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Archive for the ‘Covid 19’ Category

Abbiamo ricevuto una mail del medico e scrittore Renato Rondinella che interviene sulla sanità ai tempi del Corona Virus  e che ringraziamo per il contributo

In epoca di Coronavirus, nel momento cioè della verifica del disastro palese  sotto gli occhi di tutti, anche profani, che ci consente oggi di vedere e comprendere con notevole chiarezza, in che baratro ci abbiano portato decenni di sciagurate politiche sanitarie tese a ridimensionare pesantemente il ruolo professionale del Medico, la sua formazione e, con essi il ruolo del Servizio sanitario pubblico, credo possa tornare utile o attuale la rilettura di alcune considerazioni da me fatte e pubblicate nel 2018 sul bollettino dell’Ordine di Medici di Bologna.

Tutto ciò è stato possibile, in tutto il Paese, ma sopratutto a partenza dalle Regioni del Nord , mediante tagli continui di spesa sanitaria pubblica e misure  create con falsi, pomposi pretesti di democrazia ed efficienza, in realtà solo ad oggettivo vantaggio della privata sanità, del potere farmaceutico delle multinazionali, con la trasformazione della Sanità in azienda, quindi valutabile solo come “costo e profitto”. A vantaggio oltre che, ovviamente, delle autoreferenziali  burocrazie di una classe politica, amministrativa e sindacale, trasversale a tutte le forze politiche, convergenti nel progetto comune.
Un contributo modesto, ma, spero,  utile per chi mi legge.
Renato Rondinella.

 

Considerazioni o divagazioni senili di un medico, ormai maturo, sulla prefazione del Prof. Luigi Condorelli al “ Manuale di Terapia clinica ragionata “del Suo allievo G.M. Rasario, 1969.

Sfogliando e rileggendo la premessa ad un vecchio manuale di Terapia clinica di un grande Medico italiano, Maestro indiscusso negli anni ormai lontani della mia formazione accademica e morto nel 1985, mi ha fortemente colpito la Sua prefazione che, a quell’epoca, non avevo probabilmente neppure notato.

Colpito non solo per lo stile ed i contenuti che essa sicuramente presenta e che paiono un poco “aristocratici” e sicuramente inusuali per i giovani medici formatisi a partire dagli anni 90 del secolo scorso a tutt’oggi. Ove però, al termine aristocratico, attribuisco, allo stato attuale delle cose, un valore diverso da quello corrente, divenuto ingiustamente deteriore, nell’accezione comune.

Ma anche diverso da quello che fu il mio, come studente e poi medico di una generazione che molto si è battuta contro quella che battezzammo come la “ Medicina dei Baroni” e le sue manchevolezze.

Non è questo revisionismo senile: rivendico infatti la giustezza di quelle lotte a favore di una Scienza Medica più democratica e al servizio dei Cittadini-Pazienti, a prescindere dal loro censo e condizione sociale e per la costruzione di una struttura sanitaria pubblica, allora sicuramente deficitaria o classista.

Ma credo che occorra fare una certa autocritica, anche personale, rispetto al passato, per rivalutare non solo gli insegnamenti di Uomini di grande cultura e valore, ma soprattutto lo spirito positivo e quanto di attuale e di utile sia rimasto nell’opera di quelli che furono grandi Maestri. Specie in questi tempi di crisi ormai perpetua e di grande caduta dei valori fondanti di una Società umana almeno decorosa e accettabile. Ciò non certo a vantaggio di chi, come me, ha già percorso la più parte del suo cammino professionale, ma soprattutto dei giovani Colleghi, sicuramente meno fortunati di noi nel loro approccio alla Professione Ippocratica.

Specie oggi che Grandi Maestri si fatica a trovarli!

Ma veniamo al testo di Condorelli che così recitava:

“ Faccio una confessione: non ho mai letto, durante il periodo della mia formazione, nonché studiato, un libro di terapia clinica.

La terapia costituisce l’aspetto più artistico della Clinica………

Nell’indicazione terapeutica infatti non vi è solo la valutazione del momento anatomo-funzionale, ma anche quella più delicata e ardita della maniera di come il malato, nelle particolari condizioni in cui si trova, reagirà al farmaco che stiamo per prescrivere.

Aspetto questo che sappiamo, essere estremamente mutevole di cui non prevediamo l’evoluzione (quindi la prognosi).

Ordunque non basta un corredo di solide cognizioni di patologia e farmacologia per essere un felice clinico, ma è necessario possedere una potenza di rappresentazione tale per cui, nella mente, il fantasma della malattia raggiunga una tale definitiva concretezza da permettere l’intuizione del modo con cui il paziente reagirà al farmaco stesso e dell’evoluzione che il morbo assumerà sotto l’influenza del nostro intervento curativo.

Atto questo di pura intuizione e quindi eminentemente artistico.

E l’Arte non s’impara sui libri.

Artista non diventa chi non nasce dotato. Ma anche chi nasce dotato per diventare artista deve essere coltivato. L’artista in embrione può infatti rimanere eternamente allo stato potenziale se non è educato, o si matura molto lentamente e stentatamente se non trova una Guida.

Nel nostro glorioso ‘500 italiano la fucina degli artisti non era l’Accademia, e il loro strumento di educazione non erano i libri: essi si creavano nelle gloriose “botteghe “ dei grandi Maestri,

vedendo operare…….. Poi i più dotati, dopo alcuni anni di comunione spirituale con il Maestro, spiccavano il volo e diventavano a loro volta Artisti veri, cioè Maestri. I non dotati imparavano la tecnica, rimanevano buoni artigiani.

