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Archive for the ‘Fotografia’ Category

 

RUGGERO RUGGERI – UNA VITA IN SCENA
L’attore preferito da Pirandello in una selezione di fotografie originali d’epoca ’10-’40
A cura di Matteo Giacomelli
La mostra RUGGERO RUGGERI-UNA VITA IN SCENA nasce dall’idea di celebrare, attraverso la fotografia, la figura e il lavoro di Ruggero Ruggeri (1871-1953) protagonista della vita teatrale italiana e internazionale. Un inedito viaggio attraverso le arti performative del teatro e del cinema alla scoperta di alcuni capolavori della fotografia italiana del primo ‘900.

Viene presentata in galleria una selezione di 35 fotografie originali d’epoca scelte da un corpus più ampio appartenute all’attore e realizzate dai principali autori e studi fotografici attivi nell’ambito del ritratto e della fotografia di scena tra teatro e cinema dagli anni ’10 fino agli anni ’40 del XX secolo. Tra essi si ricordano Mauro Camuzzi, il veneziano Pietro Giacomelli, Montabone, Montacchini, il torinese Silvio Ottolenghi, Pesce, Ravagnan, etc.

La mostra fotografica ricostruisce un ritratto a 360 gradi di Ruggero Ruggeri, l’attore preferito da Luigi Pirandello, attraverso alcune foto di scena del Non si sa come  (1935) o dall’ Enrico IV (1922) . Viene inoltre considerato il rapporto con la drammaturgia di T.S. Eliot  ne l’ Assassinio nella  Cattedrale (1946) e con il cinema, attraverso una serie inedita di fotografie del film di Carlo Ludovico Bragaglia Quella vecchia canaglia ( 1934) e del film di Jean De Limur, Papà Lebonnard  (1939).
Una suggestiva serie di fotografie di scena della piéce teatrale Deburau ci presenta Ruggero Ruggeri nelle vesti del celebre mimo francese durante i successi delle rappresentazioni milanesi del 1934.
La fotografia intesa come forma per immortalare ciò che nelle arti performative è per sua natura effimero,  mette a fuoco l’azione e le maschere di Ruggero Ruggeri, restituendoci questo grande attore e capocomico o ancora, per meglio dirla con Pirandello, del “ Maestro d’ogni composto ardire”.
Spazio e Immagini

via Solferino 6/A
40124 Bologna

opening:  sabato 9 novembre 2019 h. 17.30
mostra: 9 novembre – 21 dicembre 2019
orari:dal martedì al sabato: h. 15.30-19.00
Oppure su appuntamento
info:
spazioeimmagini@libero.it

mobile : +39 338 7419374 mobile : +39 338 9776097

Facebook: Spazio e Immagini Instagram:@spazioeimmaginifotografia

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A Villa Bassi ad Abano Terme, in mostra 80 scatti della grande fotografa Magnum. Uno sguardo inedito e personale sull’universo femminile. Fino all’ 8 gennaio 2020.

Eve Arnold contende ad Inge Morath il primato di prima fotografa donna ad essere entrata a far parte dell’agenzia Magnum. A volerla in Magnum nel 1951, è Henri Cartier-Bresson, colpito dai suoi scatti realizzati nel quartiere afroamericano di Harlem. E’ l’inizio di un lungo e proficuo sodalizio tra Eve e l’agenzia fondata da Robert Capa nel 1947.

A questa intensa interprete dell’arte fotografica, la Casa-Museo Villa Bassi Rathgeb di Abano Terme dedica un’ampia retrospettiva, interamente incentrata sui suoi originali scatti del mondo femminile: dall’iconica Marilyn Monroe, alla divina Marlene Dietrich, dalle donne velate dell’Afghanistan anni Sessanta alle modelle del ghetto di Harlem. In mostra anche i reportage da Cina, Haiti e Sud Africa, sempre raccontati attraverso il filtro del femminile.

