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Archive for aprile 2018

Ha avuto luogo, nei giorni scorsi, la presentazione di un libro di Francesco Piantoni alle Cucine Popolari di Roberto Morgantini  : “Per un’etica dell’ospitalità” .

Con : Caterina Giusberti e Francesco Bianconi che legge ” l’odissea ” in particolare l’approdo di Ulisse dai Feaci
Quando viene offerta ospitalità ad Ulisse e viene preparata una nave per farlo ripartire… Con don Giovanni Nicolini e il prof
Ivano Dionigi.

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Per tutti i bibliotecari del mondo la Public Library di New York è la Mecca , il miracolo dell’approccio alla cultura fatta per tutti i cittadini del mondo  che sono gli universali  residenti nella Grande Mela.

I Wonder quest’anno ha presentato con coraggio a  quest’opera di Frederick Wiseman (classe 1930)  del funzionamento della Biblioteca di pubblica lettura a New York , chiedendosiquale spazio abbiano le biblioteche  nella società del futuro .

Nel docufilm di 197 minuti  c’è l’intervista ad una bibliotecaria, Francine, che dice che le biblioteche non sono depositi di libri ma luoghi di trasmissione del sapere,  il servizio “chiedilo al bibliotecario” risponde in diretta a domande impegnative degli utenti, ed è con questa scena che si apre il film, le sale delle biblioteche usate come luoghi per corsi di formazione, di orientamento al lavoro, i recruiter che propongono i moduli per l’assunzione e come compilarli, ogni interprete di questo film rimanda ad un mondo, la presentazione di saggi, di poesie, di dibattiti, servizi per il cittadino, come conviene fare se si deve fare domanda per un locale per disabili, per non vedenti, per persone che non hanno competenze digitali. I gruppi di lettura , le stimolanti battute dei protagonisti .

Le biblioteche in cui viene insegnato ai bambini a contare, a leggere, ad apprendere le basilari tecnologie per la didattica.

Come si regge questo gigantesco impero di sapere? con una commistione pubblico/privato dice il direttore della Public Library, si fanno dei progetti ,poi a seconda dell’impatto sul privato si ricevono finanziamenti che saranno del Comune .

https://www.badtaste.it/video/venezia-74-ex-libris-the-new-york-public-library-videorecensione-podcast/265248/

Presentato alla 74. edizione del Festival di Venezia, EX LIBRIS – The New York Public Library è il nuovo documentario di Frederick Wiseman.

Il film di Frederick Wiseman, EX LIBRIS – The New York Public Library, va dietro le quinte di una delle più grandi istituzioni del sapere del mondo. Il film presenta la biblioteca come un luogo di accoglienza, scambio culturale e apprendimento per diciotto milioni di utenti e trentadue milioni di visitatori online all’anno. Ci sono novantadue succursali della biblioteca disseminate tra Manhattan, il Bronx e Staten Island. La NYPL vuole essere una risorsa per tutti i residenti di questa città sfaccettata e cosmopolita. È accessibile, aperta a tutti ed esemplifica la convinzione americana, profondamente radicata, del diritto degli individui a conoscere ed essere informati. La biblioteca è una delle istituzioni più democratiche d’America: tutte le razze, classi sociali ed etnie sono benvenute e partecipano attivamente alla vita e al funzionamento della biblioteca. La quale ha l’obiettivo di stimolare l’apprendimento, far progredire la conoscenza e rafforzare le comunità.

http://www.youtube.com/watch?v=Ddjnbbjl0kM

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Ha avuto luogo nei giorni scorsi, a Bologna, l’antemprima del film di Lorenzo K. Stanzani : “Secondo lo spirito” sulla  spiritualità del card. Giacomo Lercaro. Il film è nato grazie ad un progetto di fundrising ed ha visto la luce grazie a Lorenzo K. Stanzani .

Il progetto :

https://www.ideaginger.it/progetti/secondo-lo-spirito-un-film-sul-cardinal-giacomo-lercaro.html

 

L’anteprima a Bologna :

Con il regista Lorenzo K.Stanzani, primo a sinistra,  l’assessore alla cultura della Regione E.R.. Massimo Mazzetti, Mons. Matteo Maria Zuppi e il produttore Mauro Bartoli .

