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Il comunicato stampa della Galleria Ono

ONO arte contemporanea è lieta di presentare la mostra “Glad to be Glam: fotografie di Michael Putland” una retrospettiva che vuole celebrare alcune delle più importati icone del Glam attraverso le fotografie di Michael Putland.

La mostra è la prima di una serie di antologiche che ONO realizzerà nella stagione espositiva 2018 -2019 che vogliono andare ad indagare la cultura popolare e lo stile inglese dagli anni 50 ad oggi.
Questo primo appuntamento vuole indagare il Glam inglese come movimento trasversale che ha influenzato ed attraversato moltissimi generi musicali.

Le fotografie di Michael Putland in mostra includono artisti come David Bowie, Marc Bolan, Elton John e i Queen – tipiche icone del Glam – fino ai Kiss, George Michael e ai Duran Duran, che hanno portato avanti una rivoluzione di strass, piume e paillettes nel decennio di maggior crisi economica e grigiore dell’Inghilterra del dopo guerra. Dopo gli anni del boom economico e della Swinging London infatti, la società britannica entra in una profonda crisi, i così detti anni di piombo. Alla contrazione dei consumi, alle contestazioni e alla recessione risponde la cultura popolare con un singolare fenomeno che verrà chiamato “Glam”.

Se già dal nome, una abbreviazione di galmour, il riferimento al lato estetico è evidente, è altrettanto difficile circoscrivere il Glam che se pure è stato un genere musicale preciso, dal punto di vista visivo e dello stile ha influenzato artisti anche molto diversi. Loro comune denominatore era il colore, l’eccesso di spettacolarizzazione della performance che andava di pari passo con un abbigliamento ed un trucco vistoso e a base di brillantini.

Di questi nuovi protagonisti della scena musicale alcuni non hanno superato l’esame del tempo, ma chi lo ha fatto ha ancora una grande influenza nel mondo della musica, tra di essi Elton John, Freddie Mercury e i Queen, Bryan Eno e i Roxy Music, Marc Bolan e ovviamente David Bowie. Da questo elenco è evidente come all’interno dello stesso genere si alternassero intenti più leggeri e giocosi ad istanze anche musicalmente più sperimentali. Entrambi però hanno contribuito ad una generale liberazione dei costumi sessuali, ad un piegamento delle normali definizioni di genere che ha avuto grossa eco anche sulle persone comuni, scendendo dal palco e segnando anche un passo importante per i diritti LGBT+, motivo per cui il probabilmente il Glam fu un genere di maggior successo in Inghilterra rispetto che nei più puritani Stati Uniti.

Nelle immagini di Putland si alternano momenti da palco con istanti di quotidianità, in tour, nei backstage o in casa, per mostrare dall’interno e con uno sguardo previlegiato un movimento tanto cangiante quanto ancora importante e con una influenza continua nel mondo della musica.

Nel bookshop di ONO sarà disponibile la monografia di Michael Putland appena edita “The music I saw” (Lullabit, 352 pp.)

La mostra (17 maggio – 29 luglio 2018) è composta da 50 opere. Ingresso libero. Con il patrocinio del Comune di Bologna.

 

Alcune delle foto di Michael Putland in mostra fino al 29 luglio alla Ono gallery

Dall’alto : David Bowie, Brian Eno, Boy George, George Michael , nella foto il prof. Gino Scatasta, il primo a sinistra, il fotografo Michael Putland, Giulia Zu

 

 

 

Il fotografo Michael Putland a Bologna alla Ono Gallery

In preparazione il film su “Bohemian Rapsody” In occasione della presentazione della 20th Century Fox alla CinemaCon di Las Vegas, sono state diffuse due nuove immagini ufficiali di Bohemian Rhapsody, il film di Bryan Singer incentrato su Freddie Mercury e sui Queen.Ricordiamo che nonostante Singer sia stato licenziato dal film a due settimane dalla fine delle riprese (che sono state portate a conclusione da Dexter Fletcher), rimane formalmente accreditato per la regia della pellicola.

Nel cast troviamo Rami Malek (Freddie Mercury), Joe Mazzello (Joe Deacon), Ben Hardy (Roger Taylor) e Gwilym Lee (Brian May).

La pellicola approderà nelle sale americane il 2 novembre 2018.

