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Archive for gennaio 2016

Fra Otto e Novecento, per circa un secolo, Parigi è stata la capitale mondiale delle arti figurative, lì sono nati i movimenti che hanno rivoluzionato l’espressione artistica in Occidente, dall’Impressionismo al Cubismo e si sono affermate nuove teorie estetiche e nuove tecniche, lì sono giunti artisti da tutta Europa. In questo straordinario contesto è vissuto ed ha lavorato Henri De Toulouse Lautrec, un grande artista che, con il suo stile originale è diventato uno dei pittori più famosi e amati di quel periodo.  Dotato di un incredibile talento naturale per il disegno, formato nell’accademia , Henri si trasferì presto a Parigi, dove, nell’ambiente bohemien di Montmatre, conobbe il tramonto dell’Impressionismo, ammirando Degas, il colori di Gauguin e Van Gogh, del quale fu amico, vide il Fauve e il Simbolismo, l’Art Noveau e l’arte giapponese. Da ognuno di questi movimenti, senza mai aderire a nessuno di essi, colse elementi da inserire nella sintesi del suo originalissimo stile fatto di disegno limpido ed efficace e di un uso personale del colore, talvolta a pennellate diluite , talvolta denso e uniforme…(Cosimo Bracci Torsi)

La mostra di Toulouse Lautrec introduce alla vita di Parigi con filmati giganti, proiettati mentre si attraversa il percorso e si ha la sensazione di camminare per le strade di Parigi di quegli anni (fine ‘800 ed inizio ‘900) si respira l’aria della costituenda Torre Eiffel, degli acrobati che giocano con l’altezza, i marciapiedi mobili, la metropolitana scoperta. E’ questo il paesaggio che ha affascinato il giovane Henri , giovane aristocratico giunto da Albi per confondersi, stregato dalla magia di Parigi con la sua vita notturna, il teatro, gli spettacoli, i salotti, i ritrovi, il mondo di una città di notte in cui il giovane pittore si mimetizza cogliendo l’aspetto della modernità nella vita stessa che sfugge.  Toulouse Lautrec ammise che se fosse stato più alto forse non sarebbe diventato pittore, ed è proprio l’elevatezza del suo contributo artistico che rende questo uomo piccolo e vivace un gigante della pittura. Le 160 opere di Palazzo Blu a Pisa ne sono una realtà documentale.

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112.117 grazie ai visitatori che hanno consultato il canale  mistic media : un canale di ricerca artistica , i video più consultati sono stati :

 

 

 

 

 

 

 

 

Carlo Emilio Gadda sulla scena della vita 1 posto,  Prof. Eugenio Riccomini conferenza su Brueghel 2 posto, Coltivare il giardino coltivare la vita al 3 posto Maria Gabriella Buccioli, Francesco Guccini e Caudio Lolli al 4 posto, Il ritorno a Villa Emma 5 posto , Renato Barilli tutto sul postmoderno al 6 posto, Paolo Mieli Fulvia Sisti al 7 posto I conti con la storia

 

Italia, Germania, Francia, Brasile, Regno Unito sono state le Nazioni da cui sono giunte il maggior numero di visualizzazioni

il 67% sono stati gli uomini che hanno consultato e il 33% sono state le donne

 

 

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Marco Macciantelli mi ha autorizzata a pubblicare la sua recensione su “Il Ponte delle spie”  un film che regala grandi emozioni e che parlando della guerra (fredda) si scaglia contro la guerra.

Piccole recensioni

Stoik chelovek

L’ultimo film di Steven Spielberg, “Il ponte delle spie” (“Bridge of Spies”), sembra un thriller, in realtà è un inno ai valori democratici. Dilemma sempre attuale: ieri di fronte al totalitarismo, oggi ad un fondamentalismo che strumentalizza la religione. Che fare? La risposta di Spilberg è semplice: riaffermare quei valori. A partire dal diritto a un equo processo e a una difesa. Un problema che si pose anche durante la guerra fredda. Così il regista si fa storico di quel periodo, restituendone, con cura calligrafica, non solo gli aspetti della vita quotidiana, ma anche lo spirito. Prima parte a Brooklyn. Seconda a Berlino. Sceneggiatura di Matt Charman, Joel ed Ethan Coen (i fratelli Coen).

