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Alla Biennale della fotografia di Foto/industria : partecipa John Meyers con il suo servizio fotografico “Black Country” .

Al momento della sua osservazione visiva John Meyers ha 40 anni (siamo nel 1981-1982) e fotografa il corrispettivo nel territorio della signora Margaret Thatcher che con la sua politica di privatizzazione delle industrie e delle miniere crea un avanzamento del settore terziario, rendendo le precedenti attività una sorta di archeologia industriale. Si avverte il malcontento, in queste immagini ,che sono uno specchio di quegli anni .

Foto/Industria Bologna 2017
La fine delle manifatture
mostra fotografica di John Myers
a cura di Fondazione MAST

John Myers cattura uno dei cambiamenti più importanti subiti nella seconda parte del Novecento dal paesaggio e dalla società inglesi: la fine delle manifatture e l’affermarsi del mondo dei magazzini, della logistica, della vendita al dettaglio e delle distese d’asfalto. Le sue fotografie sono state scattate fra il 1981 e il 1988 nella regione dell’Inghilterra che viene chiamata Black Country, nota come “l’officina del mondo”, negli anni del declino del settore manifatturiero e della trasformazione radicale del paesaggio industriale esistente.

 

 

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MARTEDI’
21 novembre 2017                                            con il contributo:
Ore 21
Le vie della memoria
Viaggio nella memoria
Vito Paticchia
già ricercatore presso l’Istituto Beni Culturali, progettista di grandi cammini a carattere storico-escursionistico
Silvano Monti
veterinario, autore di documentari e romanzi sulla società rurale dell’Appennino

Salone Bolognini
Convento San Domenico
Piazza San Domenico 13 – Bologna
I MARTEDI’ DI SAN DOMENICO

Viaggio nella memoria

Il Centro San Domenico, aderendo ad un bando della Legge regionale n. 3 del 3 marzo 2016, “Memoria del Novecento. Promozione e sostegno alle attività di valorizzazione della storia del Novecento”: cultura.regione.emilia-romagna.it/temi/promozione/memoria-del-novecento, ha realizzato un progetto articolato in più incontri concatenati. Questi, nello spirito della nostra attività, rilanciano una riflessione che coniuga i grandi temi della storia del Novecento con quella dei territori delle storie dei singoli e delle comunità, le quali devono essere lette, indagate anche con una conoscenza diretta dei luoghi e con una costante capacità critica degli episodi, della storiografia in un tempo in cui la manipolazione delle fonti è una costante da contrastare.

Il viaggio è in genere, un cammino di conoscenza e una ricerca di se stessi, un incontro con l’altro: talvolta, però, è la ricerca che diventa un viaggio, un cammino per trovare tracce e memorie di storie che si sono depositate nei territori. Ed è la ricerca il filo conduttore di due percorsi che nel tempo si incrociano scoprendo affinità e analogie, alimentando nuove ricerche e nuovi viaggi.

Con Vito Paticchia viaggeremo, partendo dai National Archives americani e dai BundesArchiv tedeschi, seguendo mappe, foto, documenti e racconti  ci muoviamo sul fronte di guerra della seconda guerra mondiale in Italia alla ricerca delle tracce di quella Linea Gotica che sono poi diventate un lungo percorso di centinaia di chilometri: un cammino dal Tirreno all’Adriatico, dalle Alpi Apuane ai crinali dell’Appennino fino agli argini del Senio e alla foce del Reno, liberando dall’oblio storie, personaggi  e territori.

Con Silvano Monti viaggeremo, partendo da una foto e da un filmato anch’essi provenienti dagli Archivi americani che ritraggono il passaggio di un carro di sfollati, donne e bambini che ritornano nelle loro case tra Montese e Castel d’Aiano del marzo 1945, prende avvio una ricerca per tentare di dare un volto e un nome a quegli ignari personaggi. Aiutato dal suo ruolo di veterinario, entra in contatto con persone che per età e origini potessero essere a conoscenza di particolari inerenti quei documenti.
I MARTEDI’ DI SAN DOMENICO

