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Archive for the ‘Maestri della fotografia’ Category

Si è conclusa il 17 giugno la mostra su Henri Cartier Bresson alla Mole Vanvitelliana di Ancona.

La fotografia di Henri Cartier  Bresson nasce come un netto rifiuto al pittorialismo , al sentimentalismo ma anche alla straight photography americana . Cartier Besson è il fermento parigino che lo accomuna sia pure non esteticamente a Marcel Duchamp e a Man Ray , la  fotografia bressoniana esprime un nuovo dinamismo etico e sociale. Bresson  si avvicina alla fotografia negli anni ’30 in una modalità sorprendentemente moderna . Allievo di Lothe e del surrealismo Bresson dice di non averlo mai tradito.

La mostra, curata da Denis Curti è supportata dal  catalogo .  La mostra, dopo Ancona ritornerà a Parigi e al suo stato conservativo nel caveau.

Biografia di Bresson e cronologia

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Dopo il Duomo di Modena , il Compianto di Cristo Morto di Niccolò dell’Arca, il Tempio Malatestiano di Rimini ora “Lumen” diel Maestro Nino Migliori approda a Napoli con la struggente scultura di Giuseppe Sanmartino “il Cristo velato”.
Parlare di Lumen è ripercorrere la visione , già Brassai per Notre Dame aveva iniziato questo percorso visivo, in quale luce, nei secoli, a lume di candela, sono state viste queste opere, prima della illuminazione radiale alla luce elettrica?
Il linguaggio dell’immagine e delle sue zone luce/ombra con il Maestro Nino Migliori acquisiscono valore, storicità e aggiungono delle seggestioni alle struggenti opere d’arte. Da Artribune

Il Maschio Angioino ospita l’ultimo progetto del fotografo Nino Migliori (Bologna, 1926) dal titolo Lumen – Cristo velato. L’artista è solito ritrarre le figure, perlopiù scultoree, utilizzando come unica fonte luminosa quella delle candele, cogliendo nelle opere un profilo del tutto singolare. La mostra indaga il Cristo velato, magnifica opera del Settecento di Giuseppe Sanmartino custodita nel Museo Cappella Sansevero.
Dopo i riflessi degli specchi e delle luci della Infinity room, si è accolti nella seconda sala dove trovano spazio le fotografie in cui vengono ritratti i dettagli dell’opera del maestro napoletano, realizzata in un unico blocco di marmo e diventata celebre per il sudario trasparente scolpito che ricopre il Cristo morto.
Il percorso fotografico si alterna ad alcune citazioni letterarie di autori che hanno ammirato il Cristo velato, come Matilde Serao e Adonis, e termina con un video in cui Migliori racconta la propria arte. Il fotografo sperimenta materiali e linguaggi e quando individua una particolare opera la lascia raccontare alla luce. Così è nato Lumen, il “progetto itinerante a lume di candela” che ha visto protagoniste diverse città, tra cui Parma per le formelle dello Zooforo del Battistero, i Leoni e le Metope del Duomo di Modena, il Compianto di Niccolò dell’Arca a Bologna, il Monumento per Ilaria del Carretto nel Duomo di Lucca, e i rilievi della Cappella dei Pianeti e dello Zodiaco nel Tempio Malatestiano di Rimini. (Tratto da http://www.artribune.com/arti-visive/fotografia/2018/03/fotografia-e-luce-nino-migliori-a-napoli/

 

Tratto da “L’arte di guardare l’arte”

Cappella Sansevero a Napoli | La Pudicizia (anche detta Pudicizia velata) di Antonio CORRADINI, è dedicata a Cecilia Gaetani dell’Aquila d’Aragona, madre di Raimondo di Sangro, che morì nel dicembre del 1710, meno di un anno dopo la nascita del figlio.

La scultura raffigura una donna completamente coperta da un velo semitrasparente, cinta in vita da una ghirlanda di rose, che ne lascia intravedere le forme ed in particolare i tratti del viso. Essa è considerata il capolavoro del Corradini (già autore in passato di altre figure velate), del quale è elogiata l’abilità nel modellare il velo che aderisce con naturalezza al corpo della donna.

