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Archive for the ‘Maestri della fotografia’ Category

HENRI CARTIER-BRESSON. IN AMERICA
Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art
Dal 16 giugno all’11 novembre 2018
a cura di Maurizio Vanni

Dal 16 giugno all’11 novembre 2018 il Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art accende i riflettori sulla mostra fotografica “Henri Cartier-Bresson. In America”,  a cura di Maurizio Vanni, organizzata in collaborazione con Magnum Photos e Fondation Henri Cartier-Bresson con il supporto di MVIVA.

L’esposizione, che si compone di 101 immagini in bianco e nero, riunisce gli scatti che il fotografo parigino – fondatore della Magnum Photos insieme a Robert Capa, George Rodger, David ‘Chim’ Seymour e William Vandivert – realizzò negli Stati Uniti a partire dalla metà degli anni Trenta, quando visitò per la prima volta il Paese, fino alla fine degli anni Sessanta. Questi lavori sono riusciti a catturare la realtà e l’essenza della vita americana di allora, mostrando in particolare la diversità della ricca società americana.

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http://www.luccamuseum.com/it/mostre/main/henri-cartier-bresson-america

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A Forlì ai Musei di San Domenico , dove è ospitata la mostra di Ferdinando Scianna , al piano terra, è presente una mostra di Paolo Monti (1908-1982).
La sua precisione documentaria lo ha fatto assumere dall’istituto dei Beni culturali per la creazione di un censimento dei Beni dell’Emilia Romagna e decidere il futuro urbanistico del mostro territorio nella direzione conservativa.
Le sue foto in mostra sono 400 il prof. Andrea Emiliani in un video spiega il senso della politica del territorio da fine anni 60 ad oggi, il segreto risiede in queste meravigliose fotografie d’ambiente.
Anche la sensibilità di un Sindaco come Guido Fanti ha giocato un suo ruolo decisivo.
Come eravamo, come siamo.

https://www.beic.it/mostre/monti/bio.html

 

 

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l presidente della Regione dice che l’Emilia Romagna è un museo diffuso, percorribile in lungo e in largo, con la via Emilia , una mostra a Forlì diventa patrimonio della Regione specie se la mostra è di un grande Maestro, Ferdinando Scianna.
La mostra usa diversi percorsi espositivi movimentando lo sguardo. In queste immagini della Sicilia c’è anche la fogheraccia , tradizione comune con la Romagna, quando il 19 marzo per il giorno di San Giuseppe vengono bruciati i residui dell’inverno.
Federico Fellini in Amarcord racconta con ironia e grottescamente come al poveraccio che accende il fuoco venga scherzosamente tolta la scala per discendere.
Ma, si sa , ogni ricordo ha un suo lato pungente .

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La mostra di Ferdinando Scianna a Forlì, circa duecento foto, attraversa la carriera del fotografo e narra le principale tappe della sua carriera che comincia in Sicilia, nel 1960. Nell’audioguida della mostra che si ritira alla reception è possibile ascoltare più che l’interpretazione delle fotografie l’interpretazione del mondo di Fernando Scianna , che si ispira ad Henry Cartier Bresson.

/https://www.mostraferdinandoscianna.it/

Leonardo Sciascia Racalmuto

Marpessa

Ignazio Buttitta

Saul Bellow

Mimmo Paladino

Jacques Henry Lartigue

Henry Cartier Bresson

Martin Scorsese

ritratto in Sicilia

 

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Ferdinando Scianna, all’Università di Bologna, sede di Rimini parlò del suo lavoro fotografico , con la prof.ssa Federica Muzzarelli. Il curatore della mostra è Denis Curti.

 

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“Viaggio Racconto Memoria” di Ferdinando Scianna in prima nazionale ai Musei San Domenico di Forlì fino al 6 gennaio 2019

Dal 22 settembre 2018 è possibile ammirare nelle grandi sale al piano nobile dei Musei San Domenico a Forlì la più grande mostra antologica mai dedicata a Ferdinando Scianna, curata da Denis Curti, Paola Bergna e Alberto Bianda, e organizzata da Civita Mostre. Con circa 200 fotografie in bianco e nero stampate in diversi formati, la rassegna attraversa l’intera carriera del fotografo siciliano e si sviluppa lungo un articolato percorso narrativo, costruito su diversi capitoli e varie modalità di allestimento.
“Questa importante retrospettiva, di cui colpisce l’altissima qualità del percorso espositivo appositamente concepito per il nostro museo – osserva il presidente della Fondazione di Forlì Roberto Pinza – conferma che la Fondazione ha colto nel segno quando decise, quattro anni fa, di affiancare alle grandi mostre di arte figurativa un ciclo di ampio respiro dedicato alla fotografia, non solo come occasione di richiamo turistico ma come ‘possibilità di racconto delle vicende umane’”.