SENTIERI DELLA MEMORIA

Viaggi attraverso sentieri di storia

Programma
ü Sabato 18 Novembre 2017 (ATTENZIONE, CAUSA MALTEMPO QUESTO ITINERARIO E’ STATO RINVIATO A DATA DA DEFINIRE)
Ritrovo ore 9.30 a Livergnano (nel cuore della linea gotica), piazzetta centrale sulla  statale della Futa visita al Centro di documentazione sulla seconda guerra mondiale “Winter line”; poi passeggiata fino a Sadurano su sentiero  CAI 809 (2 ore fra andata e ritorno, dislivello +300 -300); pranzo al  sacco; sarà possibile per chi volesse fare l’anello di Monte Rosso (4 ore in  tutto, dislivello +450 -450)
In caso di brutto tempo, dopo aver visitato il centro di documentazione di Livergnano, si andrà a Piamaggio (vicino a Monghidoro) a visitare il  museo della civiltà contadina e dell’emigrazione (molti monghidoresi negli  anni ’50 andarono a lavorare nelle miniere di carbone in Belgio); pranzo in  trattoria; se resta tempo si potrebbe andare al cimitero tedesco della Futa.

ü Sabato 25 Novembre 2017
– partenza da Bologna alle ore 8.00 da Porta S. Isaia con le proprie auto.
ore 10.00 a Castel D’Aiano: se il tempo è bello si sale in mezz’ora a Monte della Spé per vedere le trincee della Linea Gotica.
In caso di pioggia o cattivo tempo, a Castel d’Aiano si andrà a vedere la proiezione del Plastico della Linea Gotica (circa 50′)
Trasferimento a Iola di Montese (20′): visita al Museo (max 1 ora) che conserva una ricca collezione di reperti storici della Linea Gotica e della cultura materiale della montagna modenese. Se il tempo lo permetterà si potrà salire in cima a Monte Terminale (15′) per visitare anche qui postazioni tedesche e americane.
ore 13,00 (o anche prima in caso di maltempo) Pranzo presso l’Agriturismo Le Padulle a Iola.
ore 15.00 partenza per Bologna.
Per informazioni e adesioni:  Tel. 051 581718 – 3404817977 o tramite posta elettronica  centrosandomenicobo@gmail.com
Con il contributo:
NOTIZIE
LE VIE DELLA MEMORIA

Mostra di immagini del fotografo Aniceto Antilopi

Dolore e Libertà

La Linea Gotica è stata un groviglio di mondi e di passioni, un atroce susseguirsi di vita e di morte, un tritacarne, un girone infernale.
Mesi dominati dal dolore e dalla violenza, da sofferenze inflitte o patite, vittime e carnefici, prede della paura e interpreti della brutalità, eroismo ed angoscia, patiboli e distruzioni, la bestialità della guerra.
Ma è stata anche un prima e un dopo, un punto di non ritorno, un’occasione di quelle in cui bisogna scegliere, perché da quel confine in poi niente sarebbe stato come prima.
È stata soprattutto il momento finale di un desiderio di riscatto, l’apice del sussulto di dignità che ha percorso l’Italia e che attraverso quella cruenta purificazione è riuscito a diventare Libertà.
Queste fotografie vogliono essere una sequenza di impressioni.
Non si tratta di una ricerca sistematica, né tantomeno di una schedatura per immagini riferita alle centinaia di segni che settant’anni dopo ancora riconducono alla Linea Gotica, non ha pretese di completezza o di organicità.
È un modo per cercare di fermare i sentimenti che si provano dinanzi ai monumenti, camminando fra le tombe e le lapidi, di fronte ai lunghi elenchi di morti, nei resti dei ricoveri abbandonati e nei bunker di cemento, nelle cripte e negli ossari, sui crinali dell’Appennino, davanti alle vallate, alle spiagge, agli argini dei fiumi.
È un tentativo di rendere fotograficamente le mie emozioni.
(Aniceto Antilopi)

Le fotografie sono il frutto di uno studio del fotografo Aniceto Antilopi durato due anni (2013-2015), durante i quali egli ha visitato e documentato il territorio interessato dalla Linea Gotica, dalla Versilia fino a Pesaro, fotografando paesaggi, fortificazioni, monumenti, lapidi e cimiteri dove riposano le vittime civili delle stragi e i giovani di tutte le nazionalità caduti in questa zona durante la fase finale della seconda guerra mondiale.
Con parte delle immagini è stata realizzata una mostra fotografica composta da 85 fotografie in bianco e nero. Il “Gruppo di Studi Gente di Gaggio” ha pubblicato un catalogo in lingua italiana e inglese di oltre 200 pagine che accompagna la suddetta mostra, già allestita in varie sedi delle province interessate (Lucca, Pistoia, Bologna, Cesena, Rimini) e anche in Lombardia.
Le foto sono montate su cornici in legno di cm 45×55 con passepartout di colore bianco.

