Bresson alla Mole Vanvitelliana di Ancona.

La fotografia di Henri Cartier  Bresson nasce come un netto rifiuto al pittorialismo , al sentimentalismo ma anche alla straight photography americana . Cartier Besson è il fermento parigino che lo accomuna sia pure non esteticamente a Marcel Duchamp e a Man Ray , la  fotografia bressoniana esprime un nuovo dinamismo etico e sociale. Bresson  si avvicina alla fotografia negli anni ’30 in una modalità sorprendentemente moderna . Allievo di Lothe e del surrealismo Bresson dice di non averlo mai tradito.

La mostra, curata da Denis Curti è supportata dal  catalogo .  La mostra, dopo Ancona ritornerà a Parigi e al suo stato conservativo nel caveau.

Biografia di Bresson e cronologia

Read Full Post »

Dopo il Duomo di Modena , il Compianto di Cristo Morto di Niccolò dell’Arca, il Tempio Malatestiano di Rimini ora “Lumen” diel Maestro Nino Migliori approda a Napoli con la struggente scultura di Giuseppe Sanmartino “il Cristo velato”.
Parlare di Lumen è ripercorrere la visione , già Brassai per Notre Dame aveva iniziato questo percorso visivo, in quale luce, nei secoli, a lume di candela, sono state viste queste opere, prima della illuminazione radiale alla luce elettrica?
Il linguaggio dell’immagine e delle sue zone luce/ombra con il Maestro Nino Migliori acquisiscono valore, storicità e aggiungono delle seggestioni alle struggenti opere d’arte. Da Artribune

Il Maschio Angioino ospita l’ultimo progetto del fotografo Nino Migliori (Bologna, 1926) dal titolo Lumen – Cristo velato. L’artista è solito ritrarre le figure, perlopiù scultoree, utilizzando come unica fonte luminosa quella delle candele, cogliendo nelle opere un profilo del tutto singolare. La mostra indaga il Cristo velato, magnifica opera del Settecento di Giuseppe Sanmartino custodita nel Museo Cappella Sansevero.
Dopo i riflessi degli specchi e delle luci della Infinity room, si è accolti nella seconda sala dove trovano spazio le fotografie in cui vengono ritratti i dettagli dell’opera del maestro napoletano, realizzata in un unico blocco di marmo e diventata celebre per il sudario trasparente scolpito che ricopre il Cristo morto.
Il percorso fotografico si alterna ad alcune citazioni letterarie di autori che hanno ammirato il Cristo velato, come Matilde Serao e Adonis, e termina con un video in cui Migliori racconta la propria arte. Il fotografo sperimenta materiali e linguaggi e quando individua una particolare opera la lascia raccontare alla luce. Così è nato Lumen, il “progetto itinerante a lume di candela” che ha visto protagoniste diverse città, tra cui Parma per le formelle dello Zooforo del Battistero, i Leoni e le Metope del Duomo di Modena, il Compianto di Niccolò dell’Arca a Bologna, il Monumento per Ilaria del Carretto nel Duomo di Lucca, e i rilievi della Cappella dei Pianeti e dello Zodiaco nel Tempio Malatestiano di Rimini. (Tratto da http://www.artribune.com/arti-visive/fotografia/2018/03/fotografia-e-luce-nino-migliori-a-napoli/

 

Tratto da “L’arte di guardare l’arte”

Cappella Sansevero a Napoli | La Pudicizia (anche detta Pudicizia velata) di Antonio CORRADINI, è dedicata a Cecilia Gaetani dell’Aquila d’Aragona, madre di Raimondo di Sangro, che morì nel dicembre del 1710, meno di un anno dopo la nascita del figlio.

La scultura raffigura una donna completamente coperta da un velo semitrasparente, cinta in vita da una ghirlanda di rose, che ne lascia intravedere le forme ed in particolare i tratti del viso. Essa è considerata il capolavoro del Corradini (già autore in passato di altre figure velate), del quale è elogiata l’abilità nel modellare il velo che aderisce con naturalezza al corpo della donna.

