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Archive for the ‘Fotografia’ Category

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Al Mast di Bologna, prima delle tre lezioni dei prof. Claudio Marra e Federica Muzzarelli su “La camera chiara ” di Roland Barthes .

Appunti visivi.

La foto di Roland Barthes è di Ferdinando Scianna

 

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Sono in corso, al Mast alcune conferenze dei Prof. Claudio Marra e Federica Muzzarelli , gli incontri :

MERCOLEDÌ 4 APRILE 2018
ORE 18.30
MAST.AUDITORIUM

CLAUDIO MARRA
ROLAND BARTHES, LA CAMERA CHIARA
Roland Barthes (1915-1980), tra i maggiori intellettuali europei del secondo Novecento, autore di riflessioni seminali nei campi della critica letteraria, della semiologia, della retorica antica, dell’analisi della cultura di massa, con incarichi prestigiosi di insegnamento all’Écolè des hautes Étude en Sciences Sociales e al Collège de France, rappresenta un punto di riferimento imprescindibile per una riflessione teorica sulla fotografia. Già autore nel 1961 del saggio pionieristico Il messaggio fotografico, nel 1980 dà alle stampe La camera chiara, che esce contemporaneamente in Francia e in Italia e sconvolge il modo di pensare la fotografia e di riflettere sulla sua identità. A partire da un titolo suggestivo e in parte misterioso, tanto da essere stato spesso male interpretato, Barthes ci introduce in una dimensione affettiva della fotografia, a partire dal proprio amore per le immagini, per quelle dei grandi autori ma anche per quelle dell’album di famiglia. Il risultato è un’analisi affascinante e molto personale, capace tuttavia di far emergere gli snodi teorici fondamentali di un mezzo che ormai invade in modo totale e permanente la nostra vita.

GIOVEDÌ 12 APRILE 2018
ORE 18.30
MAST.AUDITORIUM

FEDERICA MUZZARELLI
SUSAN SONTAG, SULLA FOTOGRAFIA
Nel 1977 viene data alle stampe una raccolta di scritti di Susan Sontag (1933-2004), studiosa, scrittrice e attivista femminista americana. Tradotti in italiano l’anno successivo, quegli scritti divengono subito un classico per chiunque s’interessi, legga e si appassioni di fotografia. Il segreto della fortuna e della fama del libro risiede forse anche nella sua natura ibrida. Nei sei saggi che lo compongono, infatti, Susan Sontag lavora per illuminazioni e continue, affascinanti, citazioni dal cinema, dalla letteratura, dall’arte, alimentandole attraverso una costante contestualizzazione delle vicende della fotografia con la politica, la storia, la cultura, la comunicazione. Costruito come un susseguirsi di spunti, riflessioni e sollecitazioni, offerti con un andamento rapsodico che non abbandona il lettore fino alla fine del testo, Sulla fotografia coinvolge il lettore attraverso un apparato ricchissimo di definizioni spesso folgoranti che, se pure hanno nell’America e nella fotografia americana il principale palcoscenico, si rivelano in grado di parlare della fotografia in tutta la sua complessa identità.

Per registrarsi, cliccare qui

LUNEDÌ 16 APRILE 2018
ORE 18.30
MAST.AUDITORIUM

CLAUDIO MARRA
WALTER BENJAMIN, PICCOLA STORIA DELLA FOTOGRAFIA
Nel 1931 Walter Benjamin (1892-1940), uno dei massimi filosofi del Novecento, critico letterario e scrittore, pubblica sulla rivista tedesca Il mondo letterario un testo intitolato Piccola storia della fotografia. Gli ultimi anni venti erano stati un periodo di forte vivacità per la fotografia in Germania. Nel 1928 era stata inserita per la prima volta, come materia di insegnamento, nella scuola di design Bauhaus. Nel 1929 si era inaugurata a Stoccarda la grande mostra Film und Foto, nella quale la fotografia veniva presentata in tutti suoi sviluppi: artistici, comunicativi e di applicazione comune. Il testo di Benjamin rappresenta il primo tentativo di inquadramento storico-teorico di un fenomeno culturale complesso e ramificato, ormai fondamentale nella caratterizzazione della modernità. Le sue pagine ripercorrono le tappe fondamentali della vicenda fotografica con riferimenti all’evoluzione tecnica, ai rapporti con la pittura, alle ricadute socio-antropologiche, con un’acutezza di riflessione che travalica il contesto storico di origine rendendo ancor oggi questo testo una lettura fondamentale per comprendere il ruolo assunto dalla fotografia nella nostra cultura.