La composizione è carica di significati: la lapide spezzata sulla quale la figura appoggia il braccio sinistro, lo sguardo come perso nel vuoto e l’albero della vita che nasce dal marmo ai piedi della statua simboleggiano la morte prematura della principessa Cecilia. Il tema della vita e della morte è ripreso dal bassorilievo del pilastro su cui poggia la statua, raffigurante l’episodio biblico conosciuto come Noli me tangere, nel quale Gesù risorto dice alla Maddalena di non cercare di trattenerlo nel mondo dei vivi.

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di Francesca Parenti

4 marzo 1933: Franklin D. Roosevelt viene eletto trentaduesimo Presidente degli Stati Uniti d’America. Sono passati solo cinque anni dalla Grande Depressione che ha colpito il paese e a cui si aggiunge, rendendo ulteriormente drammatica la situazione, uno stato di siccità gravissima che, dal 1932 al 1936, flagella interamente la zona del corn-belt, terre nelle quali si estendono ampie pianure e fertili colline del centro e del middle west degli States. Con il New Deal, un esteso piano di riforme economiche, politiche agricole e sociali, promosso e avviato dallo stesso Presidente, Roosevelt intende risollevare la nazione dalla grave situazione che ha messo in ginocchio l’economia industriale e agricola di interi stati, colpendo duramente gli strati più deboli della società statunitense. Vengono immediatamente presentati al Congresso due provvedimenti, subito approvati: l’Agricultural Adjustment Act e il Farm Credit Act (1933): entrambi i decreti tentano di arginare il downgrade dei prezzi agricoli e contemporaneamente di fornire prestiti agli agricoltori (il 22% dell’intera popolazione americana) i quali, considerato l’ammontare di debiti contratti, sono costretti a emigrare, trasformandosi da proprietari terrieri in semplici braccianti con salari altalenanti. Per far fronte alla crisi agricola, il governo crea, in seno al Department of Agriculture, l’Agricultural Adjustment Administration la cui gestione è affidata a Rexford Guy Tugwell (docente di economia alla Columbia University, nonché consigliere del Presidente) e a Roy Stryker (che segue i corsi di Tugwell e di cui poi diviene assistente).

Sarà proprio Stryker a gestire e indirizzare la ricerca della Farm Security Administration (precedentemente nominata Resettlement Administration). Egli intuisce la necessità di un progetto sistematico e continuativo, fondato su una ricerca fotografica che documenti la reale situazione delle città e delle campagne, nonché lo stato dei lavoratori agricoli: la FSA diventa una vera agenzia in cui si producono e diffondono immagini di carattere sociale e documentario. Sebbene il programma sia stabilito e concordato anche attraverso frequenti riunioni, ognuno dei fotografi, differente per formazione e attitudini, si esprime attraverso una personale specificità stilistica. Il materiale prodotto dalla FSA non può essere considerato unitario da un punto di vista puramente fotografico, ma è il risultato di linguaggi molteplici e diversificati. Si è scelto qui di sottolineare l’attitudine narrativa di Dorothea Lange e la libertà di composizione di Ben Shahn, offrendo contemporaneamente la possibilità di un contatto con altri sguardi: la rimeditazione delle tradizioni iconografiche dell’Ovest di Arthur Rothstein; l’attenzione formale e l’ironia di Marion Post Wolcott; lo snodo verso una scrittura più duttile in Jack Delano; il punto di vista afroamericano di Gordon Parks. Una scelta limitata rispetto al corpusdi fotografie selezionate da Arturo Carlo Quintavalle, acquisite dall’Università di Parma all’inizio degli anni Settanta e che costituirono uno dei primi nuclei archivistici su cui crebbe il CSAC (oltre che la base della mostra Farm Security Administration, Sala delle Scuderie, Parma, 1975). L’attuale proposta espositiva aspira a essere comunque foriera di riflessioni: un nuovo attraversamento di quella lontana, ma così attuale, epopea.

http://www.sifest.it/il-festival/farm-security-administration/

 

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Helen Levitt (Brooklyn, 31 agosto 1913 – New York, 29 marzo 2009) è stata una fotografa documentaria statunitense.

