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Archive for the ‘Fotografia’ Category

Herbs Ritt

Song Chao minatori

 

è prorogata fino a settembre la mostra Uniform al MAST

https://www.mast.org/uniform

UNIFORM INTO THE WORK/OUT OF THE WORK è il nuovo progetto espositivo della Fondazione MAST curato da Urs Stahel e dedicato alle uniformi da lavoro, che attraverso oltre 600 scatti di grandi fotografi internazionali mostra le molteplici tipologie di abbigliamento indossate dai lavoratori in contesti storici, sociali e professionali diversi. Nate per distinguere chi le indossa, le uniformi da un lato mostrano l’appartenenza a una categoria, a un ordinamento o a un corpo, senza distinzioni di classe e di censo, dall’altro possono evidenziare una separazione dalla collettività. Le parole italiane “uniforme” e “divisa” evocano, allo stesso tempo, inclusione ed esclusione.

UNIFORM INTO THE WORK/OUT OF THE WORK comprende una mostra collettiva sulle divise da lavoro nelle immagini di 44 fotografi e un’esposizione monografica di Walead Beshty, che raccoglie centinaia di ritratti di addetti ai lavori del mondo dell’arte incontrati dall’artista nel corso della sua carriera, per i quali l’abbigliamento professionale, estremamente differenziato e individualistico, rispetta una sorta di tacito codice dell’anti-uniforme.

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Tratto da Finestre sull’arte

La mostra
Si terrà dal 16 giugno al 2 agosto al Palazzo delle Esposizioni di Roma la mostra del World Press Photo 2020. La rassegna, inizialmente programmata per il 25 aprile e rinviata a causa dell’emergenza sanitaria, presenta in anteprima nazionale le 139 foto finaliste del prestigioso concorso internazionale di fotogiornalismo che dal 1955 premia ogni anno i migliori fotografi professionisti. L’esposizione è ideata dalla World Press Photo Foundation di Amsterdam, promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale e organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con 10b Photography. 

In mostra, per la prima volta, anche una selezione delle foto iconiche che hanno vinto il premio come Foto dell’Anno dal 1955 ad oggi.

Oltre alle foto, in mostra per il secondo anno una sezione dedicata al Digital Storytelling con una serie di video che raccontano gli eventi cruciali del nostro tempo. 

La mostra “World Press Photo 2020” si conferma come l’appuntamento che dimostra e restituisce al mondo intero la enorme capacità documentale e narrativa delle immagini, rivelandone il fondamentale ruolo di testimonianza storica del nostro tempo.

Photo Contest 2020 | I Premi
I nomi dei vincitori dell’edizione 2020 sono stati annunciati lo scorso 16 aprile attraverso i social network; la pandemia non ha reso possibile la consueta cerimonia di premiazione che si tiene ogni anno ad Amsterdam e che inaugura il World Press Photo Festival.

Per questa 63° edizione, la giuria formata da esperti internazionali ha esaminato i lavori di 4.282 fotografi, provenienti da 125 paesi per un totale di 73.996 immagini. Sono arrivati in finale 44 fotografi, provenienti da 24 paesi. 

FOTO DELL’ANNO 2020

Yasuyoshi Chiba è risultato il vincitore della foto dell’anno con Straight Voice. Lo scatto ritrae un giovane che, illuminato dai telefoni cellulari dei suoi compagni, recita poesie nel corso di una manifestazione di protesta che reclama un governo democratico per il Sudan, durante un blackout a Khartum, il 19 giugno 2019

Straight Voice

© Yasuyoshi Chiba, Japan, Agence France-Presse

http://www.worldpressphotoroma.it/

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L’immagine si fa comunicazione
16 Febbraio 2010
I Martedì di San Domenico
40° anno – 10° incontro

Salone Bolognini
Convento San Domenico
Piazza San Domenico 13
Bologna

16 Febbraio 2010, ore 21
Paolo Fabbri
Semiologo

Lorenzo Sassoli de Bianchi
Presidente UPA – Utenti Pubblicità Associati

moderatore
Giorgio Tonelli
Giornalista Rai

ingresso libero

Ci ha lasciati dopo una sofferta malattia il prof. Paolo Fabbri, semiologo , circa dieci anni fa, il giornalista della Rai Giorgio Tonelli , che  lo ha ricordato in una commemorazione per il tG ,  il prof. Fabbri è intervenuto in merito alla fotografia che vinse il Pulitzer “Il bambino e l’avvoltoio” di Kevin Carter ,  al Centro San Domenico, la serata fu  moderata da Giorgio Tonelli , fotografia che causò il  suicidio di  Kevin .

