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Archive for the ‘Fotografia’ Category

di Francesca Parenti

4 marzo 1933: Franklin D. Roosevelt viene eletto trentaduesimo Presidente degli Stati Uniti d’America. Sono passati solo cinque anni dalla Grande Depressione che ha colpito il paese e a cui si aggiunge, rendendo ulteriormente drammatica la situazione, uno stato di siccità gravissima che, dal 1932 al 1936, flagella interamente la zona del corn-belt, terre nelle quali si estendono ampie pianure e fertili colline del centro e del middle west degli States. Con il New Deal, un esteso piano di riforme economiche, politiche agricole e sociali, promosso e avviato dallo stesso Presidente, Roosevelt intende risollevare la nazione dalla grave situazione che ha messo in ginocchio l’economia industriale e agricola di interi stati, colpendo duramente gli strati più deboli della società statunitense. Vengono immediatamente presentati al Congresso due provvedimenti, subito approvati: l’Agricultural Adjustment Act e il Farm Credit Act (1933): entrambi i decreti tentano di arginare il downgrade dei prezzi agricoli e contemporaneamente di fornire prestiti agli agricoltori (il 22% dell’intera popolazione americana) i quali, considerato l’ammontare di debiti contratti, sono costretti a emigrare, trasformandosi da proprietari terrieri in semplici braccianti con salari altalenanti. Per far fronte alla crisi agricola, il governo crea, in seno al Department of Agriculture, l’Agricultural Adjustment Administration la cui gestione è affidata a Rexford Guy Tugwell (docente di economia alla Columbia University, nonché consigliere del Presidente) e a Roy Stryker (che segue i corsi di Tugwell e di cui poi diviene assistente).

Sarà proprio Stryker a gestire e indirizzare la ricerca della Farm Security Administration (precedentemente nominata Resettlement Administration). Egli intuisce la necessità di un progetto sistematico e continuativo, fondato su una ricerca fotografica che documenti la reale situazione delle città e delle campagne, nonché lo stato dei lavoratori agricoli: la FSA diventa una vera agenzia in cui si producono e diffondono immagini di carattere sociale e documentario. Sebbene il programma sia stabilito e concordato anche attraverso frequenti riunioni, ognuno dei fotografi, differente per formazione e attitudini, si esprime attraverso una personale specificità stilistica. Il materiale prodotto dalla FSA non può essere considerato unitario da un punto di vista puramente fotografico, ma è il risultato di linguaggi molteplici e diversificati. Si è scelto qui di sottolineare l’attitudine narrativa di Dorothea Lange e la libertà di composizione di Ben Shahn, offrendo contemporaneamente la possibilità di un contatto con altri sguardi: la rimeditazione delle tradizioni iconografiche dell’Ovest di Arthur Rothstein; l’attenzione formale e l’ironia di Marion Post Wolcott; lo snodo verso una scrittura più duttile in Jack Delano; il punto di vista afroamericano di Gordon Parks. Una scelta limitata rispetto al corpusdi fotografie selezionate da Arturo Carlo Quintavalle, acquisite dall’Università di Parma all’inizio degli anni Settanta e che costituirono uno dei primi nuclei archivistici su cui crebbe il CSAC (oltre che la base della mostra Farm Security Administration, Sala delle Scuderie, Parma, 1975). L’attuale proposta espositiva aspira a essere comunque foriera di riflessioni: un nuovo attraversamento di quella lontana, ma così attuale, epopea.

http://www.sifest.it/il-festival/farm-security-administration/

 

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Aurora cucine, Lavanderia Girasole, Berti, Greslab, Screensud, Birrificio Messina, Cartiera Pirinoli, industria vettaria Valdarnese, CSC società cooperativa,Sportarredo…
Sono alcune delle imprese che, vedendosi profilare lo spettro della chiusura dell’azienda hanno visto i dipendenti uniti, a tentare la strada cooperativa, con successo pare , con una volontà ammirevole.
Ivano Adversi fotografa le persone che stanno dietro a queste coraggiose scelte di appropriazione dei mezzi di produzione .
La mostra che si è conclusa il 7 gennaio è contenuta in un catalogo che si ritira (ad offerta libera) presso la CGIL in Via Marconi,69 a Bologna nell’ufficio  Biblioteca e Archivi  tutti i giorni dalle 9 alle 13.