Quella proposta dal Comune di Abano Terme e da Suasez, con la curatela di Marco Minuz, è la prima retrospettiva italiana su questo tema dedicata alla grande fotografa statunitense. Dopo il successo di pubblico della mostra di Inge Morath a Casa dei Carraresi di Treviso, Suazes propone un nuovo focus sulla fotografia internazionale.

https://gallery.mailchimp.com/4552e4a470a201be64985c765/files/c47c169b-0752-4879-9a51-ebe06e2821f7/web_depliant_EVE_ARNOLD_steso.pdf

 

 

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A trent’anni dalla Caduta del Muro una mostra di Massimo Golfieri che rivisita le sue  foto di reportage della Caduta del Muro,  condurrà una visita guidata nella mostra alla  Galleria Jacopo Cenacchi lo stesso autore


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Il 9 novembre 1989 fu abbattuto il Muro di Berlino che divideva in due la città , nel 1963 il presidente J.F.Kennedy pronuncio’ la frase : “Io sono un berlinese” , alludendo a questa città divisa in due fra l’ est e l’ovest della politica.
A quell’epoca Massimo Golfieri era ad Amsterdam ,prese il primo treno per fotografare la storia che stava incalzando in quei giorni.
Massimo Golfieri, nella visita guidata  a seguito dell’inaugurazione della sua mostra “Berlino porta di Brandeburgo” , alla Galleria Cenacchi ,ha sottolineato che, mentre la stampa internazionale descriveva l’evento con entusiastici baci e abbracci della gente, in realtà non vide nulla di ciò,  l’atteggiamento condiviso era di prudenza .
Le sue foto sono rimaste nel suo archivio e quest’anno, nel trentennale della caduta del Muro, ha deciso di mostrarle aggiungendo il valore  di vedere la storia  con il fotopittorialismo adottando  il fotoritocco (a mano) con colori all’albumina per aggiungere una sua  ricerca cromatica alla storia. Accanto alle immagini, in origine stampate in bianco e nero, ottenute  tirando la pellicola da 400 a 800 asa, non aiutato dalla caligine dell’autunno a Berlino, Golfieri ha aggiunto i suoi commenti personali , ha circoscritto i fotogrammi dando la distanza fra l’evento narrato e l’io narrante.
Le fotografie esposte alla galleria Cenacchi in Via Santo Stefano 63 sono l’esito di una selezione di 360 foto , la mostra è curata da Jacopo Cenacchi , disposta su tre piani in un contesto di affreschi restaurati che aggiunge valore alla storia.
Durante la visita guidata Massimo Golfieri ha aggiunto molti particolari storici , i gruppi neonazisti che premevano sul muro, l’atteggiamento composto e prudente della gente che, per osservare meglio, riprendeva mettendo le sue spalle sul muro, i personaggi che continuavano la loro quotidiana attività.
La mostra è visibile fino al 28 novembre e il 9 novembre , a trent’anni dall’abbattimento del Muro di Berlino ,Massimo Golfieri farà una visita guidata per il trentennale della caduta.

Nelel foto alcuni momenti della presentazione di Massimo Golfieri alla Galleria Cenacchi in Via Santo Stefano,63 a Bologna .

https://www.studiocenacchi.com/massimo-golfieri/

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INVISIBILE

Mostra fotografica

16 – 29 novembre 2019

dal lunedì al sabato: 10|18

domenica ore 10 – 14

Quadriportico dell’Archiginnasio

Piazza Galvani 1| Bologna

entrata libera

Programma

Ore 10.00

apertura con breve video

‘INVISIBILE’, a cura dell’Associazione.

Incontro

‘INVISIBILE, come comunicare le fragilità’

Presentazione a cura di Patrizia Pulga,

Presidente Ass. DONNE FOTOGRAFE.

Interverranno

Marta Fin, addetta stampa di CUCINE POPOLARI, Bologna;

Michele Giarratano, Avvocato e Presidente Ass. delle FAMIGLIE ARCOBALENO, Bologna;

Maria Chiara Risoldi, Presidente della CASA PER LE DONNE PER NON SUBIRE VIOLENZA, Bologna.

Modera

Silvia Zamboni, giornalista professionista

INAUGURAZIONE MOSTRA

Ore 12.00

nel Quadriportico dell’Archiginnasio sarà inaugurata la mostra fotografica ‘INVISIBILE’ alla presenza della curatrice Maura Pozzati e delle artiste.:

Alessandra Attianese, Anna Rosati, Annalisa Cimmino, Antonella Di Girolamo, Antonella Monzoni, Antonietta Corvetti, Beatrice Mancini, Bruna Orlandi, Colomba D’apolito, Daniela Facchinato,Fulvia Pedroni Farassino, Giuliana Mariniello,Isabella Balena, Isabella Colonnello,