È cresciuta a Brooklyn (New York) e una volta finita la scuola ha subito cominciato a lavorare nel campo della fotografia presso uno studio nel Bronx.

Nel 1937, intrapresa la carriera dell’insegnamento, rimase fortemente affascinata dai chalk drawings, i disegni coi gessetti colorati tipici della cultura di strada newyorkese del tempo.

Servendosi di una Leica 35mm, assecondò la sua nuova passione e nell’arco di dieci anni scattò un gran numero di fotografie di chalk drawings. Il suo lavoro culminò in un’uscita editoriale soltanto nel 1987con In The Street: chalk drawings and messages, New York City 1938-1948, una raccolta che ebbe straordinario successo e che è oggi considerata tra i più importanti libri fotografici di sempre.

Tra il 1938 e 1941 studiò e collaborò con Walker Evans, il maestro dei Subway portraits di New York. Nel 1943, Edward Steichen in persona si occupò di curare e allestire al Museum of Modern Art di New York la sua prima esposizione. In seguito, Helen Levitt seguì la strada della fotografia documentaristica.

Negli anni cinquanta lavorò a fianco di James Agee e si cimentò nella regia cinematografica. Nel 1959 e nel 1960 la Fondazione Guggenheim le commissionò dei portfolio a colori su New York. Gran parte di queste foto fu poi trafugata; le foto rimaste ed alcuni scatti degli anni successivi sono stati raccolti in Slide Show: The Color Photographs of Helen Levitt (maggio 2005). La sua prima pubblicazione fu A Way of Seeing (1965).

https://it.wikipedia.org/wiki/Helen_Levitt

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DALL’ARCHIVIO AL MONDO.
L’ATELIER DI GIANNI BERENGO GARDIN.
a cura di Alessandra Mauro e Susanna Berengo Gardin, coordinamento scientifico Laura Gasparini. In collaborazione con Fondazione Forma per la Fotografia e Contrasto.

La mostra propone di indagare  l’archivio come luogo del pensiero e della creazione oltre che di custodia della memoria del proprio lavoro. Verranno esplorate le numerose connessioni tra il processo creativo e gli oggetti di lavoro del fotografo italiano, come le macchine fotografiche, le attrezzature, ma anche i provini a contatto, documenti, video, che illustrano l’atelier, l’archivio e l’opera di uno dei più importanti fotografi italiani.

Gianni Berengo Gardin trasporta nel suo studio, in ogni sala , ai Chiostri di San Pietro,  oltre alle sue opere ricostruisce un’atmosfera , il luogo dove la memoria, la storia, gli archivi coincidono . Una scelta delle sue immagini più celebri per ribadire la forza del tempo

 

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Fino al 24 settembre al MAST una mostra fotografica su Industria e lavoro . Ad ingresso gratuito.

http://www.mast.org/

La mostra che espone delle fotografie della collezione privata trova, fra gli altri, Margareth Bourke White, Nino Migliori, anche delle fotografie di Richard Avedon, Gente del West , una emozione avere di fronte le foto del grandissimo Avedon.

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Alcune personalità bolognesi alla inaugurazione di Lumen di Nino Migliori a Santa Maria Della Vita in Via Clavature, la mostra è visibile il Martedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato, Domenica: 10.00 – 19.00 ed è ad ingresso gratuito.Per le scuole, visite guidate santamariadellavita@genusbononiae.it +39 051 230260

 

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Alessandro Bergonzoni

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Federica Muzzarelli docente di fotografia, Università degli studi di Bologna, sede di Rimini

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Il curatore della mostra Graziano Campanini

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Cecilia Matteucci

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La fotografa Daniela Facchinato

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Marco macciantelli già Sindaco di san Lazzaro ed esperto d’arte

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Nino Migliori a sinistra, il prof. Fabio Alberto Roversi Monaco, Graziano Campanini

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Urs Stahler con Nino Migliori

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la prof.ssa Vera Fortunati preside del Dipartimento di Arti Visive, Università di Bologna

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Nino e Marina Migliori con Urs Sthaler

 

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