La composizione è carica di significati: la lapide spezzata sulla quale la figura appoggia il braccio sinistro, lo sguardo come perso nel vuoto e l’albero della vita che nasce dal marmo ai piedi della statua simboleggiano la morte prematura della principessa Cecilia. Il tema della vita e della morte è ripreso dal bassorilievo del pilastro su cui poggia la statua, raffigurante l’episodio biblico conosciuto come Noli me tangere, nel quale Gesù risorto dice alla Maddalena di non cercare di trattenerlo nel mondo dei vivi.

Read Full Post »

di Francesca Parenti

4 marzo 1933: Franklin D. Roosevelt viene eletto trentaduesimo Presidente degli Stati Uniti d’America. Sono passati solo cinque anni dalla Grande Depressione che ha colpito il paese e a cui si aggiunge, rendendo ulteriormente drammatica la situazione, uno stato di siccità gravissima che, dal 1932 al 1936, flagella interamente la zona del corn-belt, terre nelle quali si estendono ampie pianure e fertili colline del centro e del middle west degli States. Con il New Deal, un esteso piano di riforme economiche, politiche agricole e sociali, promosso e avviato dallo stesso Presidente, Roosevelt intende risollevare la nazione dalla grave situazione che ha messo in ginocchio l’economia industriale e agricola di interi stati, colpendo duramente gli strati più deboli della società statunitense. Vengono immediatamente presentati al Congresso due provvedimenti, subito approvati: l’Agricultural Adjustment Act e il Farm Credit Act (1933): entrambi i decreti tentano di arginare il downgrade dei prezzi agricoli e contemporaneamente di fornire prestiti agli agricoltori (il 22% dell’intera popolazione americana) i quali, considerato l’ammontare di debiti contratti, sono costretti a emigrare, trasformandosi da proprietari terrieri in semplici braccianti con salari altalenanti. Per far fronte alla crisi agricola, il governo crea, in seno al Department of Agriculture, l’Agricultural Adjustment Administration la cui gestione è affidata a Rexford Guy Tugwell (docente di economia alla Columbia University, nonché consigliere del Presidente) e a Roy Stryker (che segue i corsi di Tugwell e di cui poi diviene assistente).

Sarà proprio Stryker a gestire e indirizzare la ricerca della Farm Security Administration (precedentemente nominata Resettlement Administration). Egli intuisce la necessità di un progetto sistematico e continuativo, fondato su una ricerca fotografica che documenti la reale situazione delle città e delle campagne, nonché lo stato dei lavoratori agricoli: la FSA diventa una vera agenzia in cui si producono e diffondono immagini di carattere sociale e documentario. Sebbene il programma sia stabilito e concordato anche attraverso frequenti riunioni, ognuno dei fotografi, differente per formazione e attitudini, si esprime attraverso una personale specificità stilistica. Il materiale prodotto dalla FSA non può essere considerato unitario da un punto di vista puramente fotografico, ma è il risultato di linguaggi molteplici e diversificati. Si è scelto qui di sottolineare l’attitudine narrativa di Dorothea Lange e la libertà di composizione di Ben Shahn, offrendo contemporaneamente la possibilità di un contatto con altri sguardi: la rimeditazione delle tradizioni iconografiche dell’Ovest di Arthur Rothstein; l’attenzione formale e l’ironia di Marion Post Wolcott; lo snodo verso una scrittura più duttile in Jack Delano; il punto di vista afroamericano di Gordon Parks. Una scelta limitata rispetto al corpusdi fotografie selezionate da Arturo Carlo Quintavalle, acquisite dall’Università di Parma all’inizio degli anni Settanta e che costituirono uno dei primi nuclei archivistici su cui crebbe il CSAC (oltre che la base della mostra Farm Security Administration, Sala delle Scuderie, Parma, 1975). L’attuale proposta espositiva aspira a essere comunque foriera di riflessioni: un nuovo attraversamento di quella lontana, ma così attuale, epopea.

http://www.sifest.it/il-festival/farm-security-administration/

 

Read Full Post »

Older Posts »