Venerdì 4 maggio

ore 21 nell’ambito della festa patronale della parrocchia di S.Domenico Savio in via Andreini 36 Bologna  (ingresso dall’Oratorio)  proiezione del film “SECONDO LO SPIRITO”  sul Cardinale Giacomo Lercaro  .

 A seguire c’è la possibilità di un confronto tra i partecipanti, potendo contare anche sulla presenza del regista Lorenzo K Stanzani.

Arrivando in anticipo si può cenare presso gli stand gastronomici della festa.

 

 

Lorenzo K. Stanzani in una foto sul suo profilo FB

 

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A cosa serve l’utopia
a cura di Chiara Dall’Olio e Daniele De Luigi

Inaugurazione: 27 aprile 2018, ore 18
Periodo mostra: 28 aprile – 22 luglio 2018

Galleria Civica di Modena
Sale superiori, Palazzo Santa Margherita
Corso Canalgrande 103, Modena
In collaborazione con Fotografia Europea, Magnum Photos e Contrasto

Inaugura venerdì 27 aprile 2018 alle ore 18 alla Galleria Civica di Modena la mostra A cosa serve l’utopia, a cura di Chiara Dall’Olio e Daniele De Luigi, prodotta da FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE nell’ambito del festival Fotografia Europea dedicato quest’anno al tema “RIVOLUZIONI. Ribellioni, cambiamenti, utopie.”

Il titolo della mostra è tratto dal paragrafo “Finestra sull’utopia” del volume Parole in cammino di Eduardo Galeano (1940-2015). Lo scrittore uruguaiano descrive l’utopia come un orizzonte mai raggiungibile, che si allontana da noi di tanti passi quanti ne facciamo. Chiedendosi “a cosa serve l’utopia”, si risponde “a camminare”.

Coniato nel Cinquecento da Thomas More, il termine utopia è passato progressivamente nel corso dei secoli a indicare non solo un luogo astratto o irraggiungibile, ma anche un progetto di società possibile, in cui perseguire obiettivi concreti come l’uguaglianza sociale, i diritti universali, la pace mondiale. Le rivoluzioni del Novecento ne hanno delineato una duplice natura: da una parte sogno concreto, speranza nel cambiamento, fiducia nel futuro; dall’altra capovolgimento in distopia, un modello di società che reprime le libertà dell’uomo e lascia un’amara disillusione verso gli ideali infranti o traditi.

La mostra esplora la tensione tra queste due dimensioni attraverso una selezione di fotografie e video di artisti e fotografi italiani e internazionali, provenienti dai patrimoni collezionistici gestiti da FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE e appartenenti alla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e al Comune di Modena/Galleria Civica, nello specifico la Raccolta della Fotografia avviata nel 1991 con la donazione della raccolta dell’artista e fotografo modenese Franco Fontana.

Le opere delle collezioni modenesi sono poste in dialogo con una serie di immagini scelte dagli archivi della Magnum, la prestigiosa agenzia fondata a New York e Parigi nel 1947 da Henri Cartier-Bresson, Robert Capa, George Rodger e David Chim Seymour. Le fotografie Magnum, stampate su grande formato, ritraggono attraverso l’occhio di celebri fotoreporter come Abbas, Bruno Barbey, Ian Berry e Alex Majoli, momenti culminanti di rivolta divenuti iconici nell’immaginario collettivo come il Sessantotto a Parigi e Tokyo, la caduta del Muro di Berlino nel 1989, oppure il movimento per i diritti civili negli Stati Uniti negli anni Sessanta fino alla Primavera araba.

A cosa serve l’utopia istituisce una duplice dialettica: quella tra la ciclica alternanza di costruzione e frantumazione di un ideale, ma anche un dialogo serrato tra immagini create per differenti scopi — le une usate per raccontare a caldo sui media l’attualità politica, le altre per riflettere a freddo su fallimenti e cambiamenti, eredità e prospettive — che dà vita a un confronto tra pratiche fotografiche apparentemente contrastanti eppure profondamente connesse.