“La straordinaria esperienza di creazione di cooperative sorte sulle ceneri di imprese entrate in crisi, rappresenta un valore enorme per il nostro Paese , la testimonianza che il modello cooperativo può essere un valido contenitore e strumento per salvaguardare il lavoro, le imprese e ciò che rappresentano dal punto di vista sociale , culturale ed economico per la collettività. La convergenza di interessi tra loro diversi (lavoro e capitale) trova una risposta efficace nei principi del modello cooperativo e nella prassi condivisa , capaci di coniugare la dignità del lavoro e la capacità di competere nei mercati ” Tratto dalla introduzione del catalogo : “Il modello cooperativo risorsa per il Paese” di Pierluigi Stefanini.

 

 

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Mentre il giovane dittatore coreano dice di avere sulla scrivania un pulsante per attivare la bomba atomica dal Vaticano arriva una foto che riassume gli effetti devastanti della guerra, un bambino che porta con sè il fratellino morto per la deflagrazione dell’atomica a Hiroshima e Nagasaki .

Da “l’Osservatore romano : . «Nagasaki, 1945. Un ragazzo con in spalla il fratellino morto nel bombardamento atomico, attende il suo turno per far cremare il corpicino senza vita. L’obiettivo del fotografo statunitense Joseph Roger O’Donnell – si legge sul giornale della Santa Sede – fissò, nel vivido realismo del bianco e nero, quel momento insieme drammatico e composto. Un’immagine» che «ha colpito molto Papa Francesco, il quale ha voluto farla riprodurre su un cartoncino, accompagnandola con un commento eloquente, `…il frutto della guerra´, seguito dalla sua firma autografa». La tristezza del bambino solo – viene spiegato nel retro del cartoncino – si esprime nel suo gesto di mordersi le labbra che trasudano sangue»

“Uno scatto che vale più di mille parole. Una foto che racconta in un silenzio assordante, come solo una foto può fare, la tragicità della guerra, descritta negli occhi spenti di un ragazzino orfano di dieci anni. Un’immagine che scosse profondamente il fotografo, che raccontò la scena nel corso di un’intervista a un’emittente giapponese: “Vidi questo bambino che camminava, avrà avuto all’incirca 10 anni. Notai che trasportava un bimbo sulle spalle. In quei giorni, era una scena abbastanza comune da vedere in Giappone, spesso incrociavamo bambini che giocavano con i loro fratellini e sorelline portandoli sulle spalle. Ma quel bambino aveva qualcosa di diverso”.

La foto in questione , voluta dal Santo Padre è di Joseph Roger ” Joe ” O’Donnell , che aveva l’incarico di fotografare gli esperimenti delle bombe a Nagasaki e Hiroshima.

Da Wikipedia :

Alcune notizie  su Joseph Roger ” Joe ” O’Donnell (7 maggio 1922 – 9 agosto 2007) è stato un documentarista americano , fotoreporter e fotografo per l’ Agenzia di informazione degli Stati Uniti .

Nato a Johnstown, in Pennsylvania , la sua opera più famosa documentava fotograficamente le conseguenze immediate delle esplosioni di bombe atomiche a Nagasaki e Hiroshima , in Giappone, nel 1945 e nel 1946 come fotografo marino.

Morì a Nashville , nel Tennessee .

Polemica 
Una polemica seguì la stampa del suo necrologio sulla stampa. Alcune delle fotografie che erano state attribuite a O’Donnell sono state effettivamente scattate da altri fotografi. [1] Una fotografia di un salutare John F. Kennedy Jr. durante i funerali di suo padre nel 1963 fu presa da Stan Stearns per United Press International , non da O’Donnell. O’Donnell ha anche rivendicato il merito di una fotografia che mostra Stalin, Roosevelt e Churchill durante un incontro di guerra a Teheran , in Iran , nel 1943, ma O’Donnell non è noto per essere stato a Teheran in quel momento. 

Il figlio di O’Donnell, Tyge O’Donnell, attribuisce alcune delle circostanze in cui il padre si è preso il merito del lavoro altrui all’inizio della demenza negli anni ’90.

 

 

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L’Associazione TerzoTropico, e l’Associazione Paolo Pedrelli/Archivio Storico C.d.L.M di Bologna
presentano:

BELLA IMPRESA! Storie di lavoro e ordinario coraggio

Un progetto di Cristina Berselli e Elisabetta Perazzo

Fotografie di Ivano Adversi

Inaugurazione della mostra e presentazione del volume
lunedì 27 novembre 2017 | ore 17
Museo del Patrimonio Industriale (via della Beverara 123)

Fino al 7 gennaio 2018

 fino al 7 gennaio 2018 la mostra fotografica: “Bella impresa! Storie di lavoro e ordinario coraggio”, al Museo del Patrimonio Industriale di Bologna.