A ricordo del fotografo /premio Pulitzer Kevin Carter suicida  perchè la foto  è finita nel mirino di una polemica che lo ha molto ferito.
L’opera si chiama “il bambino e l’avvoltoio” dove la stampa accusava Kevin di rimanere impassibile di fronte al bambino che era vicino all’avvoltoio forse per essere aggredito . Tutti hanno interpretato la fine prossima del bambino, ma all’epoca, il prof. Fabbri disse che non era necessariamente quello il vero significato quello cioè che gli davano i media, il bambino poteva essersi allontanato l’avvoltoio non necessariamente aveva in mente di aggredirlo, prossimo alla fine. L’eco di questa foto è stata talmente grande che ha spinto al suicidio Kevin.

In memoria di Kevin Carter

https://misticmedia.wordpress.com/2014/08/12/la-storia-di-kevin-carter-un-fotografo-da-pulitzer/

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Tratto dall’articolo Doppiozero di Sara Benaglia, Mauro Zanchi

Il Mart di Rovereto ha inaugurato lo scorso 22 febbraio La fotografia ha 180 anni, una mostra che racconta la storia del libro illustrato, dall’incisione al digitale, attraverso una collezione privata di volumi che il “fotografo innocente” Italo Zannier ha sviluppato nel corso della sua vita. Zannier, storico e studioso, è stato anche il primo docente universitario di Storia della Fotografia in Italia.

In Verso l’invisibile: la fotografia, tra eventi, invenzioni e scoperte nel XIX secolo (2016) l’autore scrive che l’ingresso nella contemporaneità è avvenuto nel momento in cui l’uomo ha cominciato a riprodurre la realtà attraverso la fotografia. Questo mezzo, nato per riprodurre ciò che è visibile, è poi sconfinato nel campo di ciò che l’occhio nudo non è in grado di percepire (virus, raggi X, proiettili). Lo studio documentato Verso l’invisibile misura l’avanzamento della fotografia in parallelo a scoperte scientifiche e tecniche, con esperimenti, esplorazioni, innovazioni, fenomeni e personaggi oggi trascurati. 

Dopo la “camera ottica” di Gian Battista della Porta e la héliographie (1826) di Joseph Nicèphore Niépce, è nel 1839 – cent’ottanta anni fa – che nasce il dagherrotipo. Vi fanno seguito lo sviluppo di fotoeliografie, calcotipi, zincografie, la scoperta dei raggi X (1895). La tecnica giunge, nell’arco di un secolo, allo sviluppo di una fotografia che non necessita più di un supporto cartaceo: è quella per cui Zannier inventa il neologismo “fotofanie”. 

L’articolo da cui è stata tratta la citazione : Doppiozero

https://www.doppiozero.com/materiali/la-fotografia-ha-180-anni

L’intervista a Italo Zannier

 

 

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La foto di Roberta Ricci  la Apple e la fila a Bologna per l’apertura  post Covid

In un articolo comparso nei giorni scorsi su “La Repubblica” l’autore il giornalista Daniele Vulpi  rivela  che :

… poche persone sanno che alcuni dei suoi scatti sono stati usati negli sfondi per desktop di uno dei sistemi operativi Apple più popolari, Mac OSX 10.5 Leopard. Proprio così. La rivelazione arriva da da una persona “informata dei fatti” considerando che ha lavorato per un ventennio a Apple, nella sede centrale di Cupertino, Chris Hynes. Nel suo blog ha raccolto alcune fotografie, scattate da Jobs, usate come sfondi proprio per quel sistema operativo annunciato il 6 giugno 2005 durante il Worldwide Developers Conference a San Francisco: foglie di erba riprese con obiettivo macro per coglierne la rugiada posata sopra, un albero pieno di foglie verdi, una distesa di piante di lavanda, un tempio zen buddista a Kyoto, in Giappone, e un tradizionale giardino di pietre. 

Hynes racconta anche un aneddoto che riguarda Jobs e ha che a fare proprio con la fotografia, in un post dal titolo “L’ultima volta che ho visto Steve Jobs”. Fu al quartier generale di Cupertino, Jobs che stava dirigendosi verso una macchina nel parcheggio che lo attendeva con la portiera aperta e il motore acceso. Scrive Hynes: “Una famiglia era vicino al cartello Apple all’esterno dell’edificio, il luogo spesso scelto dai turisti per scattare foto durante le loro visite a Apple. Il padre si rivolse a Steve mentre passava vicino e gli chiese: ‘Mi scusi, signore, le dispiacerebbe scattarci una foto?”

L’attività di fotografo di Steve Jobs è sotto gli occhi di tutti , passato nell’anonimato ?

di più :

https://www.repubblica.it/tecnologia/2020/05/15/news/steve_jobs_fotografo_suoi_alcuni_sfondi_desktop_di_mac_osx_10_5-256700699/

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