Protagonista: Tom Hanks, impeccabile interprete di James Britt Donovan, di origini irlandesi, personaggio realmente esistito (Bronx, 29 febbraio 1916 – New York, 19 gennaio 1970), avvocato laureato ad Harvard, con due caratteristiche. La prima: l’essere stato, nel 1945, assistente del giudice Robert H. Jackson, nel processo di Norimberga. La seconda: esperto del settore assicurativo, qualità non trascurabile per il modo di impostare i problemi che sarà chiamato a risolvere.

Sino a farsi negoziatore, nel 1962, dello scambio tra il pilota americano di U-2, catturato dai sovietici, Francis Gary Powers (Austin Stowell), e la spia russa Vilyam Fisher, che si faceva chiamare Rudolf Abel (un ottimo Mark Rylance). Successivamente Donovan sarà ingaggiato da John Fitzgerald Kennedy per trattare il rilascio di 1163 prigionieri della fallita invasione della Baia dei Porci a Cuba. La sua storia raccontata nel libro (1964) “Strangers on a Bridge” scritto insieme a Bard Lindeman.

La normalità di Donovan stabilisce un contrasto con la straordinarietà degli eventi che lo coinvolgono. Non cerca la difesa di Abel, gli viene proposta. Siamo nel 1957. Una volta accettata, la prende così sul serio da provocare incomprensioni in famiglia e atti di ostilità da parte dei fanatici della sicurezza nazionale: dagli sguardi di chi lo riconosce, per caso, sul tram, attraverso le foto dei giornali, alle battute di un poliziotto, sino agli spari contro le finestre di casa. Perde il processo; ma ottiene che sia esclusa la pena di morte per Abel. Convince il giudice raggiungendolo mentre quest’ultimo cerca di annodare il farfallino bianco del tight prima di una serata mondana.

La tesi di Donovan è ragionevole: conviene tenere in vita la spia Abel perché un domani potrebbe servire per un eventuale scambio con spie russe. Il processo arriva sino alla Corte Suprema, dove Donovan perde (5 voti contro 4) e Abel è condannato a 30 anni di reclusione. Il rapporto tra Donovan e Abel cammina sul filo di una implicita comprensione reciproca. Ad un certo punto Abel gli fa il più grande dei complimenti. Raccontando della sua infanzia in Russia, ricorda un episodio: di quel tale, amico di suo padre, che, aggredito e picchiato, reagì rialzandosi, dimostrando di essere un “uomo tutto d’un pezzo” – “Stoik chelovek”, come dice Abel, scandendo bene le parole in russo.

Donovan per tre volte (numero perfetto) chiede a Abel: “Ma lei non è mai preoccupato?” Laconica, fatalistica, disarmante, la risposta di Abel: “Servirebbe?” Intanto gli Stati Uniti avviano esplorazioni, con aerei-spia, addentrandosi nel territorio dell’Urss. Uno di essi viene abbattuto il 1º maggio del 1960 con un missile terra-aria, pare, presso Sverdlovsk. Il pilota Francis Gary Powers (Austin Stowell), catturato e processato come spia, condannato a tre anni di reclusione e sette anni di lavori forzati.

Nel frattempo il regime della Ddr decide la costruzione del Muro di Berlino. Durante i lavori viene catturato uno studente americano, Frederic Pryor (Will Rogers), autore di una tesi di laurea sull’economia nei paesi socialisti, che gli viene sequestrata nell’unica copia esistente. Allen Welsh Dulles in persona, direttore della Cia, pipa tra i denti, affida a Donovan l’incarico di condurre una trattativa per un possibile scambio di prigionieri. Donovan ci mette del suo: non uno scambio uno a uno, ma uno a due. Il che avverrà alle 5.30 del mattino sul ponte di Glienicke che collega Potsdam a Berlino (nel 1966 teatro di “Funerale a Berlino” con Michael Caine).