Isabella De Maddalena, Liliana Barchiesi, Loredana Celano, Lucia Baldini, Margherita Dametti, Margherita Verdi, Margherita Mirabella, Marianna Cappelli, Marzia Malli, Melania Messina, Paola Mattioli, Patrizia Bonanzinga, Patrizia Pulga, Patrizia Riviera, Silvia Lelli, Sonia Lenzi, Tiziana Arici, Vittoria Amati.   www.donnefotografe.org

 

Hassanatu, dal Ghana

sgabello di legno artigianale; sullo sfondo un muro che si sta sgretolando

Progetto: Invisibile

Le foto sono di  dall’alto :

Anna Rosati _ in absentia

Patrizia Pulga _ Identità in transito

Silvia Lelli – invisibile

Patrizia Riviera _ Dove sei papà

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In previsione delle feste di Ognissanti ricordiamo le ricerche di fotografi che hanno analizzato l’assenza, è il caso di Marco Rigamonti, che qualche mese fa ha esposto il suo lavoro alla Galleria Cenacchi in Via Santo Stefano, lasciando un’impronta interessante.

“Immagini come ricordi che riaffiorano, simili a ombre tenaci. Ricordi di boschi intricati come le oscurità dell’anima, di orizzonti marini persi verso infiniti indicibili, di fiori dolenti e tenere essenze vegetali.

Con queste nuove serie di opere Rigamonti dimostra che la fotografia non è solo il momento dello scatto: essa infatti può trasformarsi in una sospensione, in una deriva nel corso del tempo. In un percorso nel passato e nella fotografia. Le sue, in effetti, sono immagini di immagini. Egli scava nel proprio archivio di fotografie compiendo, senza uscire dallo studio, una sorta di viaggio tra classificatori e contenitori. Estrae alcune serie di diapositive scattate all’epoca dell’analogico, le stampa su Polaroid 20×25 (altro materiale desueto, invecchiato) e le trasferisce su carta da acquarello (Solo fiori) oppure le duplica, sempre su Polaroid, e le lascia a macerare 24 ore nell’aceto balsamico (come fa con Paesaggi acidi), fino a ottenere immagini atmosferiche e sfumate, morbide o scavate da misteriose corrosioni. E’ come se il nostro autore volesse compiere una sorta di “verifica” non analitica (come quelle compiute invece da Ugo Mulas), bensì poetica, protesa a far emergere le immagini latenti che si sono depositate tra i suoi scatti, a rivelare ciò che rimane nonostante tutto, nonostante l’aceto che le aggredisce e le tinge di marrone. Dalla nitidezza delle immagini di partenza si arriva così a opere liberate dal compito della veduta e del resoconto paesistico. A opere per così dire “velate”, che hanno perso in definizione per guadagnare in un’altra visione, quella dell’anima e dell’immaginario. Il loro velo le ri-vela, le rende simili a piccole apparizioni sospese in un tempo indefinito, che si dispiega come un presagio, come un ricordo.”

Sospese tra apparizione e scomparsa, tra salvazione e dissoluzione appaiono anche le immagini della nuova serie Solo fiori, dedicata ai piccoli mazzi floreali abbandonati nei cassonetti dei cimiteri. Fiori non più raffigurati tra fioritura e appassimento, tra rigoglio cromatico e disfacimento, come venivano rappresentati dai pittori di vanitas del Seicento, protesi a ricordare la mortalità dell’uomo, ma anche la desiderabilità e la fragilità della bellezza…

la mostra  a cura di Jacopo Cenacchi

Testo di Gigliola Foschi

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Lo scorso anno, a Palazzo Gambalunga,  in occasione della Biennale del Disegno che si è svolta a Rimini, è stata presentata la Mostra “Il disegno della polvere” e fra gli artisti prescelti dalla curatrice, Eleonora Frattarolo, , la mostra di Raffaello Bassotto che fotografa le reliquie e tutto ciò che rinasce a nuova vita dopo la disintegrazione.

“le fotografie di Raffaello Bassotto, reliquiari contenenti particole, frammenti, minuzie di corpi di Santi conservati in grandi magnifiche chiese. Opere d’arte orafa e decorativa, di ricamo, intaglio, intarsio, insiemi di architettura, storie, vite, rituali, che la fotografia fa rivivere illuminandone superfici e consistenze fabrili. Nella quinta sala, i lunghi rotuli disegnati col fumo di candela”.

In occasione delle feste di Ognissanti una ricerca sul tema dell’assenza .

 

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