Il percorso espositivo inizia con uno scatto emblematico del 1968 in cui studenti parigini, fotografati da Bruno Barbey si passano di mano in mano dei sampietrini. Segue Omaggio ad Artaud di Franco Vaccari che celebra il potere dell’invenzione linguistica di far immaginare ciò che non esiste, e prosegue con alcune immagini evocative dell’utopia comunista: dopo la gigantografia di Lenin fotografata da Mario De Biasi a Leningrado (1972), appare l’immagine creata dal rumeno Josif Király di alcuni ragazzi che nel 2006 passano il tempo libero seduti su una statua abbattuta del leader sovietico. Piazza San Venceslao a Praga nel 1968, fotografata da Ian Berry e gremita di giovani che si ribellavano all’occupazione russa, fa da contraltare alle opere che mostrano la sorte beffarda che subiscono talvolta le icone delle rivoluzioni: è il caso della serie Animal Farm (2007) della ceca Swetlana Heger, che mostra sculture di animali presenti nei parchi di Berlino le quali, secondo le informazioni raccolte dall’artista, sarebbero state realizzate con il bronzo della monumentale statua di Stalin rimossa nel 1961 dalla Karl-Marx-Allee; oppure di Sale of Dictatorship (1997-2000) dello slavo Mladen Stilnović, in cui i ritratti di Tito passano dalle vetrine dei negozi alle bancarelle dei mercatini di memorabilia.

Il percorso prosegue con alcune immagini riferite al Medioriente e ai suoi conflitti mai sanati: da quello iraniano con la rivoluzione khomeinista, testimoniata da uno scatto di Abbas nel 1978 e la rilettura fatta di quegli eventi in Rock, Paper, Scissors (2009) da Jinoos Taghizadeh — che marca l’enorme distanza che separa speranze di cambiamento e realtà — al conflitto israelo-palestinese, evocato dalle torri militari di avvistamento presenti in Cisgiordania che Taysir Batniji ha chiesto di documentare clandestinamente a un fotografo palestinese (2008), fino alle lettere che un detenuto libanese, imprigionato durante l’occupazione israeliana nel Libano meridionale, ha inviato dal carcere ai suoi cari e che Akram Zaatari ha fotografato nel lavoro Books of letters from family and friends (2007). Completa questo gruppo di opere uno scatto di Charles Steele-Perkins che racconta proprio quei disordini del 1982.

La difesa della memoria storica intesa non solo come un omaggio alle vittime delle ingiustizie passate, ma anche come un atto di resistenza contro quelle future, è presente nella ricerca condotta in Cile da Patrick Zachmann sui luoghi teatro dei crimini del regime di Pinochet. Una serie di ritratti (tra gli altri di Francesco Jodice, Luis Poirot, Melina Mulas) incarnano altrettante e diverse forme di resistenza attive e passive, che si oppongono tanto a brutali repressioni quanto a forme di segregazione o controllo sociale in Tibet come in Giappone o in Tunisia. Due fotografie del 1963 di Leonard Freed rappresentano il sogno di uguaglianza del Movimento per i diritti civili in America. Il breve video dell’artista di origini peruviane Ishmael Randall Weeks rende onore, con una poetica metafora, a chi lotta per non cadere. Le opere di Filippo Minelli e del collettivo Zelle Asphaltkultur, pur frutto di azioni artistiche assai differenti (l’innesco di fumogeni colorati in contesti naturali idilliaci il primo, la realizzazione illegale di grafiche di esplosioni su vagoni ferroviari il secondo), sfruttano l’immaginario comune legato ai disordini e alla violenza per riflettere sul senso che esso assume nel mondo contemporaneo. La mostra si chiude con una delle utopie oggi più diffuse, quella pacifista, che proietta sull’intera comunità umana il sogno dell’assenza di conflitto e di una fratellanza universale. Il video di Yael Bartana A Declaration (2006) in cui un uomo a bordo di un’imbarcazione approda su uno scoglio dove campeggia una bandiera israeliana e la sostituisce con un albero di ulivo, sembra indicarci ciò che è necessario per perseguire questo ideale: visionarietà, coraggio, simboli condivisi, poesia.

Galleria Civica di Modena e Fondazione Fotografia Modena fanno parte – insieme a Museo della Figurina – di FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE, istituzione diretta da Diana Baldon e dedicata alla presentazione e alla promozione dell’arte e delle culture visive contemporanee.