Abel e Powers cominciano ad incamminarsi uno verso l’altro un istante dopo l’ottenuta conferma che Pryor è stato consegnato, a nome della Ddr, dall’agente Wolfgang Vogel (Sebastian Koch, figura di intellettuale ne “Le vite degli altri”) al Checkpoint Charlie. Nel viaggio di ritorno verso gli Usa, su un aereo militare, Donovan dice a Powers: “Non conta quello che di te penseranno gli altri, ma quello che sai tu”. Tradotto: vale quel che hai fatto e, se è corretto, nessun potrà dire nulla, anche se dovesse provarci.

A un quarto di secolo della riunificazione tedesca (3 ottobre 1990), di fronte alle nuove insidie del terrorismo globale, Spielberg riafferma i fondamenti della civiltà delle garanzie, il ponte come emblema, la verità come ricerca, non come dogma. Donovan non deroga alle regole, persegue un umanesimo non velleitario, salvando vite umane.

La prima sequenza riprende Abel mentre si osserva allo specchio, dipingendo un autoritratto. Una doppiezza che pervade tutto il film. Alla fine Abel dona a Donovan il ritratto che gli ha dedicato. Poi Spielberg spinge, sapientemente, sul pedale della commozione: lo fa quando la Tv rivela i meriti di Donovan nella soluzione dell’intrigo internazionale, di fronte alla famiglia sorpresa di scoprire di avere, tra le pareti di casa, appena tornato, un eroe (non) per caso, mentre lo sapeva a pescare il salmone.

E’ la conferma del fatto che di fronte all’ottusa rigidità dei grandi apparati, la storia ritrova le astuzie della ragione grazie al contributo delle persone che, senza tanti proclami, sanno farsi promotori di giustizia.

                                                                                                                               Marco Macciantelli

E’ dell’ultima ora la notizia che Mark Rylance (l’attore che interpreta il colonnello russo )  sia in corsa per l’Oscar come migliore attore non protagonista

http://www.youtube.com/watch?v=8FlI8wblPKE

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Dopo Parigi e Roma la mostra di  Gyula Halász , Brassai , ( Brașov, 9 settembre 1899 – Èze, 8 luglio 1984) da Bresso regione sud-orientale che apparteneva all’Ungheria di cui era originario (ora Romania), ha fatto tappa a Genova, nei locali accoglienti del Palazzo Ducale.

Le cinque sale che racchiudono un ricco archivio fotografico del Maestro della fotografia a cui si sono ispirati i fotografi dopo e durante la sua attività rimandano alla splendida visione del mondo , che nel 1929 abbandona definitivamente il disegno per la fotografia. Lo scenario notturno è quello che gli è più congeniale , nella prima sala, entrando, ci sono le fotografie di Parigi nella notte, le nebbie, la Senna, il pavè, i corsi d’acqua che seguono il serpeggiare dei marciapiedi,  poi le immagini che ritraggono i monocoli e l’eleganza riprese nelle corse dei cavalli, le feste sfarzose Chez Maxime, il Tabarin e le spogliarelliste , Kiki de Montprnasse. A seguire gli incontri nei bistrot , il mondo della prostituzione e della Parigi intrigante negli incontri, i bambini e la loro delicatezza. Brassai ha avuto il privilegio di fotografare l’Atelier di Picasso , si suppone che Picasso lo ammirasse molto perchè era una persona davvero selettiva. Il concetto di Brassai è quello della fotografia come una costruzione mentale fatta a partire dal reale il cui obbiettivo è quello di sgomberare la visione dello strato dei pregiudizi e osservare in modo originale e sempre nuovo – come dice Prevert – la bellezza del sinistro.

La bellezza descritta da Brassai non è quella del momento alto, particolare, è la bellezza del quotidiano, Robert Frank ha tutta la sua ammirazione. Ci sono alcune immagini sull’Esposizione Universale del 1937 e i festeggiamenti per l’inaugurazione.