Scritto da Justin Haythe, il film è prodotto da Graham King, Jim Beach e Singer.

Per tutta la vita ha accudito gli altri, prima bambinaia poi badante, alla fine era sola , viveva in ospizio per persone indigenti e trascorreva le sue giornate ad osservare il mondo che girava attorno ad una panchina dei giardinetti. Ora le fotografie di Vivian Maier sono nello sfarzoso Palazzo Pallavicini a Bologna riconoscimento, sia pure postumo, della sua attività di fotografa di strada che ha colto l’essenza del mondo con la sua Rolleiflex che teneva perennemente al collo, simbolo di una ricerca non solo artistica , com’è il desiderio di tutti i fotografi che desiderano coinvolgere l’osservatore nel loro mondo.
Dopo Bologna Vivian andrà a Chicago grazie a John Maloof che ha creduto in lei e che la sta facendo conoscere . Ha fatto un film “Alla ricerca di Vivian Maier” che ha vinto l’Oscar nel 2015.
Fino al 27 maggio Vivian Maier è a Bologna sono previsti sconti per i possessori della musei card.

 

 Una sala al centro degli eventi della fotografia europea di Reggio Emilia presso la Banca d’italia vede il coinvolgimento del Mast di Bologna . E’ esposta  la mostra MAST Foundation for photography grant on industry and work, dedicata ai lavori di quattro fotografi (che hanno esposto le loro collezioni al Mast nei giorni scorsi)  che affrontano le tematiche dell’immagine dell’industria e del suo ruolo sociale ed economico come luogo dove avviene il lavoro, ma espandendo anche lo sguardo all’impatto dell’industria sulla nostra cultura. La mostra è dedicata ai lavori di quattro fotografi di giovane età provenienti da tutto il mondo: Mari Bastashevski (Russia), Sara Cwynar (Canada), Sohei Nishino (Giappone) e Cristobal Olivares (Cile). Nishino e Cwynar sono stati nominati vincitori a pari merito del concorso GD4PhotoArt, che da quest’anno prende il nome MAST Foundation for photography grant.

Le mostre affrontano, da punti di vista e con prospettive totalmente diversi, il tema dell’importanza del lavoro e dell’industria, proponendo scorci su questo tema che parlano anche delle differenti sensibilità degli autori degli scatti, sia per i temi trattati (dagli zuccherifici abbandonati in riva al Po fino all’abbandono delle case alla città di Flint, in Michigan, la cui acqua è contaminata, fino ai prodotti dell’industria che giocano con la nostra psicologia) che per lo stile delle immagini.

Mari Bastashevski, Sara Cwynar, Sohei Nishino e Cristóbal Olivares fanno luce su quattro realtà geografiche e umane che riflettono le rapidissime trasformazioni in atto nel mondo a livello economico e produttivo e le loro implicazioni ambientali, sociali, ed etiche nella vita di ciascuno di noi.

Dobbiamo continuamente prendere atto di quanto siano scarse le nostre conoscenze sul mondo della progettazione, dello sviluppo, della produzione, del marketing e della vendita di prodotti, di quanto sia limitata la circolazione di immagini provenienti da questi settori.

A grandi passi, la ricerca, la tecnologia e la finanza hanno reso astratto il nostro mondo. Tanto più importante ed essenziale diventa allora visualizzarlo: solo restituendolo attraverso le immagini possiamo tentare di seguirne i percorsi, di comprendere gli aspetti più radicali della digitalizzazione, l’apertura di nuovi ambiti, nuove conoscenze, nuovi materiali e nuovi modelli finanziari. E la comprensione del mondo è condizione primaria ed essenziale per l’esistenza di un cittadino adulto e responsabile in una società libera e democratica.

http://www.mast.org/MASTPHOTOGRANT
Le prime due immagini  sono tratte dal video della regista Enza Negroni e si riferiscono a Sara Cwynar  con alcuni particolari della fabbrica di cosmesi e la voce dell’autrice commenta l’uso del colore

Cristóbal Olivares parla dei profughi boliviani  e promesse non mantenute dei contrabbandieri che li fanno fuggire

Sohei Nishino fotografa il  Po

Urs Sthaler il curatore delle mostre con gli autori al Mast alla presentazione delle mostre

Sabato 19 maggio alle ore 17 il Museo della Città “Luigi Tonini” (via L. Tonini, 1 – Rimini) ospita la conferenza di Fabio Severi su”Montefeltro e Malatesta. Due grandi dinastie”.