Con opere di: Abbas, Bruno Barbey, Yael Bartana, Taysir Batniji, Ian Berry, Fabio Boni, Mario De Biasi, Leonard Freed, Paula Haro Poniatowska, Swetlana Heger, Alejandro Hoppe, Jorge Ianiszewski, Francesco Jodice, Iosif Király, Alex Majoli, Filippo Minelli, Daido Moriyama, Melina Mulas, Oscar Navarro, Ulises Nilo, Luis Poirot, Mark Power, Ishmael Randall Weeks, Aldo Soligno, Chris Steele-Perkins, Mladen Stilinović, Jinoos Taghizadeh, Franco Vaccari, Pedro Valtierra, Akram Zaatari, Patrick Zachmann, Zelle Asphaltkultur.

 

biglietti :
intero 6 €
ridotto 4 €
– per gruppi di almeno 10 persone con prenotazione, studenti certificati dai 18 ai 26 anni, guide turistiche con tesserino in corso di validità, abbonati Trenitalia (abbonamento regionale Emilia Romagna annuale, mensile, settimanale), soci Coop Alleanza 3.0, iscritti FAI, soci Touring Club Italiano con accompagnatore, abbonati stagione teatrale del Teatro Comunale di Modena ed Emilia Romagna Teatro, possessori youngERcard
– a fronte della presentazione del biglietto di ingresso a Fotografia Europea

Con il biglietto di ingresso alla mostra A cosa serve l’utopia si potrà usufruire di una riduzione del biglietto di ingresso a Fotografia Europea, da 15 € a 12 €

gratuito
under 18 e over 65, disabili con accompagnatore, scuole: classi di ogni ordine e grado accreditati e accompagnati dal rispettivo docente, studenti certificati della scuola di alta formazione di Fondazione Fotografia, giornalisti accreditati o con tesserino in corso di validità, tesserati AMACI, tesserati ICOM, il primo accompagnatore di un bambino sotto i 10 anni

ingresso libero
ogni prima domenica del mese (iniziativa Mibact #domenicalmuseo)
19 maggio in occasione della Notte Europea dei Musei (ore 19-24)

Da aprile a luglio 2018 col biglietto cumulativo da 6 € è possibile visitare tutte le mostre organizzate da FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE.

servizi educativi

visite guidate
durante l’orario di mostra rientrano nel costo del biglietto (cumulativo o singolo) valido per accedere alla mostra e non prevedono costi aggiuntivi

laboratori didattici
per bambini fino ai 10 anni (con un accompagnatore adulto) sono gratuiti. I laboratori per le scuole, svolti anche fuori dall’orario di mostra, sono gratuiti

eventi collaterali
rientrano nel costo del biglietto (cumulativo o singolo) valido per accedere alla mostra
Immagine in home: Mladen Stilinović, Sale of Dictatorship, 1977-2000, Stampa a getto d’inchiostro, 18 x 28 cm © l’artista. Courtesy Fondazione Cassa di Risparmio di Modena

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Giovedì 26 aprile 2018, ore 18

I primi 50 anni di Sturmtruppen tra memoria e avanguardie

Galleria Civica di Modena

Palazzo Santa Margherita, Sala grande

Ingresso gratuito

 

Giovedì 26 aprile 2018, alle ore 18, nell’ambito della mostra Ad Reinhardt. Arte + Satira a cura di Diana Baldon, la Sala grande di Palazzo Santa Margherita ospita I primi 50 anni di Sturmtruppen tra memoria e avanguardie, un incontro con Sofia Bonvicini, Stefano Bulgarelli, Clod, Guido De Maria e Tuono Pettinato, moderata da Claudio Varetto.

 

A quasi cinquant’anni dalla creazione della prima striscia, l’appuntamento ripercorre la storia di Sturmtruppen, il celebre ciclo a fumetti di Bonvi (alias Franco Bonvicini, Modena 1941 – Bologna, 1995) divenuto, in tutto il mondo, sinonimo per eccellenza della satira antimilitare. Spesso caratterizzata da un umorismo anche feroce, la serie non mostra alcun segno del tempo per la critica rivolta al sistema gerarchico e alla follia della guerra, ancora di grandissima attualità.

