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Accanto alla mostra di Lisetta Carmi ha avuto luogo una presentazione del suo lavoro al MAST che ha visto la partecipazione di Marco Antonio Bazzocchi, Giovanni Battista martini e Giuliano Scabia .

Il rapporto di Lisetta Carmi con il mondo dell’industria era cominciato agli inizi degli anni sessanta, ma come musicista. In quel periodo in cui il fratello Eugenio ricopre l’incarico di responsabile dell’immagine  dell’industria siderurgica Italsider, la invita a tenere un corso di musica rivolto agli operai. Una volta al mese il circolo Aziendale Cornigliano fa ascoltare e commenta le musiche di Beethoven, Mozart, Schubert  e infine tira a sorte i dischi ascoltati dai presenti. Sono gli stessi anni in cui Luigi Nono registra suoni e rumori all’interno dello stesso stabilimento Italsider per utilizzarli nell’opera “la fabbrica illuminata” rappresentata in prima esecuzione assoluta  a venezia, al Teatro la Fenice , il 15 settembre del 1964, nel contesto del 27mo Festival Internazionale di Musica Contemporanea.

Quando, in seguito, l’Opera è eseguita a Genova, Lisetta Carmi ritrae Luigi Nono davanti ala locandina che ne annuncia la  rappresentazione. La composizione musicale di Nono si basa su testi di Giuliano Scabia e versi di Cesare Pavese  ed è dedicata agli stessi operai dell’ italsider di Genova a Cornigliano , ribadendo l’attualità e la centralità del lavoro operaio come oggetto di ricerca, tanto nell’avanguardia musicale di Luigi Nono quanto nella fotografia di Lisetta Carmi. (Giovanni Battista Martini, dal catalogo della mostra) .

Le foto di Lisetta Carmi dall’alto :  Edoardo Sanguineti, Carmelo Bene, Luigi Nono, Lucio Fontana, Ezra Pound , le foto dei transessuali

 

 

Nel 1964 dopo appena quattro anni delle sue prime fotografie , Lisetta carmi realizza uno dei più significativi reportage del dopoguerra sul tema del lavoro. La sua indagine si sofferma sul porto di Genova e sul suo rapportoprofondo, ma al tempo stesso contraddittorio con la città. Rigidamente divisa in classi sociali che vivono in aree urbane ben delimitate, la città è intrisa di moralismo cattolico nei quartieri alti e di ortodossia comunista nei quartieri operai, senza spazio nè fisico nè mentale per il dialogo. Carmi intende mostrare alla città i territori chiusi, nascosti alla vista ma sopratutto alla coscienza. Lo farà in maniera dirompente, pochi anni più tardi con il lavoro sul ghetto dove vivono i travestiti genovesi, ma è proprio con l’indagine sul porto che prende forma il suo peculiare sguardo , volto a sfidare i perbenismi   e le convenzioni senza alcuna retorica. Nell’universo maschile del lavoro operaio , Carmi porta rispetto e pudore. Da subito, è chiaro allo spettatore  eche la fotografia  è un mezzo non il fine.(Dal catalogo della mostra Giovanni Battista Martini).

 

C’è la storia di Bologna nella musica della dr. Dixie Jazz Band , dottor perché uno dei fondatori, Leonardo “Nardo” Giardina era un professore , che ha trascinato nella musica jazz  tutta la cerchia di amici e colleghi in questa avventura che ha attratto a Bologna i più grandi jazzisti del mondo, compreso Chet Baker che si aggirava in vestaglia fra le Due Torri fra un drink e l’altro, e una paglia e l’altra , va detto.
Viene adibita a sala prove una cantina, attiva a tutt’oggi, il cui proprietario ,è sempre stato entusiasta della musica che veniva eseguita. Durante le prove è possibile ascoltare e caricarsi dell’energia della Band.
A quell’epoca Francesco “Checco” Coniglio era davvero giovanissimo , il prof.  Leonardo Giardina garantiva per lui e Lucio Dalla alle frontiere per le turnee.
La leggenda narra anche di un po’ di ruggine tra Pupi Avati e Lucio Dalla, come fa un ragazzino come quello ad essere così bravo? Ha sempre dichiarato apertamente Pupi Avati.
Così Checco ha raccontato le sue memorie in questo libro edito da Minerva che sarà presentato lunedì all’oratorio di San Rocco , e ci sarà anche la dr. Dixie Jazz Band al completo  ad accompagnare Checco.
Raccontava Leonardo” Nardo “Giardina, il leader della formazione, che la sua passione per il jazz nacque quando gli Alleati liberarono Bologna il 21 aprile 1945 a suon di quella musica, di Glenn Miller, a cui rimase sempre fedele.
Quando suo padre vide che trascurava gli studi di medicina mise sotto le ruote della sua auto l’ ottone di Leonardo Giardina , ottenendo il risultato di rendere quella musica  una leggenda e una storia musicale che ha unito e unisce generazioni comprese le matricole e i goliardi che sono sempre invitati alle serate,  di tutta Bologna e non solo .
Lunedì 9 dicembre alle 18 all’oratorio di San Rocco.