Pur essendo un disordinato patologico Brassai mette ordine nelel foto che oggi diremmo di street art ma che allora era una semplice sottolineatura dei muri e del loro assorbimento degli agenti atmosferici da parte dell’uomo, dei muri di Parigi , e questa sua archiviazione diventa una scuola che consentirà di aprire un varco espressivo che verrà elaborato da altri Maestri della fotografia, e mettendo le basi di quello che è un discorso per immagini con una sua sintassi espositiva.

Le foto partono dal 1930 per arrivare fino agli anni ’50, una felice selezione degli Archivi Alinari. Una sala è dedicata alla proiezione di un film del 1956 che ha vinto Cannes per la produzione documentaristica e parla del linguaggio degli animali, con Brassai che fotografa gli animali allo zoo,  veramente spassoso e rendendoci la nostra natura meno distante da quel mondo.

Brassai pour l amour del Paris

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20160115_132221Nei locali del Baglioni ha avuto luogo la presentazione della mostra “Crocifissioni Crucifixioni” dal 21 gennaio al 21 febbraio 2016 che vedrà opere di Francis Bacon, Hermann Nitsch, Concetto Pozzati. A Palazzo Montanari, lunedì-venerdì 15-20, sabato,domenica, festivi 10-20.

Al centro dell’attenzione la collezione di Cristiano Ravarino Lovatelli che possiede una corposa parte di disegni di Francis Bacon e che vede una sorte alterna di commenti sulla veridicità delle Opere del Maestro e al cui proposito l’avv. prof. Umberto Guerini  (docente di Diritto Penale dell’Università di Bologna) ne difende con passione l’autenticità.

In tutti i casi un pò di controversie fanno bene alla salute dell’Arte che spesso si trova a dovere essere oscurata se non surclassata da altre notizie, e mettere al centro dell’attenzione le opere di Francis Bacon farà bene anche all’incremento della valutazione di tutte le sue Opere .

In tutti i casi la visione di cui abbiamo assaporato un’anteprima è emozionante e la flessibilità degli orari e le aperture permetteranno a tutti di vederla ed esprimersi sulla genuinità della bellezza.

                                                                                                                                         Roberta Ricci

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A Bologna, nel complesso monumentale di San Giovanni in Monte, Università di Bologna, Aula Giorgio Prodi , ha avuto luogo la presentazione del libro di Renato Barilli : ” La narrativa dei capitani coraggiosi : Conrad, Malraux,Saint-Exupery, Hemingway, Silone, Malaparte “. Le letture sono di Silvana Strocchi.

 Video di Roberta Ricci.

 

 

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Questo saggio nasce in stretto riferimento al precedente, la narrativa europea in età contemporanea, in cui venivano presi in esame  scrittori quali Joyce, Proust, Woolf, Musil, ponendoli in rapporto con i grandi protagonisti di una rivoluzione culturale avvenuta fra fine Ottocento ed inizio Novecento, Freud per le scienze umane ed Einstein per quelle fisico-matematiche.In più o meno sintonia con loro Joyce e compagni si erano sentiti indotti a condurre una esasperante e minuziosa analisi del vissuto. Ma restavano fuori un autore della mole del polacco Joseph Conrad anche se solo accostato a quegli innovatori. La differenza sta nel fatto che i personaggi dei romanzi  conradiani sdegnano di soffermarsi a riflettere sul loro vissuto, ma si precipitano in azioni tumultuose fino a sfidare la morte , e così anticipano quanto avrebbe affermato un filosofo quale Heidegger, il teorico assoluto dell’essere per la morte… dalla prefazione del prof. Renato Barilli

Ha avuto luogo, nei giorni scorsi, nell’aula Giorgio Prodi, Università di Bologna, Complesso Monumentale di San Giovanni in Monte, la presentazione del recente saggio del prof. Renato Barilli su : “La narrativa dei capitani coraggiosi : Conrad,Malraux,Saint-Exupery, Hemingway, Silone, Malaparte” ed. Mursia. Letture di Silvana Strocchi .

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