 

L’incontro si pone come tributo all’universo di Bonvi e del suo Sturmtruppen, analizzando il passato e immaginando il futuro. Intervengono Guido De Maria, regista e amico di Bonvi, eClod, storico collaboratore del cartoonist, che racconteranno aneddoti di quel periodo che vide la nascita dell’esercito più esilarante al mondo, con l’apporto critico di Stefano Bulgarelli (Museo Civico d’Arte di Modena), di Sofia Bonvicini (figlia dell’artista e art director del Gruppo Eredi Bonvicini) e Tuono Pettinato (celebre cartoonist), i quali approfondiranno la dimensione contemporanea del conflitto bellico nell’ambito delle illustrazioni e del fumetto, immaginando una nuova vita di Sturmtruppen fuori dalla dimensione fisica delle trincee, argomento oggetto di un recente Workshop presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Modera la conversazione Claudio Varetto, agente editoriale del gruppo Eredi Bonvicini dal 2014, in qualità di esperto e memoria storica di Bonvi.

Evento realizzato nell’ambito della mostra Ad Reinhardt. Arte + Satira (Galleria Civica di Modena, fino al 20 maggio) e organizzato in collaborazione con il Gruppo Eredi Bonvicini e Museo Civico d’Arte di Modena.

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Liberazione di Bologna del 21 aprile 1945

sono lieta di condividere queste immagini di cui si ignorava l’esistenza  dell’assessore alla cultura del Comune di Bologna, Matteo Lepore, dove i partigiani , durante la liberazione di Bologna il 21 aprile 1945, e indossano le tute blu , come quelle degli operai.
La rivelazione è stata fatta dal Sindaco di Bologna, Virginio Merola, che ha ricevuto questa importante documentazione dalla dott.ssa Giulia Zamagni, direttrice del CUBO.
Nelle foto in bianco e nero nessuno aveva fatto caso all’uniformità delle divise, con il colore si è potuto evidenziare il documento.
Una bellissima postuma sorpresa avere avuto sotto gli occhi le immagini e averle comprese ora.
La fotografia ha una magia senza tempo.

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Inaugurazione: 27 aprile 2018, ore 18
Periodo mostra: 28 aprile – 22 luglio 2018

Galleria Civica di Modena
Sale superiori, Palazzo Santa Margherita
Corso Canalgrande 103, Modena

Inaugura venerdì 27 aprile 2018 alle ore 18 alla Galleria Civica di Modena la mostra A cosa serve l’utopia, a cura di Chiara Dall’Olio e Daniele De Luigi, prodotta da FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE nell’ambito del festival Fotografia Europea dedicato quest’anno al tema “RIVOLUZIONI. Ribellioni, cambiamenti, utopie.”

Il titolo della mostra è tratto dal paragrafo “Finestra sull’utopia” del volume Parole in cammino di Eduardo Galeano (1940-2015). Lo scrittore uruguaiano descrive l’utopia come un orizzonte mai raggiungibile, che si allontana da noi di tanti passi quanti ne facciamo. Chiedendosi “a cosa serve l’utopia”, si risponde “a camminare”.

Coniato nel Cinquecento da Thomas More, il termine utopia è passato progressivamente nel corso dei secoli a indicare non solo un luogo astratto o irraggiungibile, ma anche un progetto di società possibile, in cui perseguire obiettivi concreti come l’uguaglianza sociale, i diritti universali, la pace mondiale. Le rivoluzioni del Novecento ne hanno delineato una duplice natura: da una parte sogno concreto, speranza nel cambiamento, fiducia nel futuro; dall’altra capovolgimento in distopia, un modello di società che reprime le libertà dell’uomo e lascia un’amara disillusione verso gli ideali infranti o traditi.

La mostra esplora la tensione tra queste due dimensioni attraverso una selezione di fotografie e video di artisti e fotografi italiani e internazionali, provenienti dai patrimoni collezionistici gestiti da FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE e appartenenti alla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e al Comune di Modena/Galleria Civica, nello specifico la Raccolta della Fotografia avviata nel 1991 con la donazione della raccolta dell’artista e fotografo modenese Franco Fontana.

Le opere delle collezioni modenesi sono poste in dialogo con una serie di immagini scelte dagli archivi della Magnum, la prestigiosa agenzia fondata a New York e Parigi nel 1947 da Henri Cartier-Bresson, Robert Capa, George Rodger e David Chim Seymour. Le fotografie Magnum, stampate su grande formato, ritraggono attraverso l’occhio di celebri fotoreporter come Abbas, Bruno Barbey, Ian Berry e Alex Majoli, momenti culminanti di rivolta divenuti iconici nell’immaginario collettivo come il Sessantotto a Parigi e Tokyo, la caduta del Muro di Berlino nel 1989, oppure il movimento per i diritti civili negli Stati Uniti negli anni Sessanta fino alla Primavera araba.