La crisi economica e produttiva di questi ultimi anni ha colpito duramente anche le regioni del nord più industrializzato, con tassi di disoccupazione che non si vedevano dal primo dopoguerra. Il tessuto industriale, salvo poche e pregiate realtà, è stato fortemente danneggiato. Eppure, nel mezzo di una crisi senza precedenti per durata e per entità, i lavoratori ancora una volta si mostrano non immemori di una storia che li ha plasmati, nell’idea che dal peggio può sempre nascere qualcosa di buono e di nuovo. Una ricerca di vie nuove di crescita che comportassero, accanto alla capacità produttiva e di competizione economica, anche una reale inclusione, garanzia di quella mobilità sociale di cui qualsiasi società democratica ha bisogno per non isterilirsi. La cooperazione, anche in un passato più lontano, fu lo strumento più idoneo a sostenere un modello di sviluppo capace di coniugare crescita economica ed equità sociale, grazie anche a un protagonismo positivo delle istituzioni locali, che allora promossero una grande partecipazione democratica intorno al tema della costruzione dei servizi e delle infrastrutture. Allora si trattò di costruire; ora si è trattato di salvare quello che stava morendo o di inventarsi un lavoro nuovo dalle ceneri del vecchio diventato obsoleto. La distribuzione geografica in Italia del fenomeno dei workers buyout è particolarmente rilevante nel centro nord Italia, anche se non mancano esempi significativi, illustrati nella mostra e nel volume, in altre regioni, come nel Lazio, in Campania, in Sardegna e in Sicilia, regione dove la perdita e la riconquista del lavoro si intrecciano a storie di criminalità organizzata.

L’esposizione, dunque, vuole narrare le storie di quei lavoratori che si sono rimboccati le maniche, che hanno difeso la loro azienda fino a farsene carico definitivamente, impegnandosi a proseguire nell’impegno che altri abbandonavano.
Si è cercato di farlo attraverso la ricerca fotografica e la raccolta della memoria di quanto costruito, individuando le sedi delle aziende e raffigurando le loro maestranze. Un progetto fotografico che mette al centro i lavoratori e le lavoratrici di aziende di cui ora sono anche titolari, la loro storia, la storia dei loro sforzi per sostenere un impegno imprenditoriale consapevole, la loro visione della società. (dal Comunicato stampa della Camera Metropolitana  del Lavoro )

 

Orari di apertura della mostra
Dal martedì al sabato dalle 9:00 alle 13:00
Sabato e domenica dalle 15:00 alle 18:00
Chiuso Natale, Capodanno e festivi infrasettimanali (ad eccezione del 26 dicembre e del 6 gennaio)

Info
Associazione TerzoTropico +393396247452 | terzotropico@gmail.eu | http://www.terzotropico.eu
Associazione Paolo Pedrelli +390516087219 | paolo_pedrelli@hotmail.com | www.archiviopaolopedrelli.org

 

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Il Bello delle Donne

 

 

inaugurazione sabato 16 dicembre ore 19

in mostra dal 16 dicembre 2017 al 13 gennaio 2018

presso Golem Cucina e Dintorni, Piazza San Martino 3 b , Bologna tel. 051.262620

“In questi ritratti, la bellezza esteriore non rimane fine a se stessa ma, grazie all’abilità e la sensibilità dei fotografi, diventa esaltazione dell’animo femminile, attraverso volti, espressioni, sguardi…”

Ingresso libero.

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(nella foto l’assessore alla cultura del Comune di Rimini Massimo Pulini) 

Fabbrica Arte Rimini: inaugura LUMEN, La Cappella dei Pianeti e dello Zodiaco nel Tempio Malatestiano fotografata a lume di candela

A chiudere l’anno del seicentesimo anniversario della nascita di Sigismondo Pandolfo Malatesta sarà un appuntamento di grande valore artistico: la mostra LUMEN La Cappella dei Pianeti e dello Zodiaco nel Tempio Malatestiano che, con un ciclo di opere 39 fotografie straordinarie l’artista Nino Migliori, offre l’occasione di una nuova e suggestiva interpretazione fotografica della Cappella dei Pianeti, osservata al lume di candela e che, curata da Roberto Maggiori, sarà inaugurata alla FAR – Fabbrica Arte Rimini domani sabato 16 dicembre 2017 alle ore 18 alla presenza dell’autore.

Una mostra di un grande fotografo che nasce nell’ambito delle Celebrazioni sigismondee, che Rimini ha voluto commissionare all’artista Nino Migliori capace di realizzare un nuovo ciclo di opere dedicate ad Agostino di Duccio e al Tempio Malatestiano, stilisticamente iscritto nella recente serie che ha per tema ispiratore la scultura gotica e rinascimentale.