La Biennale ( internazionale) della fotografia di industria a Bologna, che ha appena chiuso invita ad una riflessione permanente su opere che analizzano le trasformazione dell’industria da cento anni a questa parte mostrando le convergenze fra le varie tecniche.
Il fotografo Delio Jasse, angolano, 1980, si concentra sul Luanda che, si stima, nel 2030 avrà una popolazione di 15 milioni di persone. La via da megalopoli l’ha già intrapresa, in cambio dello sfruttamento delle risorse petrolio e diamanti la Cina offre una possibilità di espansione, strade, infrastrutture aeroporti. Che differenza c’è con il precedente colonialismo portoghese ? pare chiedersi Delio, che negli archivi urbani di Luanda assembla materiali con particolari tecniche fotografiche che lo vedono direttamente in azione in laboratorio. Ed ecco che gli strati delle immagini affiorano e formano un’altra, tridimensionale immagine. La scrittura nelle sue foto è ottenuta con una foglia d’oro che riproduce i vecchi timbri del passato colonialismo e accenna alle risorse preziose dell’Angola.

Dopo vent’anni di guerra civile, l’Angola ha vissuto un periodo rinascita e forte rilancio economico e sociale fino alla fine del secolo scorso , fino al collasso avvenuto nel 2014 in seguito al crollo del prezzo del petrolio , che costituisce, assieme alle risorse minerarie, in particolare diamanti e ferro , la più importante fonte di sussistenza dell’intero Paese.

La fotografia è il prinicipale strumento d’indagine dell’artista africano che tuttavia non la utilizza in maniera convenzionale riprendendo nuove immagini ed esponendole così come sono , ma le concepisce come uno strumento fluido e malleabile,parte di un processo più ampio. Jasse , in pratica, non lavora con la fotografia , ma sulla fotografia… (tratto dal catalogo della mostra a cura di Francesco Zanot) 

 

I dati aggiornati della vendemmia 2019 riportano una raccolta equivalente a 43 milioni di ettolitri di vino, ai quali vanno aggiunti 14,5 milioni di ettolitri di vino nuovo, non Vino Novello attenzione, ancora in fermentazione e 15,5 milioni di mosti.

Il Vigneto Italia è tutto sommato in buona salute. Alle regioni del nord appartiene oltre il 60 % del vino prodotto in Italia.

La raccolta ricalca la campagna del 2018 che fece registrare 42,9 milioni di ettolitri di vino, 15,3 di mosti e 15,3 di vini nuovi in fermentazione. Il 50 % e più risulta essere vino a denominazione con prevalenza dei vini rossi per il 53,5 %, 25,9 % sono vini IGP e pure qui prevalgono i vini rossi con il 55,2 %, i vini varietali sono appena l’1,6 %, i vini da agricoltura ed uve certificate biologiche sono il 5,8 %, il restante 22,3 % sono vini da tavola. In Emilia Romagna l’annata 2019 ha fatto registrare un calo nella raccolta che oscilla tra il 20 e il 25 %  in meno in confronto con il 2018.

La resa totale è di poco superiore agli 8 milioni di ettolitri rispetto ai 10,3, della ultima vendemmia 2018. In Romagna abbiamo il calo maggiore che arriva in certe zone fino al 32 %, ed è più marcato per le uve rosse.

In Emilia l’area che si estende da Bologna fino a Piacenza denuncia un calo medio del 15 % con una diminuzione nella raccolta per le uve a bacca bianca. Sui Colli Bolognesi è il Pignoletto, simbolo del territorio, a subire cali anche superiori. L’uva è di ottima qualità ma ce n’è meno come ci confermano il Dottor Carlo Gaggioli e sua figlia Letizia dalla Cantina sulle colline di Zola Predosa al Borgo delle Vigne.

Recentissimamente la cantina ha ricevuto il premio Qualità  – Prezzo dalla Guida del Gambero Rosso per il Merlot Colli Bolognesi e alla 21° Rassegna Interregionale dei Vini Spumanti e Frizzanti a Verona ha visto premiati tutti i tre vini che aveva presentato: Rosato Brut Spumante Letizia, Pignoletto Spumante DOCG Il Francia Brut e Pignoletto Frizzante DOCG Colli Bolognesi.