A cosa serve l’utopia istituisce una duplice dialettica: quella tra la ciclica alternanza di costruzione e frantumazione di un ideale, ma anche un dialogo serrato tra immagini create per differenti scopi — le une usate per raccontare a caldo sui media l’attualità politica, le altre per riflettere a freddo su fallimenti e cambiamenti, eredità e prospettive — che dà vita a un confronto tra pratiche fotografiche apparentemente contrastanti eppure profondamente connesse.

Il percorso espositivo inizia con uno scatto emblematico del 1968 in cui studenti parigini, fotografati da Bruno Barbey si passano di mano in mano dei sampietrini. Segue Omaggio ad Artaud di Franco Vaccari che celebra il potere dell’invenzione linguistica di far immaginare ciò che non esiste, e prosegue con alcune immagini evocative dell’utopia comunista: dopo la gigantografia di Lenin fotografata da Mario De Biasi a Leningrado (1972), appare l’immagine creata dal rumeno Josif Király di alcuni ragazzi che nel 2006 passano il tempo libero seduti su una statua abbattuta del leader sovietico. Piazza San Venceslao a Praga nel 1968, fotografata da Ian Berry e gremita di giovani che si ribellavano all’occupazione russa, fa da contraltare alle opere che mostrano la sorte beffarda che subiscono talvolta le icone delle rivoluzioni: è il caso della serie Animal Farm (2007) della ceca Swetlana Heger, che mostra sculture di animali presenti nei parchi di Berlino le quali, secondo le informazioni raccolte dall’artista, sarebbero state realizzate con il bronzo della monumentale statua di Stalin rimossa nel 1961 dalla Karl-Marx-Allee; oppure di Sale of Dictatorship (1997-2000) dello slavo Mladen Stilnović, in cui i ritratti di Tito passano dalle vetrine dei negozi alle bancarelle dei mercatini di memorabilia.

Il percorso prosegue con alcune immagini riferite al Medioriente e ai suoi conflitti mai sanati: da quello iraniano con la rivoluzione khomeinista, testimoniata da uno scatto di Abbas nel 1978 e la rilettura fatta di quegli eventi in Rock, Paper, Scissors (2009) da Jinoos Taghizadeh — che marca l’enorme distanza che separa speranze di cambiamento e realtà — al conflitto israelo-palestinese, evocato dalle torri militari di avvistamento presenti in Cisgiordania che Taysir Batniji ha chiesto di documentare clandestinamente a un fotografo palestinese (2008), fino alle lettere che un detenuto libanese, imprigionato durante l’occupazione israeliana nel Libano meridionale, ha inviato dal carcere ai suoi cari e che Akram Zaatari ha fotografato nel lavoro Books of letters from family and friends (2007). Completa questo gruppo di opere uno scatto di Charles Steele-Perkins che racconta proprio quei disordini del 1982.

La difesa della memoria storica intesa non solo come un omaggio alle vittime delle ingiustizie passate, ma anche come un atto di resistenza contro quelle future, è presente nella ricerca condotta in Cile da Patrick Zachmann sui luoghi teatro dei crimini del regime di Pinochet. Una serie di ritratti (tra gli altri di Francesco Jodice, Luis Poirot, Melina Mulas) incarnano altrettante e diverse forme di resistenza attive e passive, che si oppongono tanto a brutali repressioni quanto a forme di segregazione o controllo sociale in Tibet come in Giappone o in Tunisia. Due fotografie del 1963 di Leonard Freed rappresentano il sogno di uguaglianza del Movimento per i diritti civili in America. Il breve video dell’artista di origini peruviane Ishmael Randall Weeks rende onore, con una poetica metafora, a chi lotta per non cadere. Le opere di Filippo Minelli e del collettivo Zelle Asphaltkultur, pur frutto di azioni artistiche assai differenti (l’innesco di fumogeni colorati in contesti naturali idilliaci il primo, la realizzazione illegale di grafiche di esplosioni su vagoni ferroviari il secondo), sfruttano l’immaginario comune legato ai disordini e alla violenza per riflettere sul senso che esso assume nel mondo contemporaneo. La mostra si chiude con una delle utopie oggi più diffuse, quella pacifista, che proietta sull’intera comunità umana il sogno dell’assenza di conflitto e di una fratellanza universale. Il video di Yael Bartana A Declaration (2006) in cui un uomo a bordo di un’imbarcazione approda su uno scoglio dove campeggia una bandiera israeliana e la sostituisce con un albero di ulivo, sembra indicarci ciò che è necessario per perseguire questo ideale: visionarietà, coraggio, simboli condivisi, poesia.