Info: la mostra sarà aperta dal 21/11 al 7/12 – 051581718 – 3404817977

Con il contributo:

NOTIZIE

Cari amici,
all’inizio del nuovo anno di attività del Centro, il 48°, ci permettiamo ricordarVi l’importanza di rinnovare, qualora non l’abbiate già fatto, la quota associativa, valore fondamentale per la continuità del nostro cammino.
Le iniziative e i progetti per questo nuovo anno sono già partiti e come sempre troverete argomenti e presenze che saranno capaci di alimentare il piacere della riflessione e la curiosità culturale.
Il Vostro sostegno darà il segno di un percorso comune che continua, guardando al tempo in cui viviamo e nel ricordo sempre di padre Michele che ci ha stimolato in tale prospettiva. Trascriviamo  gli appoggi bancari per chi ritenesse più comodo un bonifico.
In calce riportiamo gli importi delle varie quote che ciascun Socio dovrà versare per regolarizzare la propria posizione.
Ringraziamo fin d’ora chi desiderasse contribuire all’attività del Centro, versando una quota superiore.
Vi invitiamo anche a proporre o a regolare un’iscrizione  a persone amiche che possano essere interessate a conoscere la realtà del nostro Centro.
RingraziandoVi per l’interesse che sempre ci dimostrate, in attesa di un Vostro riscontro, Vi salutiamo caramente.
Unicredit Banca, Piazza Galvani –IBAN  IT69Q0200802430000002740469
Cassa Ris Bo, Sede, Via Farini –   IBAN  IT94O063850240107400035771S

Socio simpatizzante      €        50,00
Socio sostenitore          €        80,00
Socio benemerito          €      160,00
Vitalizio                        €   2.500,00

Info: Centro San Domenico – piazza San Domenico 12 – 40124 Bologna
tel 051 581718 – fax 051 3395252 – www.centrosandomenico.it

LE ATTIVITÀ DEL CENTRO SAN DOMENICO SONO REALIZZATE GRAZIE AL CONTRIBUTO DI :
FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO IN BOLOGNA, MARCHESINI GROUP, UNICREDIT BANCA, BCC FELSINEA CREDITO COOPERATIVO, cASSA RISPARMIO DI BOLOGNA,  COOP alleanza 3.0, FONDAZIONE UNIPOLIS, GVM (Gruppo Villa Maria)

Domenica 19 novembre 2017
alle ore 17,30 alla FAR, Fabbrica Arte Rimini – Piazza Cavour

ALBERTO MINGOTTI terrà una visita guidata alla mostra
XILOGRAFIA (1924 – 1926), UN’UTOPIA GRAFICA.

Alberto Mingotti, scultore, esperto di ceramica, xilografo, studioso e appassionato collezionista di incisioni su legno ha collaborato all’evento con un saggio in catalogo dedicato all’opera xilografica di Arturo Martini e Lorenzo Viani, due tra i più significativi artisti del secolo scorso. Si tratta di un testo determinante per capire i motivi che hanno spinto Martini e Viani a confrontarsi col decorativismo internazionale del loro tempo.

La sala più importante e centrale alla Far della mostra XILOGRAFIA (1924-1926) Un’utopia grafica è infatti quella dedicata all’opera xilografica di Viani, mentre alcuni straordinari e inediti pezzi di Arturo Martini sono esposti all’interno della mostra “La rinascita della xilografia in Italia agli inizi del Novecento”, evento collaterale in corso presso il Museo della Città.

La visita partirà dalla sede della Far alle 17,30 e proseguirà al Museo della città.

La visita guidata è gratuita.