Di più :

http://www.mast.org/leggere-e-pensare-la-fotografia

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Ci ha lasciato, nei giorni scorsi , dopo una malattia che l’ha provato duramente , il fotografo bolognese Alessandro Gui, apolide, che viveva in Normandia. Accanto alla fotografia sociale di fine anni  anni ’60, il contributo di Alessandro Gui con  la fotografia di moda, di glamour, di spettacolo, che aiutavano i filoni emergenti della moda e dell’architettura a valorizzare l’Italia e le sue imprese nel settore, imprese che contavano, anche nell’hinterland emiliano , proponendo, nel mondo, oltre alle sue fotografie, una immagine italiana che si distingueva  . Michelangelo Antonioni dedicò, nel 1966, un film a questo genere di fotografia , che prese il corpo in David Hemmings/Thomas in “Blow Up”.

Alessandro Gui, appena poteva andava in barca a vela, gli piaceva il vento che gonfiava le vele, rivelò al regista Massimo Manini che gli fece una intervista nei mesi scorsi  “- Ero in barca, solo, in silenzio, in mezzo all’Oceano. Mi alzai molto presto per vedere l’alba , poi all’improvviso notai lo scintillio dei molti colori del sole  riflessi sulle onde . E scattai  le foto ” .

Piace pensare che ora sia qua, dove aveva chiesto di dimorare per sempre.

 

 

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Dopo il Duomo di Modena , il Compianto di Cristo Morto di Niccolò dell’Arca, il Tempio Malatestiano di Rimini ora “Lumen” diel Maestro Nino Migliori approda a Napoli con la struggente scultura di Giuseppe Sanmartino “il Cristo velato”.
Parlare di Lumen è ripercorrere la visione , già Brassai per Notre Dame aveva iniziato questo percorso visivo, in quale luce, nei secoli, a lume di candela, sono state viste queste opere, prima della illuminazione radiale alla luce elettrica?
Il linguaggio dell’immagine e delle sue zone luce/ombra con il Maestro Nino Migliori acquisiscono valore, storicità e aggiungono delle seggestioni alle struggenti opere d’arte. Da Artribune

Il Maschio Angioino ospita l’ultimo progetto del fotografo Nino Migliori (Bologna, 1926) dal titolo Lumen – Cristo velato. L’artista è solito ritrarre le figure, perlopiù scultoree, utilizzando come unica fonte luminosa quella delle candele, cogliendo nelle opere un profilo del tutto singolare. La mostra indaga il Cristo velato, magnifica opera del Settecento di Giuseppe Sanmartino custodita nel Museo Cappella Sansevero.
Dopo i riflessi degli specchi e delle luci della Infinity room, si è accolti nella seconda sala dove trovano spazio le fotografie in cui vengono ritratti i dettagli dell’opera del maestro napoletano, realizzata in un unico blocco di marmo e diventata celebre per il sudario trasparente scolpito che ricopre il Cristo morto.
Il percorso fotografico si alterna ad alcune citazioni letterarie di autori che hanno ammirato il Cristo velato, come Matilde Serao e Adonis, e termina con un video in cui Migliori racconta la propria arte. Il fotografo sperimenta materiali e linguaggi e quando individua una particolare opera la lascia raccontare alla luce. Così è nato Lumen, il “progetto itinerante a lume di candela” che ha visto protagoniste diverse città, tra cui Parma per le formelle dello Zooforo del Battistero, i Leoni e le Metope del Duomo di Modena, il Compianto di Niccolò dell’Arca a Bologna, il Monumento per Ilaria del Carretto nel Duomo di Lucca, e i rilievi della Cappella dei Pianeti e dello Zodiaco nel Tempio Malatestiano di Rimini. (Tratto da http://www.artribune.com/arti-visive/fotografia/2018/03/fotografia-e-luce-nino-migliori-a-napoli/

 

Tratto da “L’arte di guardare l’arte”

Cappella Sansevero a Napoli | La Pudicizia (anche detta Pudicizia velata) di Antonio CORRADINI, è dedicata a Cecilia Gaetani dell’Aquila d’Aragona, madre di Raimondo di Sangro, che morì nel dicembre del 1710, meno di un anno dopo la nascita del figlio.

