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Archive for the ‘Maestri della fotografia’ Category

All’Arengario di Monza, fino al 27 gennaio 2019 è in corso una mostra di Robert Capa, “Retrospective ” si può dire senza ombra di dubbio che questo è l’anno dell’Agenzia Magnum, che deve il suo nome all’omonima bottiglia stappata per la sua inaugurazione e che vede la collaborazione di fotografi prestigiosissimi , anche all’epoca , si erano divisi il mondo della Storia del “secolo breve “(Hobsbawn) in aree geografiche, non potevano essere in un posto tutti assieme per documentare .

Nei mesi scorsi alla Mole Vanvitelliana di Ancona  c’è stata una mostra di Henry Cartier Bresson e il rapporto con la macchina fotografia Leica, che rendeva più spedito e maneggevole  il rapporto con la fotografia. Helena Janeczech che ha scritto un libro, in seguito al rinvenimento, in Sudamerica, di una valigia con negativi, della fotografa e compagna di Robert Capa, Gerda Taro , una ebrea polacca che  a seguito delle leggi razziali si era rifugiata a Parigi e che aiutava Capa sopratutto nella divulgazione della sua immagine, non solo come fotografo di guerre,  gli cambiò il nome , internazionalizzandolo  dall’ungherese Endre Ernő Friedmann . Il libro : “La ragazza con la Leica” ha vinto il premio Margutta e il premio Strega , ed entrando, dirà Helena Janeczech con la sua stessa sorpresa nella prima cinquina del Campiello.

E’ lecito pensare che questo è l’anno della MAGNUM : uno sguardo sulla Storia
dopo Henry Cartier Bresson alla Mole Vanvitelliana di Ancona Robert Capa a Monza fino al 27 gennaio 2019
Robert Capa a Monza : Riflessione del curatore Denis Curti sul “Miliziano colpito a morte”
…questa immagine è entrata come icona nella guerra civile spagnola . Per anni si è scritto – Denis Curti, Contrasto il catalogo – che Capa avesse costruito questa immagine,  ai fini della propaganda antifranchista, facendo recitare ad un anonimo combattente repubblicano , il ruolo del soldato che muore, in un angolo sperduto dell’Andalusia.
Oggi, a seguito di numerosa ricerche, si è potuta ricostruire l’autenticità dello scatto e anche l’identità del miliziano anarchico che morì davanti all’obbiettivo. Si tratterebbe dell’operaio tessile Federico Borrell Garcia, detto “Taino” appartenente alla Juventudes Libertarias (affiliata alla CNT) ucciso nel 1936 , all’età di 24 anni da una pallottola franchista sulla collina di Las Malaguenas , presso Cerro Muriano.
Ma c’è anche un’altra versione – dice Denis Curti -, quella riportata da Richard Whulan, , biografo e studioso di Capa secondo cui il Miliziano è stato colpito da una pallottola di “fuoco amico” , durante un’esercitazione. Secondo questa ipotesi Capa è riuscito a scattare quella immagine  perchè si trovava in un punto privilegiato e protetto , proprio perchè amico e sostenitore del movimento antifranchista …”

https://www.mostrarobertcapa.it/

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Di Carlo Gajani scrive il prof. Renato Barilli : ” nella stupenda galleria di ritratti – (iniziata negli anni Settanta)… si dimostra ancora una volta quanto in definitiva (Gajani) sia stato per l’intera sua carriera renitente all’imperativo di un approccio fotografico con la sua propensione a darsi come specchio fedele della realtà. Qui invece interviene una falcidia implacabile della realtà, cadono inesorabilmente tutti i contenuti interni ai volti,… i tratti veramente caratterizzanti emergono a nudo… i profili si rendono massimamente eloquenti…”
il 21 settembre nella Casa Gallery
è consigliata la prenotazione

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William Eugene Smith (Wes) studiò fotografia a Notre Dame nell’Indiana diventò successivamente free lance collaborando con prestigiose riviste americane , dal 1944 cominciò a viaggiare per Life , come corrispondente di guerra, dal 1947 al 1954, venne ferito in Giappone e lavorò assieme a Maragareth Bourke White uno dei più “grandi eroi del reportage e del saggio fotografico  … Le sequenze e le fotografie intendevano trasmettere un significato di per sè, rappresentando il nucleo essenziale di una storia , accompagnate da didascalie  e infine corredate da un testo, le immagini di Smith andavano molto oltre il consueto reportage. un testo (scrive il curatore Urs Stahel, nella presentazione)

Nel 1954 a causa del suo carattere e della sua richiesta di indipendenza WES abbandonò il giornale , era sempre attento al raggiungere una perfezione nei suoi lavori spesso consegnando fuori tempo i lavori  commissionati alal ricerca del perfezionismo.