Sempre secondo il Gambero Rosso il Ristorante dell’Agriturismo Borgo delle Vigne condotto magistralmente da Letizia Gaggioli è nella TopTen dei migliori ristoranti nei dintorni di Bologna. Ottime le prospettive per le nostre esportazioni.

Di fronte ad un leggero regresso nel mercato inglese il vino italiano progredisce assai bene in Giappone con un 15,7 % in più e ancora meglio hanno fatto le nostre bollicine, soprattutto quelle di qualità con un incremento medio di oltre il 20%, e buone prospettive si aprono in Corea del Sud anche se in questa nazione il consumo di vino è ancora limitato.

I famigerati ed ingiusti dazi voluti dal presidente degli Stati Uniti stanno invece penalizzando i liquori e i distillati italiani.

Nel mercato Usa i nostri ottimi prodotti hanno una quota del 17 % e sono al terzo posto per vendite dopo Francia e Irlanda. È un vero peccato perché a differenza di chi ci precede si registra un aumento delle vendite, tendenza confermata negli ultimi dieci anni. Il mercato Usa è  il secondo per importanza per le esportazioni italiane di questi prodotti, dietro a quello tedesco che assieme a Francia e Regno Unito assorbono i due terzi della produzione dei nostri pregevoli distillati e liquori.

Umberto Faedi

Nelle foto dall’alto : la tenuta Gaggioli, il dott. Carlo Gaggioli, la raccolta dell’uva, Letizia e Carlo Gaggioli, Lorenza Gaggioli ritira il premio

 


Bologna, dalle periferie al centro

Opere di Maurizio Tangerini

acura di Jacopo Cenacchi

Inaugurazione: 30novembre 2019, ore 17.00 30

novembre 2019 –11 gennaio

2020STUDIO CENACCHI

Via Santo Stefano 63, Bologna

Sabato 30 novembre 2019 alle 17.00  è stato inaugurato allo Studio Cenacchinel cuore di Bologna, la mostra “Bologna, dalle periferie al centro” con 25 recenti opere di Maurizio Tangerini. L’esposizione,a cura di Jacopo Cenacchi e che si avvale del testo critico del Prof.Vittorio Baglieri, proseguirà fino all’11 gennaio 2020.

La mostra, dedicata a Bologna, presenta lavori recenti (olie tecniche miste su tela, su carta applicata e su cartone)del noto pittore,bolognese d’adozione,Maurizio Tangerini.

Il tema delle città è molto caro all’autore,  fra tutte, quella che lo coinvolge empaticamente è sicuramente Bologna.

Anche se l’artista ne è un figlio adottivo in quanto proveniente da Cento, si può affermare che Bologna è la sua madre di elezione, alla quale continua a tributare la sua opera con appassionata dedizione.

Le sue rappresentazioni colgono un angolo, un portico in momenti di vita, con persone reali che vivono la loro esistenza con gesti naturali, senza alcuna affettazione, ma in una quotidianità nella quale ognuno si può riconoscere.

Basta un particolare, un lampione, un’insegna, un autobus per connotare immediatamente un luogo.

Tangerini è un artistache ha grande padronanza delle tecniche pittoriche: acrilico, olio, catrame, acquerello. I suoi lavori ad acquerello sono immediati, icastici: colgono le scene trascinandoci dentro ad esse.

Le scene urbane sono rappresentate nel loro divenire quotidiano con persone che calcano la scena come in un palcoscenico naturale.

Le periferie sono colte nella loro esistenza contemporanea:  certi di edifici abbandonati; visioni di asfalto marcate da una linea bianca continua che si perdono allo sguardo, senza persone e dove le macchine assenti riescono ad accendere visioni opposte perché ci si immagina di vederle sfrecciare in lunghe code.

Tangerini non esprime giudizi moralistici sulla desolazione delle periferie, ma spande un abbraccio artistico consolatorio, perché non si può amputare Bologna dalle sue periferie.

Ma proprio per questa presa di coscienza che si sostanzia nelle rappresentazioni della città e dei suoi sobborghi, ci giunge chiaro e forte un messaggio artistico intrinseco di amore filiale per Bologna, unito alla consapevolezza per l’alienante desolazione di pezzi di periferia.

BIOGRAFIA MAURIZIO TANGERINI

Maurizio Tangeriniè nato Cento in provincia di Ferrara nel 1958, vive e lavora a Casalecchio di Reno (Bologna).