La scultura raffigura una donna completamente coperta da un velo semitrasparente, cinta in vita da una ghirlanda di rose, che ne lascia intravedere le forme ed in particolare i tratti del viso. Essa è considerata il capolavoro del Corradini (già autore in passato di altre figure velate), del quale è elogiata l’abilità nel modellare il velo che aderisce con naturalezza al corpo della donna.

La composizione è carica di significati: la lapide spezzata sulla quale la figura appoggia il braccio sinistro, lo sguardo come perso nel vuoto e l’albero della vita che nasce dal marmo ai piedi della statua simboleggiano la morte prematura della principessa Cecilia. Il tema della vita e della morte è ripreso dal bassorilievo del pilastro su cui poggia la statua, raffigurante l’episodio biblico conosciuto come Noli me tangere, nel quale Gesù risorto dice alla Maddalena di non cercare di trattenerlo nel mondo dei vivi.

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La Cappella dei Pianeti: con la conferenza di Moreno Neri prende avvio il ciclo di incontri “Nel Sigillo di Sigismondo”

Con la conferenza di Moreno Neri sulla Cappella dei Pianeti del Tempio malatestiano,ha preso avvio , sabato 3 marzo ciclo di incontri “Nel Sigillo di Sigismondo”, dedicato, all’interno delle Celebrazioni malatestiane nel sesto centenario della nascita e cinquecentocinquatensimo della morte, alla grande figura di Sigismondo Pandolfo Malatesta (1417 – 1468), Signore di Rimini e tra gli indiscussi protagonisti del Rinascimento italiano.

Un ciclo di conferenze che proseguirà fino al 29 settembre 2018 che dopo Moreno Neri vedrà nella Sala del Giudizio del Museo della Città avvicendarsi studiosi e ricercatori come Massimo Ciavolella, che sabato 24 marzo parlerà de L’amore al tempo dei Malatesta; Federico Muccioli e Marco Bertozzi, sabato 21 aprile Gli Antichi alla corte dei Malatesta. Presentazione Atti del Convegno; Fabio Severi, sabato 19 maggio Montefeltro e Malatesta due grandi dinastie; Luca Cesari e Piero Lucchi, sabato 2 giugno Ezra Pound e i Malatesta; Gabriello Milantoni, sabato 29 settembre A Oriente dei Malatesta.

Tutti gli incontri si terranno con inizio alle ore 17 nella sala del Giudizio del Museo della Città di via Tonini 1.

La Cappella dei Pianeti

“Di tutti gli «elementi tratti dai più occulti penetrali della filosofia e altrettanto atti ad attrarre fortemente i dotti quanto a permanere nascosti al volgo», cui allude a proposito del Tempio Malatestiano Roberto Valturio in un famoso passo del De Re Militari – scrive Moreno Neri nel suo contributo al catalogo di Lumen, la mostra fotografica di Nino Migliori dedicata alla Cappella dei Pianeti e della Zodiaco nel Tempio Malatestiano –  la Cappella dei Pianeti è apparsa ai nostri contemporanei assolutamente priva di sottintesi criptici, arcani o esoterici. Curiosa presunzione quella di saper afferrare sole e luna, i due luminari, gli splendori del cielo, e i pianeti, appellativo che nel suo stretto senso significa vaganti, erranti, mobili, distinti col nome degli dèi antichi.Questi dèi planetari in vesti olimpiche, rappresentazioni delle immagini primordiali dell’essere, archetipi o modelli originali della psiche/anima, vagabondano per strade non illuminate per le immense distese del cielo.”

“Tuttavia su queste cose qualcosa può essere detto – prosegue Neri -. Sia concessa a ciascuno la lettura della realtà cosmica e umana e una interpretazione che sveli la parola del dio, che improvvisamente, come luce che si accende dallo scoccare di una scintilla, nasce dall’anima e da essa si alimenta, discende e alluma equalmente, in modo che essa vibri ancora in fondo a noi.”