L’occasione di una nuova e suggestiva interpretazione fotografica della Cappella dei Pianeti, osservata al lume di candela, ci restituisce un inedito sguardo su quella cruciale vicenda storica. Quelle opere di metà Quattrocento, immerse nel liquido amniotico della notte e raccolte da un geniale occhio contemporaneo, rivelano la loro dimensione gotica, più di quanto non possa fare qualsivoglia riflessione estetica o teologica.

Nino Migliori – ha detto l’assessore alle Arti Massimo Pulini nel presentare quest’oggi la mostra in anteprima alla stampa – è tra gli autori che meglio rappresentano la straordinaria avventura della fotografia che, da strumento documentario, assume valori e contenuti legati all’arte e alla sperimentazione. Oggi si considera Migliori come un vero architetto della visione, ogni suo lavoro è frutto di un progetto preciso sul potere dell’immagine, tema che ha caratterizzato tutta la sua produzione.

Nel ringraziare quanti hanno collaborato, in primo luogo la Diocesi di Rimini e la “Fabbrica del Tempio”, voglio ricordare, oltre alla Regione Emilia-Romagna per il sostegno alle Celebrazioni, anche Banca Malatestiana che ha creduto in questo progetto fin dalla sua ideazione ed ha voluto legare il suo nome, come era naturale che fosse, a questo evento di punta delle Celebrazioni Malatestiane, ed Hera che ne ha favorito la realizzazione.”

Nino Migliori – Roberto Maggiori che ha curato la mostra – fotografa dal 2006 sculture e bassorilievi del Medioevo e del Rinascimento, testimonianze di storie lontane, eppure fruite quotidianamente nelle numerose città che ospitano i tanti capolavori presenti nel Bel Paese. Opere dal linguaggio sempre più sfuggente ai nostri giorni, pervasi da una connettività caleidoscopica e chiassosa, dalla produzione, così come dal consumo, immediati.

Nino Migliori riscopre allora un linguaggio muto attraverso una modalità operativa minimale: l’essenzialità di un’inquadratura frontale e la semplice luce di un paio di candele, un modo per riproporre le opere così come erano percepite nelle meditabonde ore notturne dagli autori, e dalla cultura coeva che le ha generate, in primis quella Prisca Theologia o Philosophia Perennis a cui Sigismondo Malatesta si era ispirato nel progettare il Tempio.

Ancora una volta torna nel lavoro di Migliori l’attenzione alla memoria storica e all’immaginario collettivo, attraverso un’osservazione tesa a rilevare e risignificare la realtà tramite la gestualità, in questo caso l’orientamento di una candela in piena oscurità. Alla contemplazione dello spettatore si affianca così l’azione dell’artista, capace di amplificare i segni espressivi che evocano il fascino del Misterioso e del Meraviglioso, temi cari alla cultura rinascimentale che ha generato il Tempio Malatestiano. Migliori, “disegnando” con il chiaroscuro suggestioni fantastiche, ci trasporta in una dimensione altra, simile a quella sperimentata dai cittadini riminesi che nel 1400 avvicinavano di notte i bassorilievi di Agostino di Duccio al lume di una torcia. Un viaggio a ritroso nel tempo, quando il buio e il silenzio lasciavano spazio all’interiorità, all’immaginazione, all’incanto di una luce viva capace di isolare e animare nel profondo la materia.

“L’operazione di Nino Migliori – afferma Giuseppe Gagliano, Direttore Relazioni Esterne del Gruppo Hera che ha sostenuto l’iniziativa – rappresenta una forma viva e attualizzante di valorizzazione del patrimonio culturale, che merita di essere premiata. Da sempre attenta alle migliori esperienze culturali dei propri territori di riferimento e nella convinzione che i tesori dell’arte debbano costantemente rinascere alla luce di sguardi ed energie nuove, Hera ha così deciso di sostenere una mostra fotografica che eccede il semplice omaggio ad Agostino di Duccio e al Tempo Malatestiano, invitandoci semmai a riprogettare il nostro sguardo in funzione di una bellezza inedita, in cui cogliere di sorpresa il nostro stesso passato.”

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Vecchia Pescheria

C.so Vendemini, 51
Savignano Sul Rubicone
INAUGURAZIONE: Venerdì 8 dicembre alle ore 11.00

Orari di apertura:

• Sabato 9 dalle 9,30-12,30 | 16.00 -19.00,
• Domenica 10 dalle 9,30-12,30 | 16.00 -19.00,
• Mercoledì 13 dalle 9,30-12,30 | 16.00 -19.00,
• Sabato 16 dalle 9,30-12,30 | 16.00 -19.00,
• Domenica 17 dalle 9,30-12,30 | 16.00 -19.00.

Copyright © Associazione Cultura e Immagine

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