Il lungo percorso artistico di Ferdinando Scianna si snoda attraverso varie tematiche – l’attualità, la guerra, il viaggio, la religiosità popolare – tutte legate da un unico filo conduttore: la costante ricerca di una forma nel caos della vita. In oltre 50 anni di racconti non mancano di certo le suggestioni: da Bagheria alle Ande boliviane, dalle feste religiose – esordio della sua carriera – all’esperienza nel mondo della moda, iniziata con Dolce & Gabbana e Marpessa. Poi i reportage (fa parte dell’agenzia foto giornalistica Magnum), i paesaggi, le sue ossessioni tematiche come gli specchi, gli animali, le cose  e infine i ritratti dei suoi grandi amici, maestri del mondo dell’arte e della cultura come Leonardo Sciascia, Henri Cartier-Bresson, Jorge Louis Borges, solo per citarne alcuni.
“Come fotografo – scrive di sé Ferdinando Scianna – mi considero un reporter. Come reporter il mio riferimento fondamentale è quello del mio maestro per eccellenza, Henri Cartier-Bresson, per il quale il fotografo deve ambire ad essere un testimone invisibile, che mai interviene per modificare il mondo e gli istanti che della realtà legge e interpreta. Ho sempre fatto una distinzione netta tra le immagini trovate e quelle costruite. Ho sempre considerato di appartenere al versante dei fotografi che le immagini le trovano, quelle che raccontano e ti raccontano, come in uno specchio. Persino le fotografie di moda le ho sempre trovate nell’azzardo degli incontri con il mondo”.

FERDINANDO SCIANNA. Viaggio Racconto Memoria
Forlì, Musei San Domenico
22 settembre 2018 – 6 gennaio 2019

Informazioni
199.15.11.21
www.mostraferdinandoscianna.it

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All’Arengario di Monza, fino al 27 gennaio 2019 è in corso una mostra di Robert Capa, “Retrospective ” si può dire senza ombra di dubbio che questo è l’anno dell’Agenzia Magnum, che deve il suo nome all’omonima bottiglia stappata per la sua inaugurazione e che vede la collaborazione di fotografi prestigiosissimi , anche all’epoca , si erano divisi il mondo della Storia del “secolo breve “(Hobsbawn) in aree geografiche, non potevano essere in un posto tutti assieme per documentare .

Nei mesi scorsi alla Mole Vanvitelliana di Ancona  c’è stata una mostra di Henry Cartier Bresson e il rapporto con la macchina fotografia Leica, che rendeva più spedito e maneggevole  il rapporto con la fotografia. Helena Janeczech che ha scritto un libro, in seguito al rinvenimento, in Sudamerica, di una valigia con negativi, della fotografa e compagna di Robert Capa, Gerda Taro , una ebrea polacca che  a seguito delle leggi razziali si era rifugiata a Parigi e che aiutava Capa sopratutto nella divulgazione della sua immagine, non solo come fotografo di guerre,  gli cambiò il nome , internazionalizzandolo  dall’ungherese Endre Ernő Friedmann . Il libro : “La ragazza con la Leica” ha vinto il premio Margutta e il premio Strega , ed entrando, dirà Helena Janeczech con la sua stessa sorpresa nella prima cinquina del Campiello.

E’ lecito pensare che questo è l’anno della MAGNUM : uno sguardo sulla Storia
dopo Henry Cartier Bresson alla Mole Vanvitelliana di Ancona Robert Capa a Monza fino al 27 gennaio 2019
Robert Capa a Monza : Riflessione del curatore Denis Curti sul “Miliziano colpito a morte”
…questa immagine è entrata come icona nella guerra civile spagnola . Per anni si è scritto – Denis Curti, Contrasto il catalogo – che Capa avesse costruito questa immagine,  ai fini della propaganda antifranchista, facendo recitare ad un anonimo combattente repubblicano , il ruolo del soldato che muore, in un angolo sperduto dell’Andalusia.
Oggi, a seguito di numerosa ricerche, si è potuta ricostruire l’autenticità dello scatto e anche l’identità del miliziano anarchico che morì davanti all’obbiettivo. Si tratterebbe dell’operaio tessile Federico Borrell Garcia, detto “Taino” appartenente alla Juventudes Libertarias (affiliata alla CNT) ucciso nel 1936 , all’età di 24 anni da una pallottola franchista sulla collina di Las Malaguenas , presso Cerro Muriano.
Ma c’è anche un’altra versione – dice Denis Curti -, quella riportata da Richard Whulan, , biografo e studioso di Capa secondo cui il Miliziano è stato colpito da una pallottola di “fuoco amico” , durante un’esercitazione. Secondo questa ipotesi Capa è riuscito a scattare quella immagine  perchè si trovava in un punto privilegiato e protetto , proprio perchè amico e sostenitore del movimento antifranchista …”

https://www.mostrarobertcapa.it/

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