Orbene quanto abbiamo detto per le arti figurative avviene anche per la Clinica: i libri, le lezioni cattedratiche non possono dare che un orientamento. Il lato artistico della clinica non si può coltivare che lavorando nella “bottega” di un vero Maestro (ciò sia detto nel senso nobile delle botteghe dei grandi artisti del ‘500).

Cioè nelle cliniche, nei grandi reparti ospedalieri. E’ lì solo che si coltiva l’attitudine clinica del giovane medico, che diventerà a sua volta Artista, ovvero Maestro o semplice modesto artigiano della medicina”.

Credo che queste parole, pur così contraddittorie rispetto all’attualità corrente, possano stimolare riflessioni estremamente attuali e importanti, in un mondo che ha preso tutt’altro indirizzo filosofico e, purtroppo operativo, ad opera di un legislatore almeno disattento e di un burocrazia amministrativa che, non da oggi è divenuta, senza averne i titoli, quella che gestisce o pretende di gestire la cosa pubblica sanitaria. Senza alcun confronto costruttivo controllo o verifica con i Tecnici della Salute, in primis i Medici.

Il livello in cui i burocrati della sanità hanno ridotto il sistema sanitario ed assistenziale pubblico mi ha fatto sicuramente rimpiangere quelli che abbiamo a suo tempo definito i “vecchi baroni”, i quali sono stati però, pur in un tempo forse di medicina classista, sicuramente Maestri e Grandi Insegnanti di Scienza Medica e Cultura.

Certo le carriere oggi non si costruiscono più dopo durissimi anni impiegati per superare esami d’idoneità nazionale prima per Assistente, poi Aiuto e Primario, seguiti da altri lunghi anni di attività nei reparti, ed infine di concorsi pubblici per il ruolo, che non erano certo la perfezione, ma che portavano in ogni caso il Medico a studiare duramente per almeno altri 10 anni dopo la laurea e le specializzazioni.

L’anticamera oggi non si fa più sui libri o negli esami e soprattutto nella“ Bottega” dei Maestri, cioè nelle corsie e nei reparti.

Ma alla porta delle segreterie di partito (quando va bene), perché le carriere e le promozioni si fanno solo per chiamata diretta dei burocrati amministrativo-politici, il più spesso a prescindere dal merito, capacità e preparazione.

Il risvolto peggiore di lotta trentennale condotta per ottenere il ridimensionamento della categoria medica è stato però quello di aver tolto ai giovani Medici la consapevolezza di essere loro la Centralità culturale su cui costruire un progetto scientifico per la salute di tutti i Cittadini, trasformandoli invece in genuflessi subalterni, facilmente ricattabili, privati di ogni capacità creativa e propositiva, e soprattutto decisionale.

Mortificati in ogni risvolto professionale e intellettuale, oltre che salariale, condannandoli ad un mortificante e infinito precariato. Infine anche sfruttando il revanscismo sociale di altre professionalità culturalmente non sufficientemente preparate in senso tecnico. Ancorché costituite da figure operativamente importanti in una logica di Equipe multidisciplinare complessa. Equipe in cui però non ci sia confusione di ruoli e soprattutto di studi, esperienza specifica e competenze.

Pensiamo, per tutto questo, che sia nostro compito attuale portare a conoscenza dei Cittadini che ancora non abbiano compreso in che baratro ci e soprattutto li abbia condotto una teoria e una pratica della Medicina in cui la formazione è stata parcellizzata in mille frammenti, perdendo completamente di vista l’unitarietà, la concreta specificità e individualità dell’uomo ammalato. In una parola la Sua Umanità.

Ed in cui l’organizzazione della Sanità e dell’Assistenza sociale sia stata trasformata, attraverso la perversa logica del “ Compatibile e del Profitto aziendale” nel principale, quanto incongruo sistema per risanare l’economia del Paese.

In molti casi purtroppo anche con meno nobili o reconditi e inconfessabili fini, come la cronaca quotidianamente ci svela.

Peraltro senza riuscirvi minimamente, nonostante i continui tagli di spesa, la soppressione di oltre settantamila posti letto e la non sostituzione di oltre diecimila medici andati in pensione che abbiamo subito negli ultimi dieci anni. Per ricordare con questo, oltre al continuo aumento dei balzelli e l’assalto alle previdenze dello Stato Sociale sotto gli occhi di tutti, solo alcune delle più grossolane ed evidenti operazioni di “pulizia etnica” effettuate a scapito della salute degli Italiani.

Ma anche nostro ormai imprescindibile compito interno quello di riaprire un dibattito culturale e scientifico che sappia riportare alla luce le concezioni sulla Medicina come Arte secondo la logica degli antichi Maestri che ci hanno reso grandi nel Mondo e non una didattica medica fatta a “quiz a crocette”; alla parcellizzazione e sezione anatomica dell’Uomo in mille frammenti e sottospecializzazioni; a dati informatici impersonali e statistici spacciati per cultura e imposti per decreto. Con lo scopo che dovrà essere il tornare a formare Maestri o, almeno, buoni Artigiani della Medicina. Partendo magari dai molteplici spunti teorici e d’impostazione scientifica presenti anche nel discorso di Condorelli.

Bologna, gennaio 2018.

Renato Rondinella

 

Allo Zibaldone di Bologna , osteria che ha menù culturali in Via San Vitale, 66 presentazione del libro del dr. Renato Rondinella . Sono intervenuti, l’attore e regista Giulio Pizzirani, Zap&Ida, Nino Campisi, regista, coordina Paolo Giuffrida

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