La passione e l’attitudine per il disegno e la pittura nascono fin da ragazzo. Crescendo tra i professori e gli insegnanti al circolo del D.L.F. della città natale ha affinato le capacità e allacciato i contatti con l’ambiente artistico presente nella provincia.

Si è iscritto all’Accademia di Belle Arti di Bologna dove ha conseguito il diplomanella cattedra principale di pittura tenuta dal Prof. E.Contini discutendo una tesi con lo stesso professore e il docente di Storia dell’arte Prof. Walter Guadagnini su Lucian Freud, pittore e nipote di Sigmund Freud.

Il suo lavoro, pur articolandosi anche nella scultura e nell’incisione, si concentra sulla pittura, che declina su diversi supporti e con varie tecniche. Rappresenta vedute luminose e tonali, città e luoghi del contemporaneo; a questi lavori si affiancano impegnativi studi di figure di un realismo corposo, forme plastiche tinte di vitalità e vigore.

Luce e colore sono le sue espressioni più evidenti, strumenti per la ricerca di una dimensione mentale dove lo scopo principale è il raggiungimento di una dimensione e uno stato d’animo che lo scorrere frenetico del nostro quotidiano ci ha fatto trascurare.

Questi sono gli stimoli che rispecchiano un’indole ricercatrice e lavoratrice, sempre protesa verso una riscoperta del nuovo: ne sono infatti una testimonianza i suoi lavori, sempre molto diversi tra loro.

Ha esposto in varie città d’Italia in mostre personali e collettive. Lavora nello studio di Casalecchio e insegna in vari circoli culturali della città. Tiene corsi di disegno, anatomia e figura, acquarello e pittura ad olio.

STUDIO CENACCHI

La galleria d’arte Studio Cenacchi nasce nel 2016 dalla ricerca e passione di Jacopo Cenacchi per l’arte contemporanea.

Lo spazio espositivo, di 160 mq, si sviluppa su tre piani di Palazzo Ghiselli Vasselli, edificio del Cinquecento situato in Via Santo Stefano 63, nel centro di Bologna.La galleria ha proposto artisti che si esprimono con i più diversi medium.

Studio Cenacchi mantieneun rapporto diretto con gli artisti, ricercando scrupolosamente la qualità delle opere proposte.

Vengono rappresentati artisti storicizzati e contemporanei, italiani e di altre nazionalità.Forniamo un attento servizio di consulenza per l’acquisto di opere d’arteed effettuiamo sopralluoghi presso i domicili dei clienti, per realizzare progetti volti alla collocazione delle opere d’arte negli ambienti abitativi e di lavoro

.www.studiocenacchi.com

INFORMAZIONI UTILI

TITOLO: Bologna, dalle periferie al centro con 25 opere di Maurizio Tangerini, datate dal 2015 al 2019

A CURA DI: Jacopo Cenacchi

DOVE: Studio Cenacchi, Via Santo Stefano 63, Bologna

INAUGURAZIONE: 30novembre 2019, ore 17.00

DATE DI APERTURA: 30novembre 2019 –11gennaio 2020

ORARI: da martedì a sabato dalle 15.30 alle 19.00o

su appuntamento

EVENTI DURANTE LA MOSTRA: sabato 7 e sabato 14 dicembre dalle 16,30 alle 18,30 l’artista dipingerà dal vivo acquerelli per illustrare ai presenti questa tecnica pittorica

APERTURE STRAORDINARIE:domenica 15 e domenica 22 dicembre ore 16,00 –19,00

CHIUSURE STRAORDINARIE,

OLTRE AI GIORNI FESTIVI: martedì 24 e martedì 31 dicembre

CATALOGO REALIZZATO DA Jacopo Cenacchi

STAMPATO DA Nuova Grafica Imola

SPONSOR: Madera Engineerin

La Biennale (internazionale) della fotografia industriale, 11 mostre che hanno indagato  sulla tecnosfera , foto e installazioni  , dove la ricerca  è stata in equilibrio al contesto dell’ambiente in cui è  stata ospitata , in dialogo. Dall’affluenza sembra che il Mast abbia centrato l’obiettivo, riuscire a parlare a tutti senza specialismi e formando una coscienza in materia .
Le mostre hanno chiuso il 24 novembre ma  Antropocene , al Mast, permarra’ fino a gennaio .

Per la mostra di Luigi Ghirri si è potuta ammirare l’installazione  a Palazzo Bentivoglio , nei sotterranei , le strutture hanno messo in primo piano le fotografie , senza aggiungere alcun elemento nello spazio oltre la cornice. E si è potuta ammirare la splendida location dei Sotterranei di Palazzo Bentivoglio. (foto di Roberta Ricci)