L’appuntamento rientra nel  ciclo di incontri “Nel Sigillo di Sigismondo”, dedicato alla grande figura di Sigismondo Pandolfo Malatesta(1417 – 1468), all’interno delle Celebrazioni malatestiane nel sesto centenario della nascita e cinquecentocinquatensimo della morte.

Fabio Severi presenterà il frutto di oltre due anni di ricerche, studi e confronti: un racconto che vedrà come protagonisti i componenti delle due Dinastie – Montefeltro e Malatesta – che per secoli hanno caratterizzato la storia della Romagna e non solo: Ulderico, Buonconte, Guido, Nolfo, Federico…e poi Malatesta da Verucchio, Pandolfo, Galeotto, Sigismondo, Novello, e ancora Francesco Sforza, Filippo Maria Visconti, Alfonso d’Aragona, Papi, Imperatori.

Il periodo storico è soprattutto quello del nostro grande Rinascimento e le vicende riguardano fatti di notevole importanza come, ad esempio, gli scontri tra guelfi e ghibellini, il Papato e l’Impero, il Concilio di Costanza, le belligeranze fra le varie Signorie, la Pace di Lodi, il Congresso di Mantova, la minaccia Ottomana.

Fabio Severi è nato a Rimini nel 1943 e dal 1953 ha vissuto a Milano. Docente di Tecnologia grafica presso un Istituto Tecnico Industriale per Arti Grafiche e il Centro Sperimentale Italiano di Giornalismo, Fabio Severi ha scritto e pubblicato numerosi studi e articoli su riviste specializzate del settore grafico (Annunciatore poligrafico, Rassegna grafica, Poligrafico italiano, ecc.) e collaborato con case editrici quali De Agostini, Fabbri, Rizzoli, Mondadori, AFHA. Più volte Commissario Governativo agli Esami di Maturità Tecnica Industriale. Nel 1980 e 81 ha fatto parte del “Progetto 11” del Ministero degli Affari Esteri, nel quadro della collaborazione tra Italia e Brasile, supportando gli insegnanti dell’Istituto SENAI di arti grafiche, prima a Milano e poi a Rio de Janeiro. Ha partecipato a gruppi di studio e commissioni a livello regionale (Regione Lombardia) e nazionale (ENIPG) riguardanti l’istruzione e i programmi didattici nel settore professionale grafico. Dal 1998 al 2001 ha fatto parte del progetto europeo Projet Leonardo a Tours, Madrid, Milano e Krefeld. Ha svolto consulenze ed è stato CTU per i Tribunali di Milano e di Bergamo. Conclusa l’attività didattica, nel 2013 è tornato nella sua Romagna e vive a Riccione ove si dedica allo studio, alla ricerca storica, alla fotografia, alla stesura di articoli di vario genere per riviste periodiche e quotidiani e alla presentazione di argomenti storici riguardanti i Malatesta e i Montefeltro. Nel 2017 è diventato accademico della Rubiconia Accademia dei Filopatridi di Savignano.

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Il ciclo di conferenze “Nel Sigillo di Sigismondo” proseguirà fino al 29 settembre 2018: dopo Fabio Severi la Sala del Giudizio del Museo della Città vedrà avvicendarsi studiosi e ricercatori come Luca Cesari e Piero Lucchi, sabato 2 giugno Ezra Pound e i Malatesta,Gabriello Milantoni, sabato 29 settembre A Oriente dei Malatesta.

Tutti gli incontri si terranno con inizio alle ore 17 nella sala del Giudizio del Museo della Città (via Tonini 1 – RIMINI)

La partecipazione è libera e gratuita

Info 0541 793851
http://www.museicomunalirimini.it/agenda/pagina1037.html

Biblioteca Gambalunga – Sala della Cineteca, ore 18

venerdì 18 maggio

UN MARE DI FOTOGRAFIE

Identità balneare della città nell’Archivio fotografico della Gambalunga

conversazione di

ALESSANDRO SISTRI

 

Ai partecipanti interessati sarà dato in omaggio una copia di

Negli interstizi del tempo. L’archivio fotografico della Biblioteca Gambalunga

Sono ” Un mare di fotografie” quelle che si conservano nell’archivio fotografico della Biblioteca Gambalunga, banca di immagini imponente, formata da oltre un milione e mezzo di fotografie, che illustrano il territorio riminese in quasi due secoli di storia.  Ne parlerà venerdì 18 maggio alle ore 18, nella Sala della Cineteca Cineteca, Alessandro Sistri, che racconterà l’Identità balneare della città nell’Archivio fotografico della  Biblioteca Gambalunga.