Galleria Civica di Modena e Fondazione Fotografia Modena fanno parte – insieme a Museo della Figurina – di FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE, istituzione diretta da Diana Baldon e dedicata alla presentazione e alla promozione dell’arte e delle culture visive contemporanee.

Con opere di: Abbas, Bruno Barbey, Yael Bartana, Taysir Batniji, Ian Berry, Fabio Boni, Mario De Biasi, Leonard Freed, Paula Haro Poniatowska, Swetlana Heger, Alejandro Hoppe, Jorge Ianiszewski, Francesco Jodice, Iosif Király, Alex Majoli, Filippo Minelli, Daido Moriyama, Melina Mulas, Oscar Navarro, Ulises Nilo, Luis Poirot, Mark Power, Ishmael Randall Weeks, Aldo Soligno, Chris Steele-Perkins, Mladen Stilinović, Jinoos Taghizadeh, Franco Vaccari, Pedro Valtierra, Akram Zaatari, Patrick Zachmann, Zelle Asphaltkultur.

biglietti

intero 6 €

ridotto 4 €
– per gruppi di almeno 10 persone con prenotazione, studenti certificati dai 18 ai 26 anni, guide turistiche con tesserino in corso di validità, abbonati Trenitalia (abbonamento regionale Emilia Romagna annuale, mensile, settimanale), soci Coop Alleanza 3.0, iscritti FAI, soci Touring Club Italiano con accompagnatore, abbonati stagione teatrale del Teatro Comunale di Modena ed Emilia Romagna Teatro, possessori youngERcard
– a fronte della presentazione del biglietto di ingresso a Fotografia Europea

Con il biglietto di ingresso alla mostra A cosa serve l’utopia si potrà usufruire di una riduzione del biglietto di ingresso a Fotografia Europea, da 15 € a 12 €

gratuito
under 18 e over 65, disabili con accompagnatore, scuole: classi di ogni ordine e grado accreditati e accompagnati dal rispettivo docente, studenti certificati della scuola di alta formazione di Fondazione Fotografia, giornalisti accreditati o con tesserino in corso di validità, tesserati AMACI, tesserati ICOM, il primo accompagnatore di un bambino sotto i 10 anni

ingresso libero
ogni prima domenica del mese (iniziativa Mibact #domenicalmuseo)
19 maggio in occasione della Notte Europea dei Musei (ore 19-24)

servizi educativi

visite guidate
durante l’orario di mostra rientrano nel costo del biglietto (cumulativo o singolo) valido per accedere alla mostra e non prevedono costi aggiuntivi

laboratori didattici
per bambini fino ai 10 anni (con un accompagnatore adulto) sono gratuiti. I laboratori per le scuole, svolti anche fuori dall’orario di mostra, sono gratuiti

eventi collaterali
rientrano nel costo del biglietto (cumulativo o singolo) valido per accedere alla mostra
Immagine in home: Mladen Stilinović, Sale of Dictatorship, 1977-2000, Stampa a getto d’inchiostro, 18 x 28 cm © l’artista. Courtesy Fondazione Cassa di Risparmio di Modena

Tipo di evento
Mostra
Periodo
28/04/2018 al
22/07/2018
Sede
Palazzo Santa Margherita
Inaugurazione
27 aprile 2018, ore 18
A cura di
Chiara Dall’Olio e Daniele De Luigi
Organizzazione e produzione
Fondazione Modena Arti Visive-Galleria Civica di Modena in collaborazione con Fotografia Europea, Magnum Photos e Contrasto
Orari
Mercoledì-venerdì, 10.30-13 / 16-19
Sabato, domenica e festivi, 10.30-19
Ingresso

Informazioni
tel. +39 059 2032911/2032940 – fax +39 059 2032932
http://www.galleriacivicadimodena.it
Ufficio Stampa
Irene Guzman
T. +39 349 1250956
Email i.guzman@fmav.org

https://www.comune.modena.it/galleria 

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