Moreno Neri, studioso riminese e saggista, traduttore ed esegeta, è studioso della tradizione classica e umanistica che dalla tarda antichità giunge fino al Rinascimento. Ha curato alcune opere di Pletone e saggi sul Tempio Malatestiano di Rimini; su quest’ultimo e su Sigismondo Pandolfo Malatesta, uno dei patroni della rinascenza neoplatonica, ha anche tradotto diverse opere dal francese e dall’inglese, tutte pubblicate da Raffaelli Editore (Rimini). Per Bompiani, nella collana “Il pensiero occidentale”, ha pubblicato Macrobio / Commento al sogno di Scipione (Milano, 2007) e, nella collana “Testi a fronte”, Giorgio Gemisto Pletone / Trattato delle virtù(Milano, 2010). Per le medesima collane sta curando da alcuni anni, su incarico del professor Giovanni Reale, l’edizione completa delle opere del bizantino Pletone, “principe dei filosofi del suo tempo”.

Oltre alle traduzioni dal latino e dal greco antico, tra le sue numerose traduzioni dal francese quelle di Charles Yriarte / Rimini: un condottiero del XV secolo: studi sulle lettere e le arti alla corte dei Malatesta secondo le carte di Stato degli archivi d’Italia (Rimini, 2003); Henry de Montherlant / L’infinito è dalla parte di Malatesta; introduzione di Giuseppe Scaraffia (Rimini, 2004); Roger Peyrefitte / I figli della luce (il Grande oriente); introduzioni parallele di Gustavo Raffi e Paolo Renner (Rimini, 2005); Fulcanelli / Finis Gloriae Mundi; prefazione di Jacques d’Ares (Edizioni Mediterranee, Roma, 2007). Tra quelle dall’inglese: Charles Mitchell / Le raffigurazioni del Tempio Malatestiano (Rimini, 2000); Adrian Stokes / Stones of Rimini (Rimini, 2002); “E. M. Forster / Gemisto Pletone ; Il Sepolcro di Pletone; “Aldous Huxley / Rimini e Alberti”; “Adrian Stokes / Pisanello”, in Visitatori celebri nel Tempio di Rimini (Rimini, 2004); Maria Grazia Pernis & Laurie Schneider Adams / L’aquila e l’elefante: Federico da Montefeltro e Sigismondo Malatesta (Rimini, 2005).

 

Alcune delle immagini di Nino Migliori tratte da Lumen, la mostra fotografica dedicata alla Cappella dei Pianeti e della Zodiaco nel Tempio Malatestiano

 

L’Ufficio Stampa

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NATURA MORTA
La sezione Natura morta della Fototeca Zeri, costituita da 14.400 fotografie, è la più importante raccolta esistente al mondo dedicata a questo genere pittorico, punto di riferimento per gli studi storico artistici. Le fotografie documentano dipinti dal XVI al XIX secolo e comprendono, oltre alla natura morta italiana, quella olandese, fiamminga, francese, tedesca, austriaca, spagnola.
Il materiale fotografico rispecchia l’interesse e le ricerche di Federico Zeri su questo tema, culminati con la cura dei due fondamentali volumi sulla Natura morta italiana, pubblicati da Electa nel 1989.

Le fotografie sono state acquisite da Zeri nell’arco di oltre 50 anni, grazie al rapporto con case d’asta e collezionisti, agli acquisti presso gabinetti fotografici di musei e soprintendenze o all’acquisizione di archivi di altri studiosi. Gran parte delle foto riproducono opere apparse solo fugacemente sul mercato, presso case d’asta o antiquari, che oggi risultano in collezione privata o in ubicazione sconosciuta. La raccolta restituisce quindi anche una panoramica sulla fortuna della Natura morta, e l’ordinamento in cartelle trasmette particolari momenti del dibattito storico critico su questo genere.

I versi delle foto presentano in molti casi note di Zeri e di altri studiosi che riportano informazioni essenziali per la ricerca sui singoli dipinti: collocazione, provenienza, passaggi collezionistici, attribuzioni, indicazioni bibliografiche. Il sistema di catalogazione adottato permette di salvare e implementare questi dati mettendoli a disposizione degli studiosi.

Attraverso un articolato progetto di schedatura la Fondazione Federico Zeri ha provveduto alla catalogazione e digitalizzazione della sezione. Schede e immagini, integrate nel catalogo della Fototeca, costituiscono il primo repertorio online specificamente dedicato alla natura morta che consente ricerche dettagliate sulle opere e sui singoli oggetti raffigurati nei dipinti.

Di più : http://www.fondazionezeri.unibo.it/it/fototeca/fototeca-zeri/natura-morta

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