Fin dalle origini, la fotografia ha trovato nel turismo il suo principale volano, ne è stata uno dei principali agenti di diffusione, tanto che l’immagine del turismo ha ampia rappresentazione nelle collezioni gambalunghiane: dalle foto del bolognese Pietro Poppi, scattate fra il 1890 e il 1896 agli album del pioniere della fotografia riminese Vincenzo Contessi e figli, commissionati dal Comune per la vendita dei villini e la promozione dei bagni (1881-1902), agli archivi fotografici dell’Azienda di Soggiorno, e dell’Ente provinciale turismo, per giungere alle raccolte dei fotoreporter Davide Minghini e Venanzio Raggi, col quale si aprono affacci sul secondo millennio. Dalla balneoterapia alla vacanza gioiosa, all’industria del turismo: un fitto e affascinante racconto di mutazioni culturali e antropologiche.  Il repertorio iconografico ideale per viaggiare sulle  strade sempre più intrecciate della storia, della sociologia, dell’antropologia del contemporaneo. Se poi gli oggetti/soggetti delle fotografie sono i luoghi e i rituali balneari, la fascinazione  può risultare particolarmente forte e sottile, insieme concreta e leggera, considerando che la spiaggia ha segnato e segna in modi del tutto particolari, non solo economici, la vita e l’identità della città.

 

Massimo Recalcati al Mast ritorna sul desiderio , “La forza del desiderio” che riprende nel libro presentato  al Mast nei giorni scorsi :  ” Ritratti del desiderio”. L’editore Cortina era presente.
Secondo Recalcati il desiderio è il motore della vita. Il desiderio accende la vita con una forza inconscia. La domanda seguente è : sono io proprietario del desiderio o ne sono portato? Nell’amore non scegliamo il desiderio, dice Platone il desiderio è il cavallo , non è l’io che cerca il desiderio ma il contrario. Meno c’è io meno c’è desiderio. L’io desidero non è il proprietario del desiderio. Il desiderio è senza oggetto l’unico oggetto del desiderio è il desiderio dell’altro, puoi perdermi…
La vita desiderata è vita accesa dal desiderio. A questo proposito, Recalcati ha citato l’episodio dei bambini di in orfanotrofio all’epoca di Ceausescu, i bimbi erano stati divisi in due gruppi, quelli più deboli erano stati seguiti con più attenzioni e rivelavano uno sviluppo migliore degli altri che erano in condizione di salute più stabile.
I bambini desiderati sono accesi dal desiderio dell’altro e il desiderio dell’altro vive nella risposta dell’io. Il desiderio dell’adolescenza è quello di avere il proprio odore.

Per spiegare l’essenza del desiderio , Recalcati ha fatto numerosi esempi, per spiegare la filosofia di Lacan, ha parlato di momenti distinti del desiderio. I momenti suddivisi in rivolta, attesa, noia, preghiera, noi avvertiamo l’esigenza di cambiare lo stato delle cose.
“Desiderare quello che si ha è la formula della beatitudine dice Sant’Agostino ” .
La legge con le sue proibizioni è antagonista del desiderio. Il divieto per legge stimola il desiderio.

Recalcati ha parlato di due sue pazienti cleptomani, la prima confessava di avere rubato i suoi libri nella sala d’attesa del suo studio , mentre la seconda non lo confessava. Si guarì la prima, confessa semiserio Recalcati.

La segretaria  gli suggerì di mettere un cartello : Vietato toccare i libri, Recalcati osservò che la proibizione è antagonista del desiderio, la legge fonda il peccato e spinge verso la nascita del desiderio. La trasgressione contestuale alla gente, la compulsione al rubare, perchè si gode dell’atto stesso.Il desiderio che diventa dovere .
L’importanza del ’68 ed la prima volta in Occidente ha rivendicato il diritto alla parola.