La vasta mostra, che è articolata in diverse sezioni e presenta trecento opere circa, si sviluppa su due sedi, la FAR e il Museo della Città; è a cura di Alessandra Bigi Iotti, ed è dedicata all’incisione su legno di inizio Novecento in Italia. In modo particolare viene esplorata la rivista XILOGRAFIA, fondata da Francesco Nonni, stampata con incisioni originali a Faenza negli anni Venti presso l’editore Fratelli Lega. Le ragioni che sanciscono l’importanza della rivista Xilografia sono molteplici e, tra queste il fatto che con le sue 360 incisioni originali è uno dei gioielli italiani dell’Art Deco.

Machina e meccanismi é il titolo del lavoro di Marten Lange , il fotografo svedese che è il più giovane fotografo degli eventi in mostra della biennale di fotografia dell’industria e del lavoro, a Bologna e che , che il 19 novembre chiuderà. L’esposizione in corso al Teatro San Leonardo offre due letture , la bellezza della tecnologia negli impianti di microtecnologia estraendone il sublime Machina, 2007, mentre the Mechanism è una rassegna fotografica che forma un racconto fantascientifico sulla vita contemporanea dei piccoli ingranaggi.
L’allestimento della mostra in questo teatro storico offre una suggestione col contrasto antico/tecnologia visto in una nuova compatibile luce.

Biblioterapia. Come curarsi (o ammalarsi) coi libri 2017

REALTÀ… e mondi possibili

Claudio Bartocci

Scrittori matematici

Sabato 18 novembre, ore 17

 

Sala del Giudizio – Museo della Città

ingresso libero e gratuito fino a esaurimento posti

Sabato 18 novembre (Sala del Giudizio, Museo della Città, ore 17), Biblioterapia 2017 incontra Claudio Bartocci, docente di Fisica matematica, Geometria differenziale e Storia della matematica nell’Università di Genova. “Scrittori matematici” è il titolo della sua conversazione, che ci introdurrà al rapporto con la verità e la realtà intessuto dalla matematica.

Per questa tappa essenziale nel percorso intorno a “Realtà… e mondi possibili” non potrebbe esserci guida migliore di Bartocci, che “con calviniana ‘leggerezza’ – per citare Mario Porro – naviga fra i saperi e la loro storia obbedendo al demone dell’Enciclopedia”, e le cui pagine “promuovono intrecci, fecondi incroci fra scienze e cultura umanistica”. Come nel suo ultimo libro, “Zerologia. Sullo zero, il vuoto e il nulla” (il Mulino, 2016), dialogo con un fisico, Piero Martin, e un filosofo, Andrea Tagliapietra, su quella che la presentazione del libro chiama “grammatica del non”, necessaria alla conoscenza umana, perché “lo zero, il vuoto e il nulla ci consentono di sporgerci su ciò che non sappiamo ancora, su quel non sapere che sempre circonda ciò che crediamo di sapere”.

“Scrittori matematici”, al di là della centralità che la matematica ha assunto negli sviluppi recenti della fisica e della tecnologia, intende aprire il nostro sguardo alla sua potenzialità di arte immaginativa. Negli ultimi due secoli, infatti, a seguito delle profonde trasformazioni di questa disciplina, si sono approfonditi i suoi intrecci con la letteratura: tra gli scrittori che ne sono stati influenzati, a partire dal Novecento, annoveriamo Hermann Broch, Leo Perutz, Carlo Emilio Gadda, i sodali dell’Oulipo (Raymond, Queneau, Georges Perec, Jacques Roubaud, Italo Calvino), Dino Buzzati, Umberto Eco, Max Frisch, Hans M. Enzensberger, Don DeLillo, David Foster Wallace… Se è vero infatti che letteratura e matematica sono attività dell’intelligenza, della “finzione”, e consistono nell’invenzione di mondi possibili, offrono anche strumenti per demistificare la realtà attraverso giochi di rispecchiamento, per sondare la nostra capacità (o incapacità) di dare un nome alle cose, per esplorare le possibilità (nelle parole di Calvino) di un “nuovo rapporto tra la leggerezza fantomatica delle idee e la pesantezza del mondo”.