Dopo essersi divorziato dalla moglie  vendette la sua casa e si trasferì a New York , all’interno di un edificio in cui si suonava il jazz.

In quel momento  gli venne chiesto di fare delle fotografie di Pittsburgh, il servizio che doveva avere la durata di due mesi finì con il coinvolgere  WES per una ricerca oltre alla fotografia e durò per due anni, in quelle foto c’era la ricerca della società industriale in corso di sviluppo, le etnie, il miscelarsi di culture e tradizioni diverse (polacchi, tedeschi, ma anche cittadini neri ) che vivevano nello stesso territorio assieme alla città che da piccolissima si stava trasformando in una capitale industriale, annerita dal fumo di carbone e di vapori che rendevano l’atmosfera  acre e nebbiosa.

Il lavoro gli venne rifiutato , parte lo donò alla biblioteca pubblica di Pittsburgh, ci sono diverse foto scattate in biblioteca in mostra ,che a sua volta lo ha aggiunto o alla collezione al Carnegie Museums of Pittsburgh e noi oggi, per la prima volta in Italia, riusciamo a vedere grazie a questa sinergia col Museo di Pittsburgh ,il lavoro di William Eugene Smith al Mast.

William Eugene Smith fotografato da Crane nel suo studio

 

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Non è la prima volta che al Mast si parla di Pittsburgh, città dell’Acciaio, per l’occasione è stato invitato Dan Leers  che ha parlato del Museo Carnegie dedicato ad Andrew , il fondatore, che ha creato un impero modello non solo per la Pennysilvania, a fine ‘800.

Il museo Carnegie raccoglie oltre 6 mila foto sullo sviluppo della città che oltre all’acciaio si era specializzata nel trasporto marittimo beneficiando del fiume e delle sue correnti che trascinavano i pesanti materiali che servivano alla lavorazione.

Pittsburgh , a partire dalle sue industrie e dalle sue risorse diventò una città brulicante, ricca di etnie , le persone che lavoravano nell’industria si radicavano e la città si espandeva. I fotografi tenevano l’attenzione su questo sviluppo  e sulle sue contraddizioni .

Il filo conduttore di questa conferenza  è la mostra di Eugene Smith che fece un servizio fotografico a Pittsburgh durato due anni e che si vide rifiutato il lavoro, rimangono le sue foto ora in mostra al MAST .

Molti fotografi ripresero Pittsburgh dice Dan Leers , Margareth Bourke White, Edward Weston, Lee Friedlander , Lewis Hine , nel progetto della FSA Roy Steicker dedicò uno spazio alla città dell’Acciaio.

Quella luce soffusa pregna di fumo e nebbia della città industriale presagisce alcuni importanti dichiarazioni sull’ambiente.

Alcune foto che sono nel Museo :

 

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Il contributo di Henri Carter Bresson alla fotografia è di fondamentale importanza, definisce un approccio fotografico nuovo e a tutt’oggi insuperato. Bresson fonda l’Agenzia Magnum con altri colleghi , decidono dove andare e per sè Bresson sceglie l’Asia, gli altri fotografi sono Roger Rodger , Robert Capa, David “Kim ” Seymour, William Vandivert.

 

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Ezra Pound in alto, Henri Matisse

 

Fra le foto di viaggio di Henri Cartier Bresson c’è la seconda foto in alto che si riferisce all’attività di Bresson come partigiano, nella foto una partigiana riconosce una collaborazionista dei nazisti e viene fatto un processo popolare per strada.

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Si è conclusa il 17 giugno la mostra su Henri Cartier Bresson alla Mole Vanvitelliana di Ancona.

La fotografia di Henri Cartier  Bresson nasce come un netto rifiuto al pittorialismo , al sentimentalismo ma anche alla straight photography americana . Cartier Besson è il fermento parigino che lo accomuna sia pure non esteticamente a Marcel Duchamp e a Man Ray , la  fotografia bressoniana esprime un nuovo dinamismo etico e sociale. Bresson  si avvicina alla fotografia negli anni ’30 in una modalità sorprendentemente moderna . Allievo di Lothe e del surrealismo Bresson dice di non averlo mai tradito.

La mostra, curata da Denis Curti è supportata dal  catalogo .  La mostra, dopo Ancona ritornerà a Parigi e al suo stato conservativo nel caveau.

Biografia di Bresson e cronologia

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