Anche la matematica, come la letteratura, può costruire il nuovo perché sa distruggere i pregiudizi, ignora i confini del sapere; “l’intuizione creativa rovescia il motto di Sherlock Holmes: non bisogna più abbandonare l’impossibile per l’improbabile, ma dimostrare proprio quello che non pare possibile a coloro che si sentono ‘padroni del pensiero’”.

Claudio Bartocci, matematico, è docente di Geometria, Fisica matematica e Storia della matematica presso l’Università di Genova. Ha ricoperto visiting positions presso la State University of New York at Stony Brook, l’Université de Paris VII, la University of Philadelphia, l’École de Hautes Études en Sciences Sociales, Paris, la Sissa di Trieste; nel 2011 ha avuto una fellowship dalla Italian Academy, Columbia University, New York. È autore di numerose pubblicazioni specialistiche e ha diretto con P. Odifreddi, i 4 volumi della Matematica(Einaudi, 2007-2011). I suoi ultimi libri sono Una piramide di problemi (Cortina, 2012) e Dimostrare l’impossibile. La scienza inventa il mondo (Cortina, 2014; finalista premio Galileo),Zerologia: sullo zero, il vuoto e il nulla (con Piero Martin, Andrea Tagliapietra, Il Mulino, 2016), Scrittori matematici, (Codice, in corso di pubblicazione).

CALENDARIO DEI SUCCESSIVI INCONTRI

Sala del Giudizio –Museo della città

Sabato 25 novembre

Luigi Zoja, psicanalista

La morte del prossimo: eccesso di virtualità

 

Sabato 2 dicembre

Luca Serianni, linguista

Le parole e le cose: due realtà che cambiano nello spazio e nel tempo

 

Un regalo speciale la Biennale di fotoindustria a Bologna, industria ed estetica al lavoro, organizzata dal Mast di Bologna, per suggerire nuovi sguardi nel quotidiano del lavoro e della produzione.
Michele Borzoni assieme a Carlo Valsecchi e Mimmo Jodice è il contributo di un altro fotografo italiano, che presenta una ricerca sul lavoro odierno, la desolante visione delle fabbriche, delle aste fallimentari, i magazzini sterminati di Amazon o dell’Ikea, i call center il lavoro cinese in ambienti di non umana abitabilità di una vita all’insegna del solo lavoro Sotto i magnifici affreschi di Palazzo Pepoli, il cielo affrescato sopra di noi.

Eleonora e Sofia Masetti hanno acconsentito ad esporre le opere del loro padre Willy perchè le polaroid in loro possesso non finiscono di sorprenderci.

La giovane pittrice Chantal Joffe, infatti intraprende uno studio sui ritratti che sono al limite dell’inquietante, dice il prof. Renato Barilli al limite della psicopatologia, che tuttavia, aggiorna la ritrattistica e li porta dal moderno nel postcontemporaneo.

Con le sue polaroid, da tempo, a ben vedere, Willy Masetti aveva intrapreso questo percorso, quasi come se i reagenti sotto la pellicola fossero carne viva, massa sanguigna sia pure chimica, che lui sottoponeva , con il controllo degli acidi ad una continua sollecitazione e che non finivano mai completamente il loro sviluppo fotografico definitivo.

Spesso, alla fine del lungo processo di sviluppo, che Masetti otteneva in una piccola camera oscura, apriva la polaroid staccandola dai bordi, ed aveva così ottenuto un positivo ed un negativo assieme, immagini che faceva ulteriormente reagire fino a creare delle veroniche , un’immagine stampata come quella ottenuta da Veronica che raccoglie in un lenzuolo l’immagine di Cristo, a cui Willy Masetti aggiungeva l’idea del cretto, del reagente che messo all’aria si seccava e diventava rugoso creando una tattilità alla polaroid che dava un effetto di sogno che lui ingrandiva stampando l’immagine in un grande formato .

Ecco perchè ha pensato alla sostanza dei sogni, perchè è possibile attraverso la fotografia farli vivere ma anche ottenerli nel supporto.

A conti fatti l’origine della psicoanalisi e quella dell’invenzione della fotografia coincidono nella fine dell’800 e avranno ancora per molto tempo delle cose da dirsi.

                                                                                            Roberta Ricci